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Protezione dell'infanzia

Conflitti sempre più brutali, aumenta il coinvolgimento dei "bambini soldato"

Un'operatrice UNICEF durante la smobilitazione di 300
Un'operatrice UNICEF durante la smobilitazione di 300 "bambini soldato" a Pibor, nel Sud Sudan - ©UNICEF/NYHQ2015-0204/Rich
12 febbraio 2015 - I bambini sono sempre a rischio di reclutamento e di utilizzo da parte di gruppi armati, poiché i conflitti in tutto il mondo diventano sempre più brutali, intensi e diffusi, Lo hanno dichiarato oggi l'UNICEF e il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati in occasione della Giornata internazionale contro l'uso dei bambini soldato.

«Mentre i governi hanno fatto progressi a riconoscere che i bambini non devono essere parte degli eserciti, il reclutamento dei bambini soldato rappresenta ancora un problema enorme, in particolare nei gruppi armati», dichiara Leila Zerrougui, Rappresentante Speciale del Segretario Generale per i bambini nei conflitti armati. «Su 59 parti in conflitto individuate dal Segretario Generale per gravi violazioni contro i bambini, 57 sono state richiamate perché stanno reclutando e utilizzando bambini soldato.»
 
L’UNICEF e l'Ufficio del Rappresentante speciale lanciano un appello per un intervento urgente per porre fine alle gravi violazioni contro i bambini, incluso il loro reclutamento e utilizzo da parte di gruppi armati. Le parti in conflitto devono rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale. 
 
«Il rilascio di tutti i bambini da parte dei gruppi armati deve avvenire senza ulteriori ritardi. Non possiamo aspettare la pace per aiutare i bambini intrappolati nel mezzo delle guerre», afferma il Vicedirettore generale dell'UNICEF Yoka Brandt«E’ assolutamente necessario per il futuro dei bambini della loro società Investire in interventi per tenerli lontani dalle linee del fronte, anche attraverso il sostegno economico e all’istruzione.» 
 
Decine di migliaia di ragazzi e ragazze sono associati alle forze e ai gruppi armati in conflitto in oltre 20 paesi in tutto il mondo. Molti sono stati vittime, o testimoni o sono stati costretti a partecipare in atti di indicibile brutalità.
 

Dove combattono i bambini

In Afghanistan, nonostante i progressi compiuti per porre fine al reclutamento e all’impiego di bambini nelle forze nazionali di sicurezza, i minorenni continuano ad essere reclutati dalle parti in conflitto, quali la rete Haqqani e i talebani.
 
Nei casi più estremi, i bambini sono stati usati come attentatori suicidi, per la fabbricazione di armi e per il trasporto di esplosivi.
 
Nella Repubblica Centrafricana ragazzi e ragazze di appena otto anni sono stati reclutati e utilizzati da tutte le parti coinvolte nel conflitto per prendere parte direttamente alle violenze inter-etniche e religiose.
 
Nella Repubblica Democratica del Congo le Nazioni Unite hanno documentato nuovi casi di reclutamento di bambini da parte di più gruppi armati che operano nella parte orientale del paese.
 
I bambini, in alcuni casi, anche di 10 anni di età, sono stati reclutati e utilizzati come combattenti, o in funzioni di supporto, come facchini e cuochi. Le ragazze sono state usate come schiave sessuali o sono stati vittime di altre forme di violenza sessuale.
 
In Iraq e in Siria l'avanzata dell’ISIS e la proliferazione di gruppi armati hanno reso i bambini ancora più vulnerabili al reclutamento.
 
Bambini anche di soli 12 anni nei territori del cosiddetto "Stato Islamico" sono in fase di addestramento militare e sono stati usati come informatori, per presidiare i posti di blocco e per sorvegliare punti strategici. In alcuni casi, sono stati utilizzati come attentatori suicidi e per effettuare esecuzioni.
 

UNICEF in azione: 3.000 minori in via di smobilitazione nel Sud Sudan

L'UNICEF lavora con le organizzazioni partner per aiutare i bambini, una volta che vengono rilasciati dai gruppi armati. Ciò include ricongiungerli con le loro famiglie e fornire loro assistenza sanitaria, generi di prima necessità e sostegno psicologico, nonché l'accesso ai programmi di istruzione e di formazione.
 
Proprio di recente è iniziato il rilascio graduale di circa 3.000 bambini combattenti da parte della "fazione Cobra", parte della milizia ribelle denominata South Sudan Democratic Army (SSDA).
 
Più di 500 bambini e adolescenti sotto i 18 anni sono stati rilasciati nelle ultime due settimane e stanno ricevendo sostegno per tornare alla vita normale. Ulteriori rilasci, per un totale di 3.000 unità, sono previsti nel corso del mese prossimo.
 
L'UNICEF si occupa di accogliere i minori smobilitati, proteggerli, garantire loro l'indispensabile assistenza psicologica, coordinare i ricongiungimenti familiari, avviarli allo studio e alla formazione professionale.