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Progetto "Diritto all'istruzione per i bambini svantaggiati"

Uno sguardo sui palestinesi del Libano

Una strada del campo profughi di Burj el barajni. ©Ada Lombardi/UNICEF Italia/2010
Una strada del campo profughi di Burj el barajni. ©Ada Lombardi/UNICEF Italia/2010

La metà circa dei palestinesi in Libano ha meno di 18 anni.
Nel 1948, alla costituzione dello Stato di Israele, circa 130.000 palestinesi si rifugiarono in Libano. Di questi, 106.800 vennero registrati nel censimento del 1950 condotto da Croce Rossa e UNRWA, l’agenzia ONU per i palestinesi.

Quelli non emigrati, e i loro discendenti, formano i 422 mila profughi palestinesi oggi registrati in Libano, che godono di alcuni servizi scolastici, sanitari e sociali forniti dall’UNRWA e hanno un lasciapassare quinquennale rinnovabile.

Altri 25.000 circa non vennero registrati, e oggi loro e i loro discendenti (in totale circa 40-50.000 persone) non beneficiano di assistenza UNRWA e hanno solo un lasciapassare annuale. C’è infine un gruppo di circa 5.000 palestinesi rifugiatisi in Libano dopo il conflitto del 1967, privi di qualsiasi documento d’identità e assistenza.

Nei campi profughi ora vivono anche, insieme ai palestinesi, molti tra gli emarginati del Libano: persone provenienti dalle Filippine e dal Bangladesh, gente che lavora in nero per poche lire e solo qui trova rifugio. In alcuni campi, il 5-10% della popolazione non è palestinese.

I profughi palestinesi sono nel corso degli anni diventati sempre più poveri ed emarginati. Il governo del Libano richiede reciprocità tra gli Stati, nella concessione dei diritti ai residenti stranieri. Privi di uno Stato, i profughi palestinesi in Libano hanno quindi un accesso molto limitato alla previdenza pubblica, ai servizi sociali e all'istruzione.

Anche se una legge è stata approvata nel luglio del 2010 e la situazione, in teoria, è migliorata, di fatto non possono esercitare gran parte delle professioni civili fuori dai campi, né frequentare le scuole e le università libanesi. Molti di loro lavorano in nero. L’11,5% delle famiglie hanno un capofamiglia donna e vivono in estrema povertà.

I palestinesi rappresentano il 10% più povero nel microcosmo libanese multi-strato, dove ricchezze ostentate convivono con miserie estreme. Chi poteva è emigrato verso gli USA o lavora nei paesi del Golfo.
Il 53% dei palestinesi registrati in Libano continua a vivere nei campi profughi, sovraffollati (in media 90.000 abitanti per kmq) e senza spazio per le nuove costruzioni.

I campi profughi del Sud sono difficili e inadeguati rispetto alla crescita dei bambini, a causa dell’insicurezza permanente, ma i più sovraffollati sono quelli intorno a Beirut, per l’impossibilità di costruire al di fuori del perimetro originario, che ha costretto gli abitanti a far fronte alla crescita demografica costruendo nelle strade, divenute vicoli larghi anche meno di un metro, e sopraelevando a dismisura.

Acqua (quando c’è per lo più viene attinta a cisterne di plastica) e luce corrono su condutture sospese le une sulle altre, con frequenti perdite e corti circuiti, che solo a Burj El Barajneh uccidono ogni anno una dozzina di persone. L’odore delle fogne a cielo aperto regna ovunque.