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Progetto: ''8 Paesi africani: contro la mortalità infantile''

Lotta_mortalita_8paesi_africa
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Otto paesi africani in lotta contro la mortalità infantile
La mortalità infantile è in calo nel mondo, ma 8,8 milioni di bambini muoiono ancora, ogni anno, per malattie prevenibili o curabili. I progressi compiuti dagli anni 90 hanno portato a un calo del 28% della mortalità infantile, grazie soprattutto alle campagne di vaccinazione di massa contro le malattie infettive. Ma per ridurre drasticamente le morti di bambini occorre sconfiggere polmonite, diarrea e malaria che, combinandosi con la malnutrizione, sono oggi nel mondo le prime tre cause di mortalità sotto i 5 anni. E occorre migliorare l’assistenza alla gravidanza e al parto, per ridurre anche la mortalità neonatale e materna.

2,6 milioni di piccoli muoiono ogni anno solo nei paesi dell’Africa occidentale e centrale. Per questo l’UNICEF ha lanciato nella regione un programma di lotta alla mortalità infantile, la “Strategia accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo della prima infanzia”, basato sulla riattivazione dei centri sanitari nazionali e il miglioramento dei servizi sanitari locali, sulla formazione del personale medico e delle famiglie per le cure di base all’infanzia, e sull’erogazione di un pacchetto integrato di interventi salvavita: assistenza al parto e visite prenatali regolari, campagne di vaccinazione, distribuzione di zanzariere impregnate di insetticida, somministrazione di sale iodato, vitamina A, integratori contro l’anemia, terapie di reidratazione orale e forniture mediche essenziali.

Il programma sostenuto dall’UNICEF Italia si attua in 8 paesi dell’Africa centrale e occidentale: Benin, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Guinea Bissau, Senegal, Togo e, dal 2009, Ciad e Repubblica Centrafricana, con una popolazione totale di 129 milioni di persone, di cui oltre 23 milioni bambini tra 0 e 5 anLa mortalità infantile è in calo nel mondo, ma 8,8 milioni di bambini muoiono ancora, ogni anno, per malattie prevenibili o curabili. I progressi compiuti dagli anni 90 hanno portato a un calo del 28% della mortalità infantile, grazie soprattutto alle campagne di vaccinazione di massa contro le malattie infettive. Ma per ridurre drasticamente le morti di bambini occorre sconfiggere polmonite, diarrea e malaria che, combinandosi con la malnutrizione, sono oggi nel mondo le prime tre cause di mortalità sotto i 5 anni. E occorre migliorare l’assistenza alla gravidanza e al parto, per ridurre anche la mortalità neonatale e materna.

2,6 milioni di piccoli muoiono ogni anno solo nei paesi dell’Africa occidentale e centrale. Per questo l’UNICEF ha lanciato nella regione un programma di lotta alla mortalità infantile, la “Strategia accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo della prima infanzia”, basato sulla riattivazione dei centri sanitari nazionali e il miglioramento dei servizi sanitari locali, sulla formazione del personale medico e delle famiglie per le cure di base all’infanzia, e sull’erogazione di un pacchetto integrato di interventi salvavita: assistenza al parto e visite prenatali regolari, campagne di vaccinazione, distribuzione di zanzariere impregnate di insetticida, somministrazione di sale iodato, vitamina A, integratori contro l’anemia, terapie di reidratazione orale e forniture mediche essenziali.

Il programma sostenuto dall’UNICEF Italia si attua in 8 paesi dell’Africa centrale e occidentale: Benin, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Guinea Bissau, Senegal, Togo e, dal 2009, Ciad e Repubblica Centrafricana, con una popolazione totale di 129 milioni di persone, di cui oltre 23 milioni bambini tra 0 e 5 anni.
L’obiettivo è, in tre anni, una riduzione della mortalità infantile di almeno il 25% negli 8 paesi, con interventi che garantiscano la durata nel tempo dei risultati raggiunti e ulteriori progressi, grazie al rafforzamento delle capacità locali.
In tutti questi paesi povertà e carenza di strutture, unite agli scarsi aiuti internazionali, rendono anzitutto essenziale una buona pianificazione e gestione delle poche risorse disponibili. Per questo – e per garantire continuità a lungo termine ai progetti sanitari per l’infanzia - l’UNICEF sta formando i governi e gli amministratori sanitari locali sull’utilizzo di uno strumento innovativo, messo a punto in collaborazione con la Banca Mondiale: il Marginal Budgeting for Bottlenecks (MBB), traducibile in italiano cocome Pianificazione delle risorse supplementari per superare gli ostacoli.

