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Esclusione sociale

"Figli della recessione" - L'impatto della crisi sull'Italia

Walid, 14 anni, Torino - ©UNICEF/NYHQ2014-1954/Giacomo Pirozzi
Walid, 14 anni, Torino - ©UNICEF/NYHQ2014-1954/Giacomo Pirozzi

28 ottobre 2014 - Il rapporto UNICEF Innocenti Report Card n. 12 "Figli della recessione" presenta un'analisi comparativa dei principali indicatori di benessere (e malessere) dell'infanzia e dell'adolescenza in 41 Stati ad alto reddito (area OCSE e UE) colpiti dalla recessione globale nel periodo 2008-2012.

In questa pagina presentiamo i dati salienti relativi all'Italia.


Classifica 1: variazioni della povertà infantile (ancorata al 2008)

L'Italia si colloca al 33° posto su 41 Stati (dell'Unione Europea e dell'OCSE), ossia nella terza fascia inferiore della classifica sulla povertà infantile.

Secondo i dati contenuti nel il tasso di povertà infantile è aumentato di circa 6 punti percentuali tra il 2008 e il 2012, attestandosi al 30,4%. Ciò corrisponde a un incremento netto, nel numero assoluto di minori in povertà, di circa 600.000 unità. In raffronto, la povertà infantile è aumentata di almeno 10 punti nei cinque Stati posizionati in fondo alla classifica.
 
In oltre metà dei Paesi ad alto reddito nel mondo, 1 bambino su 5 vive in povertà. Ma in Italia questa percentuale è di 1 bambino su 3. 

Guardando alla riduzione nel reddito dei nuclei familiari dal 2008 al 2012, l’Italia ha perso l'equivalente di 8 anni di progressi economici

Il 16% dei bambini italiani vive in condizioni di grave deprivazione materiale cioè in famiglie che non sono in grado di permettersi almeno 4 delle nove voci seguenti:
  1. pagare l'affitto, il mutuo o le utenze
  2. tenere l'abitazione adeguatamente riscaldata
  3. affrontare spese impreviste
  4. consumare regolarmente carne o proteine
  5. andare in vacanza
  6. possedere un televisore
  7. possedere una lavatrice
  8. possedere un'auto
  9. possedere un telefono.

La profondità della povertà infantile è aumentata. Il divario è cioè aumentato di 3,6 punti: nel 2012 i bambini di famiglie a basso reddito sono in media più distanti dalla soglia di povertà di quelli che risultavano poveri nel 2008.
 
 

Classifica 2: variazioni nei tassi NEET 

 
L'Italia è al 37° posto su 41 Stati nella classifica relativa ai NEET - giovani 15-24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione - ossia quasi in fondo alla graduatoria. La quota di NEET fra i giovani è aumentata di quasi 6 punti, raggiungendo il 22,2%. Questo è il tasso NEET più alto dell'Unione Europea.

La disoccupazione giovanile è aumentata di quasi 19 punti dal 2008, con il 40% dei giovani tra 15-24 in cerca di occupazione che non lavoravano nel 2013. Questo colloca l'Italia al 36° e al 38° posto su 41 Stati, rispettivamente come variazione nella disoccupazione giovanile dal 2008 e nel tasso di disoccupazione giovanile nel 2013. 

 

Classifica 3: Com’è cambiata la vita nella percezione dei singoli individui

L’Italia si trova al 24° posto su 41 Stati presi in esame, dunque nella metà inferiore della classifica. Dei 4 indicatori di cambiamento che gli intervistati hanno descritto rispetto al proprio benessere inclusi nella classifica, il miglior punteggio dell’Italia è sulla percezione dell’opportunità per i bambini di imparare e crescere (8° posto) mentre il peggiore è sulla soddisfazione nei confronti della vita (36° posto). Tutti gli indicatori, tranne il primo indicato, sono peggiorati tra il 2007 e il 2013.

Recenti cambiamenti significativi nelle agevolazioni per le famiglie

Nel 2013 è stato introdotto un voucher per la cura dei figli destinato alle madri che non utilizzano il congedo parentale.

Dal 2014, i sussidi in denaro alle famiglie a basso reddito sono stati estesi agli immigrati.