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Istruzione

Medio Oriente e Nord Africa, 13 milioni senza scuola

Ribelli prendono posizione in una scuola di Aleppo (Siria) - ©AFP/2012/Philippe Desmazes
Ribelli prendono posizione in una scuola di Aleppo (Siria) - ©AFP/2012/Philippe Desmazes

3 settembre 2015 – Secondo un nuovo rapporto lanciato oggi dall'UNICEF, a causa dell’intensificarsi dei conflitti e degli sconvolgimenti politici in Medio Oriente e in Nord Africa oltre 13 milioni di bambini non frequentano più la scuola.

Il rapporto, intitolato “Education Under Fire” (Istruzione sotto attacco) analizza l'impatto che ostilità e violenze hanno avuto sugli alunni e sul sistema scolastico in 9 Stati della regione (Siria, Iraq, Libano, Giordania, Turchia, Yemen, Libia, Sudan, Palestina)  che  direttamente o indirettamente sono stati colpiti dagli scontri.

Gli attacchi - a volte deliberati - a scuole e infrastrutture educative rappresentano una delle ragioni principali per cui molti bambini non frequentano le lezioni.

Nei paesi attualmente in guerra - Siria, Iraq, Yemen e Libia - circa 9.000 scuole non possono essere utilizzate perché sono state danneggiate, distrutte, utilizzate come rifugi per civili sfollati o requisite da una delle parti in conflitto.

Altri fattori chiave riguardano la paura che porta migliaia di insegnanti ad abbandonare il loro posto di lavoro, o che spinge i genitori a non mandare i propri figli a scuola per il timore di ciò che potrebbe succedere loro nel tragitto da casa a scuola.

In Giordania, Libano e Turchia, oltre 700.000 bambini rifugiati siriani non possono andare a scuola perché le infrastrutture scolastiche locali sono sovraffollate e non possono accettare altri studenti.

«L’impatto devastante del conflitto si ripercuote sui diritti dei bambini in tutta la regione» commenta Peter Salama, direttore UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa. «I danni non sono solamente quelli fisici arrecati alle scuole, ma anche le sofferenze subite da un’intera generazione di studenti che vedono le proprie speranze e il proprio futuro spazzati via».

Il rapporto presenta una serie di iniziative – compreso l’utilizzo di spazi per l’auto-apprendimento e l’apprendimento allargato - che consentono ai bambini di studiare anche nelle circostanze più disperate. Allo stesso tempo, si evidenzia come i finanziamenti per queste attività non siano commisurati ai bisogni in rapida crescita, benché i bambini e i loro genitori identifichino l’istruzione come la loro prima priorità.

In particolare, secondo lo studio, meriterebbe maggiore sostegno l’iniziativa No Lost Generation, lanciata dall'UNICEF e da altri partner nel 2013 per stimolare un maggiore impegno della comunità internazionale in favore dell’istruzione e della protezione per i bambini colpiti dalla crisi in Siria.

Inoltre il rapporto chiede alla comunità internazionale, ai governi che ospitano profughi, ai leader politici, al settore privato e agli altri partner di:
  • ridurre il numero di bambini che non vanno a scuola attraverso l’ampliamento dei servizi di istruzione informale, soprattutto per i soggetti più vulnerabili
  • garantire maggiore sostegno ai sistemi educativi nazionali, nei paesi colpiti da conflitti e nelle comunità ospitanti, per ampliare gli spazi scolastici, assumere e formare insegnanti e garantire materiali didattici
  • nei paesi colpiti dalla crisi in Siria, portare avanti forme di verifica e certificazione per i servizi di istruzione non formale.




 
 
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