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Protezione dell'infanzia

Tutela delle minoranze

una bambina pakistana
Fahima, di sette anni, una bambina afgana rifugiata in pakistan. Appartiene alla minoranza etnica degli Hazara - ©UNICEF/Pakistan/2008

Le minoranze etniche, ovvero sottogruppi di popolazione che hanno in comune lingua, storia e tradizioni che non coincidono con quelle del gruppo sociale maggioritario che abita nel loro stesso territorio, sono presenti in tutti i continenti.

Siano essi indigeni (originari della terra che abitano, poi occupata da immigrati) o migranti (popolazioni che abitano, temporaneamente o stabilmente, un territorio del quale non sono originari), sono in totale 300 milioni e sono sparsi in 70 paesi del mondo.

Come afferma (art. 2) la Dichiarazione Universale sui Diritti dell'Uomo (1948), il fatto di appartenere a un gruppo etnico, religioso o sociale definito non deve comportare il mancato godimento dei diritti fondamentali.
 
Tuttavia, nella maggior parte dei paesi del mondo il legame tra povertà e minoranza etnica è inscindibile.

Essere parte di una minoranza etnica significa troppo spesso non avere accesso all'istruzione, perché non si comprende la lingua ufficiale del paese, non avere la possibilità di acquistare o possedere terra, non avere una casa né il diritto all'assistenza sanitaria.

Nel suo impegno a favore dei bambini in più di 150 paesi del mondo, l'UNICEF lavora tenendo presente l'art. 30 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, che tutela il diritto del bambino indigeno "ad avere una propria vita culturale, di professare e di praticare la propria religione o di far uso della propria lingua insieme agli altri membri del suo gruppo".

L'azione dell'UNICEF in favore dei bambini appartenenti alle minoranze mira a favorire la nascita di una società interculturale dove le diverse tradizioni e culture dei gruppi presenti dialoghino tra loro e lavorino per l'integrazione.

Istruzione

 
Beatriz, 4 anni, appartenente alla minoranza etnica dei Kkaiowa, nello Stato brasiliano del Mato Grosso
Beatriz, 4 anni, appartenente alla minoranza etnica dei Kkaiowa, nello Stato brasiliano del Mato Grosso - ©UNICEF Brasile/2005/Girade

La lingua rappresenta un legame di forte identità e di trasmissione della cultura e come tale va tutelata.

Nei paesi coloniali di lingua inglese, francese e portoghese, c'è il livello più basso di iscrizione scolastica, perchè i bambini che vengono da zone molto povere rinunciano ad iscriversi a scuola a causa della maggiore difficoltà che hanno nell'apprendimento in una lingua diversa dalla propria.

In India, Nepal, Cile, Cambogia e Malesia l'UNICEF favorisce l'accesso all'istruzione per la popolazione indigena contribuendo la nascita di scuole bilingue, in cui i maestri e i libri di testo comunicano sia in lingua indigena che ufficiale, eliminando così la disparità nell'apprendimento tra i bambini.

L'UNICEF si impegna inoltre per promuovere l'accesso delle bambine indigene all'istruzione.
 
In Romania, in collaborazione con altre organizzazioni non governative, l'UNICEF ha lanciato nel 2004 la campagna "non escludere nessun bambino", con l'obiettivo di combattere la discriminazione contro le bambine rom e di promuovere l'istruzione nel paese.

Nel 2006, a due anni dall'inizio della campagna, hanno beneficiato del progetto circa il 65% dei bambini della minoranza rom.

Protezione

Bambini migranti in Bolivia
Bambini boliviani della minoranza etnica Quechua - ©UNICEF/Alejandro Balaguer

Molto spesso i bambini indigeni, per motivi economici e culturali, sono i primi ad essere impiegati nel lavoro minorile e nei traffici illeciti.

L'UNICEF promuove la responsabilità sociale delle imprese, affinché non impieghino minori al lavoro, e si impegna per per contrastare il traffico e lo sfruttamento sessuale dei minori.

In Bolivia l'UNICEF tutala i bambini migranti, lavoratori stagionali nelle coltivazioni di canna da zucchero, castagne e in quelle illegali di coca.

Partecipazione

Tre bambini
Bambini peruviani appartenenti alla minoranza Ashaninka © UNICEF/Alejandro Balaguer

L'UNICEF si impegna a promuovere occasioni di partecipazione della popolazione indigena, per questo da sostegno a iniziative di condivisione e scambio, come il Forum degli adolescenti Mapuche in Cile e quello della popolazione indigena in Brasile.

Un altro campo di azione è quello della valorizzazione della cultura indigena come una ricchezza fondamentale, la cui memoria, ricostruzione e pratica vengono valorizzati e recuperati, sia attraverso la pubblicazione di libri di testo che attraverso la valorizzazione della tradizione orale.

In Belize L'UNICEF ha sostenuto la pubblicazione della "Storia Orale Maya".