Dopo il briefing, con le coordinate assimilate, partiamo per Banda Aceh la parte nord/ovest dell'isola di Sumatra, dove il 26 dicembre 2004 lo tsunami ha raso al suolo migliaia di ettari di territorio.
La prima cosa che vedo è uno spiazzo enorme, circondato da onde di cemento con tre porte d'accesso dove sotto terra sono sepolte migliaia di vittime di quella tragedia.
È una sensazione che provo, più che un impatto visivo, perché è un prato con delle palme, niente di più. Non un monumento, non un memorial, non una fiaccola accesa, ma entrando nello spazio avverto tutto il dramma di quell'evento.
La Siron Mass Grave è la più grande fossa comune di Aceh. Vi si trovano seppellite 46.000 persone. Tutti quanti si cammina più composti e si parla a bassa voce. Solo il pensiero incute un rispetto.
Proseguiamo per il porto di UleeLee fra strade improvvisate, baraccopoli e fogne a cielo aperto, arrivando fino al punto in cui la violenza dello tsunami si è espressa in maniera catastrofica.
In quel punto preciso, per non so quale spiegazione della natura, due enormi onde si sono scontrate con un impatto violentissimo, devastando completamente l'intero villaggio di pescatori che vi risiedevano.
Incredibile come solo dopo quattro anni, grazie anche agli aiuti ricevuti da tutto il mondo, si possano già vedere abitazioni, ponti, moschee e condutture, a testimonianza che la rinascita è un positivo e indistruttibile istinto insito dell'uomo.
Calata ormai la sera, finiamo il tour e rientriamo per una breve presentazione a cura di Jan, Responsabile UNICEF dell'area, sui programmi di intervento in corso.
La giornata termina con una piacevole cena in comune, lasciandoci con l'appuntamento per il giorno successivo.