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Uniti contro l'AIDS

HIV/AIDS e infanzia

Zambia. Un operatore sanitario esamina le condizioni del piccolo Mwitwa, di 14 mesi. La mamma è sieropositiva e anche il bambino è a rischio - ©UNICEF/NYHQ2010-0849/Nesbitt
Zambia. Un operatore sanitario esamina le condizioni del piccolo Mwitwa, di 14 mesi. La mamma è sieropositiva e anche il bambino è a rischio - ©UNICEF/NYHQ2010-0849/Nesbitt

L’articolo 24 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza stabilisce che tutti i bambini hanno il diritto di godere del miglior stato di salute possibile. L’HIV/AIDS non solo nega questo diritto, ma minaccia direttamente anche i quattro principi fondamentali della Convenzione.

- Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo: l’AIDS è una malattia mortale che chiaramente minaccia il diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino.

- Non discriminazione: a causa dell’ignoranza, della paura e dei pregiudizi ai bambini sieropositivi, o i cui genitori sono affetti da HIV/AIDS, viene negato il diritto all’istruzione, l’accesso ai servizi sanitari e sociali e vengono emarginati dalla comunità di appartenenza. In molte società, la discriminazione di genere rende le ragazze più vulnerabili dei loro coetanei maschi al rischio di contrarre l’HIV. Spesso le ragazze hanno meno possibilità di accesso all’istruzione e ciò gli impedisce di avere le informazioni necessarie alla prevenzione dell’HIV/AIDS. Inoltre il divario di genere per un insieme di fattori fisici, sociali e culturali sottrae alle donne il controllo sulla propria sessualità rendendole più vulnerabili nei confronti del contagio.

- Superiore interesse del bambino/a: in molti paesi i servizi relativi all’HIV/AIDS sono stati pensati per gli adulti, quindi risultano difficilmente accessibili ai più giovani. Per esempio molte strutture non forniscono informazioni adeguate ai giovani e non hanno personale in grado di dialogare con loro. Questo fa si che molti giovani preferiscano non rivolgersi ai centri e non riescano quindi ad avere informazioni necessarie alla prevenzione dell’HIV/AIDS.

- Partecipazione: il bambino ha il diritto di contribuire ad alzare il livello di attenzione sul problema dell’HIV/AIDS, di parlare dell’impatto che l’HIV/AIDS ha avuto sulla sua vita e di partecipare alla stesura di politiche e programmi per la lotta all’HIV/AIDS.

Informazioni chiave


Si stima che nel mondo approssimativamente 2,5 milioni di bambini sotto i 15 anni di età siano sieropositivi. Nel corso del 2009 sono stati circa 370.000 i nuovi contagi da HIV e 260.000 le morti per cause riconducibili all’AIDS tra i bambini sotto i 15 anni di età. La maggior parte di loro contrae il virus dell’HIV durante la gravidanza, al momento del parto o tramite l’allattamento al seno. Circa il 90 % dei bambini sieropositivi vive in Africa sub-sahariana, la regione maggiormente colpita dalla pandemia dell’AIDS.

Stime globali

  • Circa 33,3 milioni di persone sono sieropositive di cui 2,5 milioni sono bambini sotto i 15 anni.
  • Nel 2009 si sono registrati 2,6 milioni di nuovi contagi di cui 370.000 tra bambini sotto i 15 anni.
  • Nel 2009 1,8 milioni di persone sono morte a causa dell’AIDS tra cui 260.000 bambini sotto i 15 anni.



L’UNICEF opera nei seguenti quattro ambiti per rispondere ai bisogni specifici e per promuovere i diritti dei bambini e delle bambine affetti da HIV e AIDS.

Prevenzione della trasmissione da madre a figlio (PMTCT)
Nei Paesi a basso e medio reddito, il 53% delle donne in gravidanza sieropositive ha ricevuto farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione da madre a figlio dell’HIV nel 2009, rispetto al 45% del 2008.
Uno dei progressi più significativi si è ottenuto in Africa orientale e meridionale, dove tale percentuale è salita di 10 punti dal 58% del 2008 al 68% del 2009.

L’eliminazione virtuale della trasmissione da madre a figlio dell’HIV richiede che tutti coloro che ne hanno bisogno abbiano accesso a farmaci antiretrovirali più efficaci. Le barriere alle cure possono essere di natura economica, sociale e culturale;  rompere barriere quali il costo elevato delle cure antenatali, le lunghe attese, la mancanza di mezzi di trasporto per raggiungere i centri di cura per coloro che vivono nelle aree rurali, e lo stigma e la discriminazione nei confronti delle persone sieropositive è di vitale importanza.

Nonostante alcuni Paesi stiano ancora lottando per raggiungere l’accesso universale alle cure, a giugno 2011 si registra che 22 Paesi hanno raggiunto l’obiettivo dell’accesso universale ai servizi per la prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio.

Trattamenti e cure pediatriche per l’HIV

Secondo le ultime stime ogni giorno più di 1.000 bambini nascono con l’HIV. In molti paesi la diagnosi nella prima infanzia è cresciuta in maniera significativa, mentre la copertura di antiretrovirali rimane ancora troppo bassa in molti paesi a basso e medio reddito (attorno al 6%).
L'OMS ha pubblicato anche nuove linee guida per il trattamento con farmaci antiretrovirali di neonati e bambini, aprendo a molti più bambini sieropositivi l'accesso tempestivo alle cure.
Nei paesi a basso e medio reddito, il numero dei bambini sotto i 15 anni che ricevevano i farmaci è salito da 275.300 (2008) a 356.400 nel 2009. Questo significa che un quinto degli 1,27 milioni di bambini che ne hanno bisogno sta ricevendo i farmaci antiretrovirali.
Senza le cure circa la metà dei bambini sieropositivi muore prima del secondo anno di età. Per questo si è resa urgente una campagna globale per la diagnosi tempestiva tra i neonati. La disponibilità dei servizi per la diagnosi tempestiva è cresciuta significativamente in molti Stati, mentre a livello globale rimane ancora bassa (circa il 6% nel 2009). In molte parti del mondo i nuovi contagi da HIV stanno diminuendo o stabilizzandosi.

