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Nasce "All In", nuova strategia per la lotta all'AIDS tra gli adolescenti

Una diciannovenne sieropositiva a colloquio con una pediatra in un consultorio di Tashkent (Uzbekistan) - ©UNICEF/UNI164691
Una diciannovenne sieropositiva colloquio con una pediatra in un consultorio di Tashkent (Uzbekistan) - ©UNICEF/UNI164691
17 febbraio 2015 - L’UNICEF, insieme ad altre organizzazioni, ha lanciato oggi un appello per mettere fine all’AIDS. Anche se sono stati fatti molti progressi in diversi settori per prevenire i contagi da HIV, quelli per gli adolescenti sono ancora insufficienti.

L’AIDS è diventata la causa principale di morte tra gli adolescenti in Africa e la seconda a livello globale (sempre tra gli adolescenti). Solo 1 ragazzo su 4 sotto i 15 anni ha accesso alle terapie anti-retrovirali, le uniche che garantiscono la sopravvivenza. 

Globalmente, il numero dei decessi per AIDS è in calo per tutte le fasce di età, ad eccezione proprio di quella tra 10 e 19 anni.

Per contrastare questa anomalia UNAIDS (l'agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'HIV-AIDS), UNICEF e altre organizzazioni partner [vedi elenco a fine testo] hanno lanciato "All In", una nuova piattaforma d'azione che si propone di favorire cambiamenti strategici nelle politiche socio-sanitarie, coinvolgendo sempre di più i giovani come protagonisti.

Leader da tutto il mondo si sono incontrati oggi a Nairobi, in Kenya, dove il presidente Uhuru Kenyatta ha presentato la piattaforma. «Grazie all’inclusione degli adolescenti nei processi decisionali che hanno conseguenze dirette sulle loro vite, questa iniziativa diventerà un catalizzatore per il cambiamento» ha dichiarato Kenyatta. «Il Kenya è orgoglioso di sostenere quest’iniziativa.» 
 
Più di 200 ragazzi e leader di movimenti giovanili erano presenti al lancio di "All In". 
 
 

Per una prevenzione dell'AIDS a misura di adolescente


"All In" si articola in quattro aree prioritarie di intervento:
  1. coinvolgere e responsabilizzare i giovanissimi in qualità di protagonisti del cambiamento sociale
  2. migliorare la raccolta di dati per poter programmare meglio
  3. incoraggiare approcci innovativi per raggiungere gli adolescenti con servizi sanitari di base adeguati alle loro esigenze
  4. porre con fermezza il tema dell'HIV tra gli adolescenti nell’agenda politica, con l'obiettivo di sollecitare azioni concrete e investimenti
 
«L’HIV è la principale causa di morte tra gli adolescenti in Africa, e le ragazze sono le più colpite. Questa è un’ingiustizia morale. Chiedo ai giovani di guidare il movimento All In, insieme alle agenzie delle Nazioni Unite, ai partner pubblici e privati e ai governi, per porre fine all’HIV-AIDS tra gli adolescenti» ha dichiarato da Ginevra Michel Sidibé, direttore generale di UNAIDS.

La maggior parte dei 2,1 milioni di adolescenti sieropositivi nel 2013 ha contratto il virus dalla madre almeno dieci anni fa, durante la gravidanza, al momento del parto o nel primo mese di vita, per non avere potuto assumere i farmaci antiretrovirali, che riducono notevolmente la possibilità di trasmissione "verticale" dell’HIV. A molti di loro non è mai stato diagnosticato l'HIV, altri non hanno proseguito le cure o sono stati trascurati dai programmi terapeutici e di assistenza. 
 
«Bambini e adolescenti dovrebbero essere i primi, non gli ultimi, a beneficiare dei progressi finora compiuti nella lotta alla pandemia di HIV-AIDS» ha aggiunto Anthony Lake, direttore dell’UNICEF. «Dobbiamo raggiungere tutti gli adolescenti che finora sono stati esclusi, e coinvolgerli in questo sforzo per porre fine alla piaga dell'AIDS fra i giovanissimi. Senza di loro, non possiamo raggiungere il traguardo di una generazione libera dall’AIDS.» 
 

Una disparità che penalizza le ragazze


I nuovi contagi da HIV fra gli adolescenti non diminuiscono così velocemente come avviene nelle altre fasce di età. Le ragazze, in particolare quelle che vivono nell'Africa Subsahariana, sono le più colpite. In Sudafrica, nel 2013, ogni settimana sono state contagiate in media 860 ragazze, rispetto a 170 coetanei maschi.

Dato che, fino a 10-15 anni fa, raramente veniva diagnosticata la sieropositività nei bambini, oggi moltissimi entrano nell’adolescenza senza neppure sapere di avere il virus, dunque con ben scarse probabilità di scoprire l'infezione e di accedere alle cure.  

«Dobbiamo cercare gli adolescenti laddove essi vivono, e aiutarli nelle sfide che essi affrontano ogni giorno» ha dichiarato Babatunde Osotimehin, Direttore dell’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione. «L’UNFPA è con All In per proteggere i loro diritti umani e la loro salute sessuale e riproduttiva, per prevenire e curare l’HIV.» 
 
"All In" si propone di favorire l'accesso degli adolescenti a servizi di prevenzione e cura dell’HIV ideati sui loro bisogni e sulle loro caratteristiche, realizzando rapidi progressi in questa fascia di età, cruciale per raggiungere l'obiettivo globale di debellare l’AIDS entro il 2030.
 
I prossimi 5 anni saranno di fondamentale importanza.
 
UNAIDS ha predisposto nuovi Obiettivi, da raggiungere entro il 2020, per la fascia adolescenziale. Tali obiettivi includono:
  • la riduzione di almeno il 75% nei nuovi casi di infezione da HIV fra i giovanissimi
  • il calo del 65% nei decessi per AIDS, nella stessa fascia di età
  • l'eliminazione delle pratiche discriminatorie nei confronti degli adolescenti affetti da HIV-AIDS
 
Raggiungere questi traguardi ci porterà sulla strada giusta per eliminare l’AIDS tra gli adolescenti entro il 2030 e a debellare la stessa pandemia dell'AIDS come minaccia alla salute pubblica.