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Protezione dell'infanzia

Una nuova vita per gli ex bambini soldato

Un bambino ospite del centro dell'UNICEF mostra orgoglioso il suo disegno

Mustafa  si asciuga le lacrime con l’angolo della mimetica verde che ha indossato nell’ultimo anno e mezzo passato nella foresta. E’ stato un bambino soldato, arruolato all’interno di un gruppo armato conosciuto come CPJP.

Mustafa è visibilmente emozionato: una folla di gente si è riunita per assistere al suo rilascio da parte dei gruppi armati. C’è anche suo fratello di 18 anni, che però non andrà con lui ma resterà un soldato. Insieme ad altri sette ragazzi, Mustafa parte per raggiungere il centro di transito gestito dall’UNICEF.

In Repubblica Centroafricana ci sono otto gruppi armati in conflitto tra loro, e in alcune città della parte nord orientale del paese, come N'dele e Akroussoulback, é facile vedere soldati girare armati di granate e fucili mitragliatori Ak-47 come se fossero borse a tracolla.

I bambini sono spinti ad arruolarsi sopratutto per le difficili condizioni economiche e sociali delle famiglie. Per un bambino che entra nei gruppi armati, questi diventano come una famiglia e, nonostante la violenza quotidiana, é difficile pensare ad un'altra vita al di fuori della guerra.

Grazie all’azione di una task force delle Nazioni Unite tre degli otto gruppi armati presenti nel Paese hanno accettato di rilasciare i bambini reclutati.

Nei centri gestiti dall’UNICEF, i ragazzi attendono di poter tornare alle loro famiglie di origine (se rintracciate) oppure presso una famiglia affidataria. Nell’attesa, studiano e imparano un mestiere.

La strada da percorrere per raggiungere il centro di N’dele è lunga: sono tre ore di viaggio in macchina attraverso la foresta, e il percorso è impervio a causa delle piogge incessanti.

Durante il tragitto, Mustafa getta dal finestrino la sua casacca: è finita.

Questa vita fatta di guerra è finita.