Prevenire il contagio tra gli adolescenti e i giovani
Anche se il numero dei contagi da HIV sta diminuendo o rimanendo stabile in molte parti del mondo, la conoscenza su come evitare il contagio rimane ancora molto bassa. Nel 2001, 5.7 milioni di giovani di età compresa 15-24 anni erano sieropositivi. Alla fine del 2009 erano 5 milioni. Questa diminuzione è legata a comportamenti e pratiche più sicure. Se un numero maggiore di persone sapesse come proteggersi si potrebbero salvare molte più vite.
I dati disaggregati per sesso, età e regione evidenziano grandi differenze nell’epidemia sia nell’intensità che nelle cause della vulnerabilità.
Le giovani donne ancora portano sulle proprie spalle il peso maggiore dei contagi e in molti paesi le donne corrono il rischio di contagio più alto prima dei 25 anni. A livello mondiale oltre il 60% di tutti i giovani sieropositivi sono donne. In Africa sub-sahariana tale percentuale raggiunge addirittura il 72%.
In Africa sub-sahariana e particolarmente in Africa meridionale, regioni che registrano alti livelli di incidenza dell’HIV, molte giovani donne sono particolarmente vulnerabili all’HIV a causa del contesto di forte dipendenza sociale, culturale ed economica. Questo inibisce la loro predisposizione a cercare sostegno nei propri partner, nelle altre giovani donne e nella comunità per essere sostenute nelle scelte relative alla prevenzione dell’HIV. Stime recenti rivelano che 20 Paesi della stessa regione hanno inciso per il 69% dei nuovi contagi da HIV verificatisi tra i giovani di tutto il mondo nel 2009.
Dove i livelli dell’epidemia sono bassi o concentrati i giovani coinvolti nel mercato del sesso, gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e chi utilizza droghe iniettabili incontrano molteplici barriere strutturali e sociali nell’accesso ai servizi. In tutte le regioni la discriminazione e la violenza di genere sono barriere significative nell’accesso ai servizi e hanno un impatto negativo sull’abilità individuale di esercitare le scelte per la propria protezione.

Protezione, cure e sostegno per i bambini colpiti da HIV e AIDS
Far fronte ai bisogni delle famiglie più marginalizzate e colpite dall’HIV contribuirebbe a risultati più equi nel campo della salute e dello sviluppo. Ridurre le ineguaglianze che guidano l’epidemia, tra le altre le differenze di genere e i livelli di povertà, aiuterebbe a superare le barriere per l’accesso ai farmaci.
La povertà è un fattore chiave che ha un impatto negativo sul benessere dei bambini. Aumenta l’impatto dell’AIDS sui bambini riducendo la capacità delle famiglie di fare fronte ad ulteriori problemi. L’attuale crisi economica, se prolungata, con molte probabilità peggiorerà i risultanti raggiunti nonostante l’impegno compiuto per mitigare l’impatto dell’epidemia dell’AIDS. Si stima che nel 2008 erano circa 17.5 milioni i bambini che avevano perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS di cui 14.1 milioni nella sola Africa sub-sahariana. L’esperienza rivela che nel 2008 poche famiglie tra quelle che si prendevano cura degli orfani e dei bambini vulnerabili ricevevano un sostegno di base dall’esterno: una media del 12 %. Aumentare il sostegno per i bambini colpiti dall’AIDS rimane una priorità urgente.
Una protezione sociale che tenga conto dei bambini è un intervento chiave per raggiungere i bambini affetti da AIDS. Può infatti sostenere le famiglie povere incapaci di fare fronte al crescente numero di bambini vulnerabili a causa dell’HIV e AIDS.
Una protezione sociale integrata può ridurre il rischio di povertà cronica che spesso rende orfani i  bambini, può prevenire forme pericolose di lavoro minorile e altre forme di abuso e può favorire un maggiore accesso alla sanità ed all’istruzione.

Esempi di progetti sul campo
Dal 2006, l’UNICEF Italia sostiene i programmi di lotta all’HIV/AIDS dell’UNICEF in Mozambico, tramite il progetto ‘Proteggere i bambini orfani dell’AIDS’.

Grazie alla generosità dei donatori italiani, nel 2009, l’UNICEF Mozambico ha potuto aprire e sostenere 66 nuovi sportelli di prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV/AIDS, estendere a 209 quelli per le cure antiretrovirali e a 160 i centri d’assistenza ai bambini affetti da AIDS; fornire servizi di consultorio a più di 649.800 donne in gravidanza; garantire cure antiretrovirali a 68.248 donne incinte e 13.505 bambini sieropositivi; fornire un pacchetto di servizi integrati d’assistenza a più di 184.000 orfani dell’AIDS.

Oltre all’assistenza diretta, i fondi stanziati dall’UNICEF Italia hanno permesso di potenziare le capacità del Ministero della Sanità d’erogare servizi di prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus, e del Ministero delle Pari Opportunità e Affari Sociali di gestire i programmi nazionali d’assistenza agli orfani e agli altri bambini vulnerabili per l’HIV/AIDS. I fondi trasferiti grazie al progetto hanno infine permesso di svolgere rilevanti attività di formazione, sia per il personale medico pubblico, sia per quello delle Ong partner e gli attivisti delle comunità locali, coinvolgendo le stesse associazioni formate da persone sieropositive.
 



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