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Minorenni di origine straniera

Lampedusa, un anno dopo: Mediterraneo mare di morte ancora per troppi bambini

Alcune delle bare allestite per le 365 vittime della tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013
Alcune delle bare allestite per le 365 vittime della tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013

Dichiarazione del Presidente dell'UNICEF Italia, Giacomo Guerrera

3 ottobre 2014 - "Oggi è il giorno del dolore e della commemorazione per le vittime del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Tra le vittime, tanti bambini. 

A un anno da quella tragedia, malgrado gli sforzi portati avanti dall’operazione Mare Nostrum, i naufragi sono continuati ed altri bambini sono morti nel Mar Mediterraneo, divenuto, in questi anni, sempre più un mare di morte e non di speranza per tante persone in cerca di protezione.

Il nostro ringraziamento va ai tanti sindaci – e in primo luogo al primo cittadino di Lampedusa, Giusi Nicolini - ai cittadini e ai giovani che si sono messi a disposizione con passione e dedizione per aiutare i bambini migranti, oltre che alle nostre Forze dell’ordine, che in questi mesi sono  intervenute senza sosta per salvare migliaia di vite umane.

Dobbiamo poter garantire ai migranti un’adeguata accoglienza, a partire da un arrivo in condizioni di sicurezza nel nostro territorio, e a tutti i bambini - in particolare a quelli non accompagnati o separati dai loro genitori e ai richiedenti asilo - protezione e assistenza”.

Tutti i bambini hanno diritto a essere protetti, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, di cui quest’anno ricorre il 25° anniversario, ed in particolare, più che mai, i bambini che fuggono da situazioni disperate. 

L’UNICEF continua a chiedere ai governi di garantire a questi bambini le stesse cure, servizi, dignità e protezione che vengono riconosciute a tutti gli altri loro coetanei. Rendiamo questo anniversario non meramente celebrativo, ma un’occasione per il nostro Paese di dare completa attuazione allo spirito e alla lettera della Convenzione. 

Questi bambini, senza avere alcuna colpa, hanno già dovuto subire traumi che superano il limite di sopportazione umana; quando cercano un rifugio sicuro, devono poterlo ricevere."