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Dentro il Sahel. Diario di un breve viaggio in attesa della pioggia / 8

Le donne che rendono l'acqua potabile

Tornando verso la capitale Nouakchott, dopo un giorno e mezzo di viaggio ci fermiamo vicino alla città di Aleg, e con 40 km. di sterrata arriviamo al paese di Moundi, accompagnati dal signor Naia, responsabile regionale del ministero per le Risorse idriche e l’Igiene.
 
Ci accoglie il Comitato di donne che da 2 anni ha avviato, tra varie altre iniziative, un programma innovativo per la clorazione dell’acqua. Qui infatti c’è una fonte idrica importante, ma malattie diarroiche e infezioni varie, soprattutto della pelle e degli occhi, erano diffusissime a causa della contaminazione da escrementi, umani e animali. 
 
Dopo una formazione intensiva, condotta dal Ministero con fondi UNICEF, un gruppo di sette donne volontarie ha iniziato a produrre la clorina, e ne ha diffuso l’uso tra la popolazione, facendo anche attiva propaganda per il lavaggio delle mani, la raccolta dei rifiuti, lo scavo di latrine a secco.
 
Ci fanno vedere i manuali, gli stessi usati nel resto del Paese, finanziati e realizzati grazie all’UNICEF, di cui si servono per promuovere pratiche igieniche e sanitarie corrette.
 
Sotto la grande tenda per le riunioni del Comitato, la responsabile del programma, Tislim Mint Ahmed Abed, si lava le mani e procede a una dimostrazione pratica della produzione di clorina: 2 litri d’acqua, 2 misurini di sale iodato, poi s’inserisce una resistenza collegata alla corrente attivando il processo elettrolitico grazie al quale in 2 ore si ottiene la clorina, che va testata con l’apposito reagente e se è il caso, allungata.

Tislim Mint Ahmed Abed mostra come le donne del Comitato locale producono clorina per rendere potabile l’acqua - ©UNICEF Italia/2012/D.Lodi

Tislim Mint Ahmed Abed mostra come le donne del Comitato locale producono clorina per rendere potabile l’acqua - ©UNICEF Italia/2012/D.Lodi

Un litro di clorina viene rivenduto, nel villaggio, all’equivalente di 40 centesimi di euro, un quarto del prezzo di mercato, e basta a una famiglia media (6-8 persone) per almeno 3 giorni, non solo per bere ma anche per cucinare, fare il bucato, lavarsi.
 
Infatti, un bicchiere da tè colmo di clorina è sufficiente a rendere potabili 200 litri d’acqua, e qui non sono abituati a sprecarla.
 
Col ricavato, le donne ricomprano il sale necessario, non ci guadagnano quasi niente ma ne vale la pena: nel villaggio i casi di diarrea sono molto diminuiti, e anche le malattie della pelle. 

Producono 20 litri al giorno, ma per la mancanza di fonti di elettricità in loco devono portare i contenitori ad Aleg o in un altro villaggio a 30 km. di distanza, a dorso di mulo, e lì grazie alla disponibilità di vari negozianti attaccano gli spinotti e completano il processo. 

Certo, se avessero le batterie solari sarebbe tanto lavoro di meno, tanto tempo in più per la famiglia…