L’MBB utilizza una serie di indicatori analitici (su disponibilità di farmaci, attrezzature e personale qualificato, accesso ai servizi medici, effettivo utilizzo da parte della popolazione e copertura territoriale dei servizi) per:
1. analizzare gli ostacoli che impediscono un’adeguata assistenza sanitaria all’infanzia;
2. individuare gli interventi più efficaci per superarli;
3.pianificare le priorità d’intervento, spostando velocemente le risorse disponibili dove sono più necessarie.

Nella Fase 1 del progetto è centrale la formazione sulla Pianificazione delle risorse supplementari per il personale dei Ministeri della Sanità e dei partner locali, e si attuano quindi interventi pilota in ciascun paese nei distretti sanitari individuati come prioritari sulla base dei bisogni e criticità. Nella Fase 2 si punta a estendere su scala nazionale, in modo integrato e capillare, gli interventi sperimentati e verificati nella prima fase, e a garantirne la sostenibilità a lungo termine.

Benin

Nella Fase 1 in 4 distretti sanitari prioritari sono stati avviati interventi nei centri medici e nelle comunità locali e familiari, con campagne di vaccinazione integrate con somministrazione di vitamina A, farmaci e micronutrienti; distribuzione di zanzariere, scorte farmaceutiche, materiali di educazione nutrizionale e per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV. Sono stati formati su assistenza e rianimazione neoneonatale medici e paramedici.
Nella Fase 2 gli interventi saranno estesi a tutto il paese, in particolare con: distribuzione a donne incinte e bambini sotto i 5 anni, durante l’assistenza prenatale e le campagne di vaccinazione, di zanzariere impregnate; promozione di buone pratiche familiari per la salute infantile; distribuzione a centri sanitari e comunità locali di vitamina A, sali di reidratazione orale e farmaci antimalaria.

Repubblica Democratica del Congo

Nella Fase 1, oltre a una massiccia fornitura di zanzariere impregnate su scala nazionale a fine 2009, le attività pilota sono concentrate nei 2 distretti sanitari con i tassi di povertà più alti. Sono stati forniti farmaci antimalarici e sali per la terapia di reidratazione orale contro le diarree infantili, bilance per il controllo della crescita e integratori alimentari.
Tra gli interventi della Fase 2: formazione del personale medico e campagne d’informazione e sensibilizzazione sulla salute infantile; nuove iniziative per diffondere le corrette pratiche nutrizionali per bambini e neonati.

Ghana

Nella Fase 1 la “Strategia accelerata” è stata integrata nel piano sanitario nazionale ed è stato siglato un accordo con la Croce Rossa ghanese per formare 5.200 gruppi di sostegno da madre a madre. In 5 regioni del paese con i più alti tassi di povertà e di mortalità materna e infantile, in cui vivono 1,2 milioni di bambini, vengono attuate campagne per promuovere il corretto uso delle zanzariere; la reidratazione orale contro la diarrea; le cure per la polmonite; l’allattamento esclusivo al seno e il lavaggio delle mani col sapone prima dei pasti; la prevenzione della trasmissione madrefiglio dell’HIV/AIDS.
Tra gli interventi della Fase 2: sostegno a 15.000 operatori sanitari per la gestione delle malattie infantili nelle comunità locali; campagne per la promozione delle corrette pratiche di cura dell’infanzia; 32 centri di prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV/AIDS.

