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UNICEF e "Un Ponte per..." insieme per i bambini del Libano

I bambini della scuola di Ersall, una delle 20 dove UNICEF e “Un ponte per…” promuovono attività educative, accolgono la delegazione italiana con uno spettacolo sui temi del rispetto dell'ambiente. ©Ada Lombardi UNICEF Italia
I bambini della scuola di Ersall, una delle 20 dove UNICEF e “Un ponte per…” promuovono attività educative, accolgono la delegazione italiana con uno spettacolo sui temi del rispetto dell'ambiente. ©Ada Lombardi UNICEF Italia

Ridurre i tassi di abbandono scolastico, migliorare le condizioni di vita e di crescita di circa 2.000 bambini libanesi di 17 scuole elementari e medie, con il coinvolgimento di 225 giovani volontari (tra i 15 ed i 25 anni) e circa 150 genitori.

Sono questi i numeri del progetto Farah Lebanon condotto nel periodo 2007- 2010 dall'organizzazione non governativa italiana "Un ponte per…" nella valle della Beqaa (Libano orientale), nell’ambito del programma “Adotta una scuola” dell’UNICEF, in partnership con le associazioni locali ARCPA/Al-Jana e Permanent Peace Movement.

I risultati verranno mostrati questa mattina alla delegazione dell’UNICEF Italia nell’ambito della missione in corso in questi giorni in Libano.

A partire dal dicembre del 2007 "Un ponte per..."  ha lavorato in 17 scuole pubbliche di altrettanti villaggi della Beqaa, con l’obiettivo di promuovere il ruolo della scuola pubblica e rafforzare la capacità e la partecipazione delle comunità locali nella creazione di un spazi interamente dedicati ai più piccoli, con l'obiettivo contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, migliorare la qualità dell’istruzione e far fronte ai bisogni dei bambini da un punto di vista psicologico e sanitario.

Questo progetto è stato un “laboratorio” che ha permesso ai bambini di esprimersi per imparare a crescere con il gioco e con lo sport, in una zona rurale dove la scuola rappresenta l’unico luogo di coesione tra le generazioni e le classi sociali.

Un Ponte per… ha promosso lo sviluppo di attività ricreative nelle scuole attraverso la creazione di associazioni di volontariato specializzate nel settore educativo, che diventeranno garanti della futura sostenibilità del progetto.

Tra gli interventi realizzati, oltre a diverse attività sportive, come la partecipazione alla maratona di Beirut, spiccano attività ricreative ed artistiche nelle scuole, campi estivi, visite culturali.

Tale strategia ha prodotto ottimi risultati rispetto all’obiettivo generale del programma UNICEF “Adotta una scuola”, soprattutto per quanto riguarda la componente dei diritti dei bambini, assicurando loro il diritto alla partecipazione, al riposo, al gioco e alla cultura, e contribuendo così a ridurre il fenomeno dell’abbandono scolastico.

Se si escludono alcune zone, in Libano non esiste un programma di politiche pubbliche volte a garantire il diritto all’infanzia, e i più piccoli hanno ben poche possibilità di essere coinvolti nella costruzione del mondo che li circonda.

Per quanto riguarda il diritto all’istruzione, dal 1955 il governo libanese garantisce l’accesso gratuito e universale alla scuola primaria, ma in molte aree del Paese la mancanza di un coordinamento fra i diversi organi istituzionali e l’assenza di un ruolo effettivo dello Stato rendono poco efficace questo provvedimento.

Di fatto un gran numero di minori, spesso emarginati e discriminati per la povertà delle loro famiglie, non possono iscriversi a scuola oppure, sono costretti a ritirarsi perché devono contribuire al sostentamento della famiglia.

Di qui l’alto tasso di abbandono scolastico, soprattutto nelle zone rurali, dove alcuni istituti scolastici rischiano addirittura di dover chiudere per “mancanza” di studenti.

Molte regioni del Paese, come la Beqaa, sono tuttora escluse dai programmi di risanamento in campo socio-economico e per questo persistono problemi legati alla carenza di infrastrutture, alla scarsa qualità dell’istruzione e dei servizi socio-sanitari.

A questo va aggiunto che il livello di consapevolezza rispetto ai diritti dei bambini è veramente basso e spesso le punizioni corporali da parte di genitori e insegnanti sono socialmente accettate.

Con il progetto Farah Lebanon Un ponte per… ha colto l’opportunità di migliorare le condizioni di vita e di crescita di molti bambini.