Da decenni il Sudan vive una situazione di continui conflitti.
In Darfur, una regione grande quasi due volte l'Italia e formata dai tre Stati (il Darfur Settentrionale, Occidentale e Meridionale), si sta consumando una grave crisi umanitaria che costituisce solo l'ultima variante di una guerra civile che si protrae quasi senza sosta dall'Indipendenza, ottenuta dall'amministrazione coloniale anglo-egiziana nel 1956.
L'origine del conflitto risale alle profonde disuguaglianze lasciate in eredità dall'amministrazione coloniale, con una concentrazione di risorse economiche e poteri decisionali nel nord arabo a scapito del sud abitato da popolazioni africane.
Oggi, mentre il decennale conflitto tra nord e sud sembra giunto a conclusione dopo la firma nel 2005 di un accordo di pace tra il Governo sudanese e il Sudan People's Liberation Army (il principale gruppo ribelle del Sud Sudan), il timore di una spartizione esclusiva del potere tra queste due forze sembra acutizzare le violenze nel Darfur.
Le origini del conflitto nella provincia occidentale del Darfur vanno infatti ricercate nel riassetto di poteri scaturito dal processo di pace tra nord e sud da cui il Darfur è rimasto sostanzialmente escluso, in un contesto in cui si inseriscono le tradizionali tensioni interetniche tra popolazioni africane stanziali e popolazioni di cammellieri nomadi d'origine araba, in un ambito di risorse idriche e agricole profondamente scarse.
Il lungo conflitto tra nord e sud del paese e quello in Darfur hanno causato un massiccio sfollamento di civili, la distruzione delle infrastrutture di base e l'erosione dei meccanismi di sussistenza della popolazione, oltre a una grave e diffusa violazione dei diritti umani.
Gli sfollati sono più di 4 milioni, altre decine di migliaia stanno facendo ritorno verso le proprie terre d'origine nel sud del paese; tutti necessitano assistenza umanitaria immediata.
Allo stato attuale, se l'accordo di pace tra nord e sud offre un'opportunità storica per imprimere una svolta alla gravissima condizione di donne e bambini nel Sudan meridionale, in Darfur la fragile tregua siglata all'inizio del 2005 ha subìto numerosi colpi, con guerra e mancanza di condizioni minime di sicurezza che restano all'origine di una crisi umanitaria che coinvolge direttamente un milione e 400 mila bambini, mentre un altro milione e mezzo vivono isolati in comunità rurali completamente tagliate fuori dagli interventi umanitari, e soffrono di malnutrizione, malattie e violenze.
Nonostante l'accordo di pace, in Sudan la salute e il benessere di donne e bambini non sono, nell'ultimo anno, migliorati. Un'indagine campione sui servizi d'assistenza ostetrica d'emergenza effettuata nel sud Sudan indica che il tasso di mortalità materna potrebbe essere perfino cresciuto rispetto al 2003.
Nel nord del Sudan, inoltre, la pratica diffusa delle mutilazioni genitali femminili contribuisce ad accrescere i rischi sanitari affrontati dalle donne.
Malaria, diarrea e infezioni respiratorie acute continuano a provocare la morte, ogni anno, d'oltre 100.000 bambini sotto i 5 anni d'età.
Agli inizi del 2005 è stata accertata una situazione alimentare grave in numerose aree del paese e si stima che circa 17 milioni di persone non abbiano ancora accesso all'acqua potabile e più di 20 milioni a servizi igienici per lo smaltimento di rifiuti organici.