Guinea Bissau

Gli interventi previsti dalla Strategia accelerata sono stati avviati già nella Fase 1 su scala nazionale, con particolare attenzione alle zone più remote e isolate.
È stato definito un Piano nazionale di sviluppo sanitario (2009-2013) e sono state lanciate campagne nazionali somministrando vitamina A e farmaci antiparassitari a 230.000 bambini (il 90% della popolazione infantile), vaccinando 216.000 bambini e distribuendo 35.000 zanzariere antimalaria.
Nella Fase 2 verrà potenziato il lavoro capillare nelle comunità locali, tramite team mobili di ostetriche, medici e infermieri, e si potenzierà la formazione del personale sanitario sulla cura delle principali malattie infantili. Verranno installate nuove attrezzature per la catena del freddo dei vaccini, con frigoriferi a batterie solari.

Senegal

Nella Fase 1 gli interventi sono concentrati in 5 regioni con alti tassi di povertà e mortalità, dove vive il 19% della popolazione.
Il governo ha adottato la Strategia accelerata e un nuovo piano per l’assistenza pediatrica contro l’HIV/AIDS nei centri sanitari locali, formando ginecologi e pediatri sulle linee guida per il test rapido per l’AIDS e per la prevenzione della trasmissione madre-figlio. I servizi per l’emergenza ostetrica e l’assistenza pediatrica a livello comunitario sono stati potenziati con attrezzature e formazione del personale. Nella Fase 2 si prevede l’estensione della Strategia accelerata ad altre 3 regioni. Fra gli interventi previsti, fornitura di farmaci e attrezzature, sali di reidratazione orale, zinco, antibiotici, bilance per il controllo del peso dei bambini, bracciali per la misurazione della malnutrizione; formazione degli operatori sanitari di comunità sulla cura di malaria, diarrea e polmonite nei bambini sotto i 5 anni.

Togo


Nella Fase 1 la “Strategia accelerata” è attuata in 3 regioni tra le più povere del paese, in cui vivono oltre la metà dei bambini sotto i 5 anni. È stata inoltre definita una strategia per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV.
È stato creato un manuale per la formazione sulle cure materne e neonatali; sono stati formati operatori sanitari come “formatori dei formatori”. 517.000 bambini 0-5 anni e 103.000 donne incinte sono stati raggiunti con interventi di vaccinazione, prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV e campagne di informazione comunitaria.
Nella Fase 2 si punterà in particolare a consolidare gli interventi nelle comunità locali e a potenziare l’assistenza pediatrica e la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV/AIDS, anche con forniture di farmaci (cotrimoxazolo).

Ciad

Nelle regioni orientali del Ciad si lavorerà per rafforzare e migliorare qualitativamente i servizi di assistenza sanitaria alle popolazioni, nonché ai moltissimi sfollati e profughi presenti nell’area per effetto della crisi nel vicino Darfur.
Nelle regioni meridionali del paese, gli interventi sanitari e nutrizionali saranno concentrati nelle regioni prive di servizi e punteranno a migliorare la disponibilità e accessibilità dei servizi maternoinfantili.

Repubblica Centrafricana

Gli interventi in Repubblica Centrafricana saranno incentrati su campagne di promozione delle pratiche familiari essenziali per lo sviluppo sano del bambino: allattamento esclusivo al seno, utilizzo di zanzariere impregnate, terapia con sali reidratanti per le diarree, igiene e lavaggio delle mani con sapone, e sulle forniture di materiali, attrezzature e farmaci.

 

Dettaglio degli interventi
Fornitura e distribuzione di farmaci contro la malaria
Fornitura e distribuzione di zanzariere trattate con insetticidi
Fornitura di farmaci e scorte contro HIV/AIDS e tubercolosi
Scorte per le vaccinazioni di routine
Farmaci e scorte mediche di base
Attrezzature per le strutture sanitari
Mezzi di trasporto per la realizzazione delle campagne sanitarie
Campagne di informazione e sensibilizzazione comunitaria
Risorse umane (formazione, salari, incentivi)
Programmazione, coordinamento, supporto tecnico e monitoraggio