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3 mesi dopo il terremoto è ancora emergenza per i bambini del Nepal

Rushma e Rakshya, alunne di seconda elementare, si recano alla loro scuola, un istituto montessoriano nel distretto di Gorkha, una delle aree più devastate dal terremoto - ©UNICEF/PFPG2015-3361/Sundar Kumar Lama
Rushma e Rakshya, alunne di seconda elementare, si recano alla loro scuola, un istituto montessoriano nel distretto di Gorkha, una delle aree più devastate dal terremoto - ©UNICEF/PFPG2015-3361/Sundar Kumar Lama

Speciale Nepal: news, video, foto e informazioni sull'azione umanitaria dell'UNICEF per i bambini nepalesi colpiti dal terremoto del 25 aprile 2015

25 luglio 2015 – A tre mesi dal primo dei due terremoti che ha colpito il Nepal (quello del 25 aprile, cui ha fatto seguito un sisma quasi altrettanto potente il 12 maggio) i bambini continuano a soffrire e ad affrontare rischi, ora che le loro famiglie sono diventate ancora più povere e hanno sempre più bisogno di aiuto.

Sebbene negli ultimi 3 mesi la situazione umanitaria sia migliorata, sono centinaia di migliaia i bambini che hanno tuttora bisogno di un rifugio, di cibo, acqua potabile e servizi igienici, cure mediche, istruzione e tutela.

Circa un milione di bambini colpiti dal terremoto continuano a vivere in aree ad alto rischio di frane e inondazioni. Ora che siamo nel pieno della stagione delle piogge, l’accesso a queste aree sta diventando sempre più difficile, ponendo i bambini nepalesi in grave difficoltà per quanto riguarda l'accesso ai servizi di base ed esponendoli a un rischio ancora più alto di sfruttamento e abusi, non ultimo il traffico di minori.

Dal primo terremoto a oggi, è stato riscontrato in più di 10.000 bambini uno stato di malnutrizione acuta, e in mille di essi è stata registrata la forma più pericolosa - la malnutrizione acuta grave.

Circa 200 bambini sono rimasti privi di qualcuno che si prenda cura di loro, e oltre 600 hanno perso uno o entrambi i genitori.

Più di 32.000 aule scolastiche e quasi 900.000 abitazioni sono state danneggiate o distrutte dal sisma.
 

Sussidi monetari per ridare ossigeno alle famiglie 

Secondo un'indagine condotta dal governo di Kathmandu, sono tra 700.000 e 1 milione le persone nei distretti più colpiti che rischiano di cadere al di sotto della soglia internazionale di povertà, pari a 1,25 dollari al giorno.

«Quando si verifica un disastro di ampie proporzioni, come i terremoti che hanno colpito il Nepal il 25 aprile e il 12 maggio scorsi, bisogna fronteggiare non soltanto la perdita di vite umane, ma anche la distruzione di beni, di fonti di sostentamento e la sostanziale riduzione del reddito nella popolazione più vulnerabile» afferma Tomoo Hozumi, Rappresentante UNICEF in Nepal.

«Sappiamo per esperienza che quando i tempi si fanno difficili, le famiglie povere spesso ricorrono a strategie dannose, come la riduzione del consumo di cibo, eliminando le spese scolastiche e sanitarie, oppure mandando i figli a lavorare - tutte misure che nel lungo periodo potrebbero avere conseguenze irreversibili sui bambini e sul loro sviluppo. Il sostegno economico diretto aiuterà le famiglie più vulnerabili a soddisfare almeno alcuni dei loro bisogni di base, come cibo e medicine, senza ricorrere ulteriormente a privazioni dannose.»
 
Per aiutare a identificare i bisogni più urgenti dei bambini e delle famiglie colpite dai due terremoti, l’UNICEF sta garantendo trasferimenti in denaro per un valore complessivo di 15 milioni di dollari. Ne beneficiano 330.000 famiglie, che includono circa 450.000 bambini nei 19 distretti del paese più colpiti.

Questa forma di sostegno, erogata attraverso canali già esistenti di assistenza sociale, è destinata ai soggetti più vulnerabili, fra cui i bambini della casta Dalit (gli "Intoccabili"), le persone con disabilità, le vedove, gli anziani e i gruppi etnici più emarginati.

«Il terremoto ha messo a nudo la fragilità dei progressi compiuti dal Nepal in termini di riduzione della povertà» è l'analisi del Rappresentante UNICEF nel paese asiatico, Tomoo Hozumi. «Guardando al di là del soccorso immediato, una delle priorità per l’UNICEF è assistere il governo locale nell’introdurre una forma di sostegno al reddito che sia affidabile e prevedibile per le famiglie con bambini. Rafforzare ed espandere il sistema di protezione sociale del paese, e migliorando la sua capacità di rispondere ai danni contribuirà al benessere e allo sviluppo dell'infanzia nei periodi normali, e aumenterà la loro capacità di affrontare eventuali disastri in futuro.»

Dal 25 aprile a oggi l’UNICEF ha fornito una vasta gamma di aiuti umanitari alle popolazioni nepalesi. In particolare, abbiamo:
  • distribuito 1.000 tonnellate di aiuti di prima necessità, fra cui tende, alimenti terapeutici, vaccini, kit per l'igiene personale e altri farmaci, zanzariere, kit neonatali e per lo sviluppo della prima infanzia, "scuole in scatola" (kit di materiali sufficienti per attrezzare un'intera classe in condizioni di emergenza)
  • aiutato oltre 100.000 bambini a proseguire la loro istruzione nei Centri temporanei per l'apprendimento allestiti per i bambini rimasti senza tetto
  • fornito acqua potabile a oltre 650.000 abitanti
  • ripristinano i punti nascita in oltre 150 strutture sanitarie
  • intercettato 513 fra bambini e donne che rischiavano di essere vittime della tratta o di essere trasferiti illegalmente fuori dal paese
  • garantito sostegno psicologico a circa 30.000 bambini affetti da traumi a seguito della catastrofe
 
 
«Insieme al Governo nepalese e alle organizzazioni partner abbiamo potuto realizzare molto, in questi 90 giorni. Allo stesso tempo, considerata la vastità dei danni e delle perdite umane e il temuto impatto della stagione dei monsoni, resta ancora molto da fare per restituire un senso di normalità ai sopravvissuti, soprattutto ai più vulnerabili» ha concluso Hozumi.
 
 

Un'indagine sui traumi dei bambini nepalesi

UNICEF, Plan International, Save the children e World Vision hanno realizzato un’indagine su circa 2.000 bambini sopravvissuti ai terremoti in Nepal.

Secondo lo studio - uno dei più ampi mai intrapresi con minorenni a seguito di una catastrofe - i bambini esprimono timore e insicurezza a vivere in tende e accampamenti sovraffollati, ansia per i rischi legati alla propria salute per via delle condizioni di vita insalubri e preoccupazione per il loro futuro qualora non potessero rapidamente tornare a scuola.

Le quattrro organizzazioni umanitarie sottolineano il bisogno di rafforzare la resilienza delle comunità contro ulteriori e più gravi disastri e avvertono che se non si provvederà agli urgenti bisogni umanitari nel corso della stagione dei monsoni ci saranno seri rischi per la salute dei bambini, il loro benessere e la loro protezione.


 
 
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"L'azione umanitaria dell'UNICEF in Nepal (aggiornamento al 27 luglio 2015)"

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   Tags:  Nepal