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Zero contagi, successo delle misure anti-Ebola nelle scuole dell'Africa occidentale

Studentesse del liceo St. Joseph di Makeni (Sierra Leone) a uno dei punti di lavaggio obbligatorio delle mani della loro scuola - ©UNICEF/NYHQ2015-0973/Bindra
Studentesse del liceo St. Joseph di Makeni (Sierra Leone) a uno dei punti di lavaggio obbligatorio delle mani della loro scuola - ©UNICEF/NYHQ2015-0973/Bindra

12 agosto 2015 - Mentre gli studenti di Guinea, Liberia e Sierra Leone iniziano le vacanze estive, appare evidente come le misure adottate per proteggerli dall'infezione del virus Ebola abbiano funzionato.

In tutti e tre gli Stati africani, infatti, non si è registrato un solo caso di un alunno o di un insegnante contagiato, da quando i rigidi protocolli sanitari introdotti alla riapertura delle scuole, nei primi mesi del 2015, dopo mesi di chiusura forzata a causa dell'epidemia di Ebola.

L'unica situazione di allarme si è avuta in Liberia, allorché due scuole sono state sottoposte a decontaminazione per ragioni di sicurezza, dopo la morte di uno studente a giugno e il contagio di un altro, a luglio [casi verificatisi al di fuori delle strutture scolastiche, ndr].

I protocolli sanitari sono stati elaborati dall'UNICEF e dalle organizzazioni partner, e prevedono la rilevazione delle temperature degli alunni e del personale scolastico ogni mattina, all'ingresso a scuola, e l'installazione di punti di lavaggio obbligatorio delle mani con soluzioni al cloro.

Il programma di prevenzione dell'Ebola nelle scuole, che ha richiesto mesi di lavoro fra elaborazione e applicazione, ha comportato la distribuzione di milioni di saponette e dosi di cloro e l'addestramento di decine di migliaia di docenti e dirigenti scolastici nella gestione delle misure di sicurezza e nel fornire sostegno psicologico e sociale .

«I grandi sforzi che abbiamo fatto per rendere le scuole più sicure possibili hanno pagato» afferma Geoff Wiffin, Rappresentante UNICEF in Sierra Leone. «Gli alunni hanno imparato a scuola come proteggere se stessi e gli altri dal virus Ebola, e hanno trasmesso le loro conoscenze nelle famiglie e nelle comunità di appartenenza. Questo 'contagio' della prevenzione ha svolto un ruolo fondamentale nella battaglia contro l'epidemia.»

Si calcola che circa 5 milioni di bambini e adolescenti abbiano perso mesi di preziosa istruzione nei tre paesi africani colpiti dall'epidemia, dove le scuole sono rimaste chiuse dal luglio 2014 ai primi mesi del 2015 (gennaio per la Guinea, febbraio per la Liberia e maggio per la Sierra Leone).

Tutto questo è avvenuto in paesi che già scontavano bassi livelli di istruzione: prima del'epidemia di Ebola, i tassi di frequenza scolastica erano del 58% in Guinea, del 34% in Liberia e del 74% in Sierra Leone.

L'UNICEF si sta adoperando affinché i protocolli anti-Ebola rimangano in vigore anche dopo le vacanze estive, e si batte per interventi che migliorino la resilienza dei sistemi scolastici locali, affrontando problemi come la dispersione scolastica, la scadente qualità degli insegnanti e le carenze idriche e igieniche delle infrastrutture. In Guinea, solo il 33% delle scuole elementari dispone di impianti idrici, percentuale che sale di poco in Sierra Leone (40%) e in Liberia (45%).

Inoltre, mantenere pratiche igieniche sicure aiuterà anche a prevenire altre malattie, oltre all'Ebola.

Grazie al successo di queste misure, anche la Guinea Bissau ha scelto di adottare protocolli igienici simili nelle sue scuole, dopo che sono stati segnalati casi di cittadini che erano entrati in contatto con persone infette nella vicina Guinea Conakry ed erano rientrati in patria senza essere regolarmente monitorati.

«Mentre ci battiamo per l'azzeramento dei casi di Ebola, dobbiamo anche preoccuparci del futuro» aggiunge Sheldon Yett, Rappresentante UNICEF in Liberia. «Occorrono maggiori investimenti per garantire che tutte le scuole possiedano i necessari impianti idrici e igienici.»