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Una storia di lotta al lavoro minorile

©UNICEFITAL/2011/Iacovelli.JPG  Naranjitos, Bermejo. Un precario accampamento al lato delle piantagioni di canna da zucchero. ©UNICEFITAL/2011/Iacovelli.JPG
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Questa intervista è stata realizzata da Valentina Iacovelli, giovane volontaria dell'UNICEF sul campo attualmente in missione in Bolivia per visitare e monitorare i progetti per la protezione dell'infanzia, nei quali la lotta al lavoro minorile è un ambito d'azione prioritario.

Santiago Rodriguez ha 34 anni ed è il segretario esecutivo della federazione di lavoratori della raccolta di canna da zucchero a Bermejo, cittadina di frontiera tra Bolivia e Argentina con una popolazione di 40.000 abitanti, di cui poco meno della metà di età compresa tra 0 e 18 anni e circa 3000 coinvolti in attività lavorative nelle piantagioni di canna da zucchero, una delle peggiori forme di lavoro infantile, secondo la normativa boliviana e internazionale.

E Santiago questa realtà la conosce particolarmente bene perché nelle piantagioni di canna da zucchero ha lavorato per 14 anni della sua vita, cominciando quando di anni ne aveva appena 6.

Anche se sembra una persona estremamente riservata, Santiago accetta di buon grado di rispondere a qualche domanda, non solo per parlare della sua esperienza, ma anche per testimoniare il suo impegno nella lotta al lavoro infantile nella raccolta di canna da zucchero.

Prima ancora di iniziare a raccontare la sua esperienza, mi mostra una profonda cicatrice sulla mano sinistra, segno di un incidente accaduto quando era bambino e nelle piantagioni svolgeva gli stessi compiti assegnati agli adulti: tagliava gli alti arbusti di canna da zucchero con il machete e li assemblava in pesanti fascioni per poi caricarli sui camion.

«Le condizioni di vita e di lavoro erano estremamente dure e non adatte ad un bambino o ad un adolescente: ho patito il freddo, il caldo e la fame nelle piantagioni, essendo sempre esposto a punture di insetti o morsi di vipere», ricorda.

«E ho avuto la possibilità di frequentare la scuola per la prima volta a 9 anni e solo per due anni.» Per questo, con un po' di imbarazzo, confida che non sa scrivere, ma che da quando ne ha avuto la possibilità cerca spazi, più o meno formali, per informarsi e formarsi, «perchè l’istruzione ha un valore fondamentale per lo sviluppo di ogni persona».

Oggi Santiago è il Segretario esecutivo della Federazione di lavoratori della canna da zucchero, associazione composta da 13 ex lavoratori che si impegnano a favore dei diritti della persone che lavorano in questo settore. La Federazione, in relazione al lavolo infantile nella canna da zucchero ha una posizione chiara: bambine, bambini e adolescenti non devono lavorare, perché è contrario alla normativa e perché comporta una violazione multipla dei loro diritti fondamentali.

Per questo si realizzano visite negli accampamenti dove si insediano le famiglie che lavorano nei piantagioni di canna da zucchero, con l’obiettivo di sensibilizzare madri e padri di famiglia sull’importanza per bambine, bambini e adolescenti, di frequentare la scuola e di non participare ad attività lavorative pericolose e dannose per il loro sviluppo.

La Federazione, inoltre, è un membro attivo della Sub-Commissione per la eliminazione del lavoro infantile, organo creato dal Ministero del Lavoro con il supporto finanziario e tecnico di UNICEF. Questo organo si pone l’obiettivo di eliminare il lavoro minorile nelle sue peggiori forme attraverso un lavoro intersettoriale e interistituzionale, che mira non solo a garantire che la normativa sia rispettata (ovvero che bambini e bambine minori di 14 anni non lavorino), ma anche che vedano garantito il diritto all’istruzione, all’identità, alla salute, al tempo libero.

 

L’intervento dell'UNICEF: il sistema comunale di protezione

Su questo approccio intersettoriale si basa l’intervento di UNICEF in relazione all’eliminazione del lavoro infantile. Per questo, nel Comune di Bermejo, l'UNICEF sta appoggiando la conformazione di una sistema comunale di protezione dei diritti, che prevede il coinvolgimento e l’articolazione di tutti i servizi del Comune  che hanno tra le loro attribuzioni la protezione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Questo approccio, in relazione alla eliminazione del lavoro infantile, si traduce in una risposta integrale e coordinata che non solo prevede ispezioni negli accampamenti realizzati dal Ministero del Lavoro, per sanzionare quegli impresari che violano la normativa e permettono il lavoro di bambini e bambine minori di 14 anni, ma anche campagne di distribuzione di certificati di nascita e azioni mírate a garantire l’accesso all’istruzione e ai servizi di salute.