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Si chiude la Consulta nazionale Younicef, programmate le attività 2011
6 dicembre 2010

“Mettiti in rilievo. La rete c'è... e siamo noi”. È stato questo il leit motiv che ha guidato la seconda Consulta Nazionale di Younicef, il movimento dei giovani volontari dell'UNICEF Italia.

Riuniti presso l’Istituto Superiore Antincendi (ISA), gentilmente offerto dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco - Ambasciatori UNICEF – a Roma nei giorni 26, 27 e 28 novembre, 50 ragazzi e ragazze provenienti da oltre 40 Comitati provinciali dell’UNICEF hanno vissuto un clima di entusiasmo, curiosità e confronto tra nuove amicizie, incontri di formazione, lavori di gruppo e giochi, elaborando nuove attività per il 2011.

Tra i temi affrontati attraverso le attività laboratoriali: la centralità dell’individuo e le dinamiche di gruppo, la comunicazione fatta dagli stessi ragazzi attraverso testo, foto, video e vignette, attività di sensibilizzazione sociale tramite un flashmob e la forza del contenuto e del marchio Younicef.

Tutto perché UNICEF possa diventare “l’organizzazione più attraente per chi desidera fare volontariato”, come ha spiegato Davide Cavazza, responsabile per l'area Volontari.

Sono intervenuti numerosi rappresentanti del mondo UNICEF e professionisti, come Davide Cavazza, Chiara Ricci, Marta Fiasco, Enrico Noviello, Susanna Gallo, Paulo Lima, Mimí de Maio e Roberto Barone.

Fra le tante, eloquenti frasi del "diario di bordo" di questa seconda riunione della Consulta, una può essere la giusta sintesi di questi tre giorni di lavoro: ”Sono felice di far parte di questa grande rete di giovani! Non dimenticherò quello che mi avete dato… e che continuate a darmi!”.

É vero. La rete  c'è, è attiva e raduna già circa 500 ragazzi e ragazze in tutte le regioni d'Italia.

Guarda le immagini della Consulta Younicef (link a Flickr)

 

Le voci dei volontari

Francesco, Lecce

Io vengo alla consulta... per indicibile passione

per indomito spirito comunitario

per programmazione partecipata

per condivisione esperienziale

per intrepida comunicazione

ma soprattutto per un'autorevole motivazione

perché tutti quanti noi siamo il futuro... ovvero Younicef

 

Lisa, Treviso

Facce amiche e facce stanche. L’entusiasmo ancora non sopito di sapere che c’è qualcuno che crede in te e che in te vede il futuro, almeno a parole. [...] Opinioni, confronti e misteri animano la discussione fino alle tre di notte tra risate e scetticismi. Perché al di fuori delle attività programmate c’è spazio anche per questo. Per chi ha voglia di condividere. Perché Younicef è anche questo.

 

Simone, Cagliari

Condividere è stata la parola chiave di questa Consulta, ma il suo significato è spesso sottinteso. Paulo ci ha spiegato proprio questo. Solo la condivisione ci consente di dar realmente vita a qualcosa, sia come Younicef che come persone e l’unico modo per condividere è comunicare.
La comunicazione è sempre più varia e veloce, ma anche sedersi intorno al tavolo e bere una bibita con un amico è una buona occasione per farlo. In questo momento abbiamo così tanti strumenti che ci consentono la comunicazione che ognuno di noi rappresenta una singola parte della rete globale dell’informazione.
Cellulare, Facebook, Flickr, Twitter e tanti altri ci consentono di abbandonare le limitazioni fisiche e ci fanno assistere a realtà così distanti che altrimenti ci sarebbero ignote. In questo scenario, dove tutti possiamo conoscere tutti, dobbiamo imparare anche a convivere e gestire le altre persone con cui ci rapportiamo. Susanna Gallo ci ha fatto capire che, in ognuno di noi, esistono diverse parti: il nostro “Io bambino”, l’istinto e il nostro “Io genitore” che rappresenta le regole e la responsabilità e della loro mescolanza nasce l’”Io adulto” che ci consente di stare con gli altri e di interagire con essi per il raggiungimento degli obiettivi, dal più semplice al più grandioso.

 

Domenico, Milano

Per terra, tutti attorno ad un cerchio, Abdul ("Abi"), Michele, Anna, Chiara ed Emanuela, insieme a noi ed una sola parola d'ordine: condivisione. Inizia Abdul, ci parla della sua partecipazione al progetto "Operazione Ghana". Abi  è di origini ghanesi ma vive ormai da molti anni a Modena.
Poi procede Anna che ci racconta del suo periodo di tre mesi in Ciad, la sua esperienza di giovane volontaria sul campo: Anna ci ha fatto tastare con mano qual'è il lavoro che UNICEF fa direttamente nei paesi in cui opera, mostrandoci l'attività di un programma mirato a contrastare la malnutrizione infantile e migliorare lo stato di salute dei bambini.
Dopo è la volta di Michele, con la sua avventura in Mozambico attraverso Calimbo, ONG nata da un progetto in cui lui e alcuni suoi compagni hanno partecipato ai tempi del liceo, ancor prima che lui diventasse volontario UNICEF. Commovente, a tratti sorprendente... ma anche crudo, quanto basta per darti la giusta dimensione delle cose.
Dalle foto di lui avvolto da bambini che lo usano quasi come un giocattolo, alla discarica di Maputo, "l'inferno" dove qualcuno addirittura ci abita e ci gioca... tutta un'esperienza tra gioie e dolori, breve ma intensa.
Infine il balzo in Brasile: Chiara ed Emanuela sono state ospiti di Viraçao Educomunicação, partner di UNICEF nel progetto "Plataforma dos Centros Urbanos" che ha coinvolto 100 adolescenti di 60 comunità nella periferia di San Paolo. Il loro racconto ci mostra le contraddizioni di alcuni luoghi dove una grande ricchezza affianca povertà e degrado.
Ed eccoci di ritorno, come spesso accade con le valigie più piene dell'andata... più piene di immagini, parole, emozioni e motivazioni lasciateci dai "ragazzi sul campo".
Questi doni sono solo per noi? Risposta in teoria è scontata se il nostro obbiettivo è condividere, aprirci, essere in movimento.



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