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Tappe storiche

Convenzione sui diritti dell'infanzia

La Dichiarazione di Ginevra del 1924

Il primo strumento internazionale in assoluto a tutela dei diritti dell'infanzia è stata la "Convenzione sull'età minima" adottata dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nel 1919. A parte questa, la prima significativa attestazione dei diritti del bambino si ha con la Dichiarazione di Ginevra, o Dichiarazione dei diritti del bambino, adottata dalla Quinta Assemblea Generale della Società delle Nazioni nel 1924.

Tale documento, che precede di più di venti anni la "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", non è però ancora concepito come strumento atto a valorizzare il bambino in quanto titolare, ma solo in quanto destinatario passivo di diritti. Inoltre, la Dichiarazione non si rivolge agli Stati per stabilirne gli obblighi, ma chiama in causa più genericamente l'umanità intera affinché garantisca protezione ai minori.

La stesura della Dichiarazione è dovuta agli eventi drammatici che hanno caratterizzato l'inizio del '900, in particolar modo la I Guerra Mondiale.

La scomparsa di milioni di persone, il problema delle vedove e degli orfani ponevano in primo piano la questione della salvaguardia delle generazioni future.

È una collaboratrice della Croce Rossa ad elaborare un testo volutamente breve e conciso, recepito prima dall'Unione Internazionale per il soccorso all'Infanzia e successivamente adottato all'unanimità dalla Società delle Nazioni.

La Dichiarazione di Ginevra consta di cinque principi ed ha un impianto sostanzialmente assistenzialista, teso ad affermare le necessità materiali e affettive dei minori.

 

La Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959

Dopo lo scioglimento della Società delle Nazioni e la nascita dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF), si fa strada il progetto di una Carta sui diritti dei bambini che integri la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, con lo scopo di sottolinearne i bisogni specifici.

La stesura e l'approvazione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite avviene all'unanimità e senza astensioni il 20 novembre 1959.

Il documento si propone di mantenere i medesimi intenti previsti nella Dichiarazione di Ginevra, ma chiedendo agli Stati sia di riconoscere i principi contemplati nella dichiarazione sia di impegnarsi nella loro applicazione e diffusione.

La Dichiarazione consiste in una sorta di "statuto" dei diritti del bambino e contempla un Preambolo, in cui si richiamano la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e la Dichiarazione sui diritti del fanciullo del 1924, e dieci princìpi.

La nuova Dichiarazione include una serie di diritti non previsti nella precedente Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, quali:

 
  • il divieto di ammissione al lavoro per i minori che non abbiano raggiunto un'età minima
  • il divieto di impiego dei bambini in attività produttive che possano nuocere alla sua salute o che ne ostacolino lo sviluppo fisico o mentale
  • il diritto del minore disabile a ricevere cure speciali
 

Pur non essendo uno strumento vincolante, bensì una mera dichiarazione di principi, la Dichiarazione gode di una notevole autorevolezza morale, che le deriva dal fatto di essere stata approvata all'unanimità e di essere un documento estremamente innovativo. La Dichiarazione del 1959

  • introduce il concetto che anche il minore, al pari di qualsiasi altro essere umano, sia un soggetto di diritti
  • riconosce il principio di non discriminazione e quello di un'adeguata tutela giuridica del bambino sia prima che dopo la nascita
  • ribadisce il divieto di ogni forma di sfruttamento nei confronti dei minori e auspica l'educazione dei bambini alla comprensione, alla pace e alla tolleranza.