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Orfani di Ebola, 97% sono già in una famiglia o in comunità

Liberia: Martu Weefor piange lacrime di gioia all'arrivo di Harris, 17 anni, rimasto orfano insieme alla sorella Mercy (9) per colpa dell'epidemia Ebola. Harris e Mercy da adesso vivranno con lei - ©UNICEF/NYHQ2014-3136/Nesbitt
Liberia: Martu Weefor piange lacrime di gioia all'arrivo di Harris, 17 anni, rimasto orfano insieme alla sorella Mercy (9) per colpa dell'epidemia Ebola. Harris e Mercy da adesso vivranno con lei - ©UNICEF/NYHQ2014-3136/Nesbitt
6 febbraio 2015 - Sono ben 16.600 i bambini che a causa dell’epidemia di Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone hanno perso uno o entrambi i genitori o altre figure che si prendano cura di loro, 3.600 di loro sono gli "orfani totali" (coloro che hanno perso entrambi i genitori per colpa del virus). Tuttavia, meno del 3% di loro hanno finora dovuto essere affidati a istituti, al di fuori di soluzioni familiari o comunitarie.

«Dopo aver superato le paure e i preconcetti sull’Ebola, nella prima fase dell'epidemia, le famiglie si sono rivelate molto collaborative, garantendo cure e protezione ai bambini che hanno perso i genitori» riferisce Manuel Fontaine, direttore UNICEF per l'Africa Occidentale e Centrale. «Questa circostanza dimostra la forza dei legami di parentela e la straordinaria resilienza delle comunità in un momento di grande difficoltà.»

L’UNICEF contribuisce alle operazioni di identificazione dei bambini rimasti senza genitori o tutori, e promuove cure e protezione tramite altri parenti o famiglie affidatarie

In Guinea, per esempio, tutti i 773 bambini che hanno perso entrambi i genitori sono stati affidati ad altri parenti superstiti. 

I bambini e le famiglie che si prendono cura di loro ricevono aiuti economici e assistenza diretta, come l'aiuto per rientrare a scuola e sostenere le spese per gli studi o il sostegno psicologico e sociale.

È importante continuare a monitorare i minori affidati a nuove famiglie, perché sono i soggetti emotivamente più vulnerabili a causa della perdita dei loro affetti più cari.
 

L’UNICEF ha anche creato una rete di persone, sopravvissute alla malattia, che sta giocando un ruolo chiave nell'aiuto ai bambini colpiti direttamente o indirettamente da Ebola.

Grazie al livello di immunità sviluppato durante la malattia, i sopravvissuti possono interagire con i bambini malati o in quarantena con il contatto umano (a cominciare dalle interazioni fisiche dirette) che normalmente, per ragioni di sicurezza, gli operatori non possono prestare loro.


Identificare e aiutare i bambini più vulnerabili è una delle tante sfide che stiamo affrontando in questa crisi umanitaria, che colpisce una regione del mondo in cui i servizi sociali e le misure di protezione dell'infanzia erano fragili sin da prima dello scoppio dell’epidemia.

«Mentre nei paesi colpiti dall'epidemia inizia una lenta ripresa, dobbiamo cogliere l’opportunità per migliorare i servizi di protezione dell’infanzia per tutti i bambini a rischio» conclude Manuel Fontaine. «Abbiamo la possibilità di rispondere ad altre forme di vulnerabilità sociale che esistevano già prima della crisi di Ebola: dai matrimoni precoci allo sfruttamento del lavoro minorile, dalla violenza allo sfruttamento sessuale all'arruolamento.»