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AIDS e adolescenti, mortalità triplicata dal 2000

Un test rapido per l'HIV nell'ospedale Redemption Public Hospital di Monrovia (Liberia), sostenuto dall'UNICEF - ©UNICEF/NYHQ2011-1757/Pirozzi
Un test rapido per l'HIV nell'ospedale Redemption Public Hospital di Monrovia (Liberia), sostenuto dall'UNICEF - ©UNICEF/NYHQ2011-1757/Pirozzi
27 novembre 2015 – Il numero di decessi per AIDS tra gli adolescenti è triplicato negli ultimi 15 anni, secondo i nuovi dati diffusi oggi dall’UNICEF.

L’AIDS è la prima causa di morte fra gli adolescenti in Africa, e la seconda a livello globale nella fascia di età considerata. All'interno della popolazione affetta da HIV, gli adolescenti sono l’unico gruppo in cui i dati sulla mortalità non sono in calo.

Nell'Africa Subsahariana, la regione con la più alta incidenza del virus, le ragazze sono colpite in misura decisamente sproporzionata: il 70% dei contagi nella fascia di età tra 15 e 19 anni è rappresentato da ragazze.

Adolescenti e HIV, l'inconsapevolezza moltiplica i contagi

Nonostante questa emergenza, solamente un adolescente africano su 10 ha effettuato il test per l’HIV. E solo un terzo di essi ha accesso ai farmaci antiretrovirali (ARV), l'unica forma di cura attualmente disponibile.
 
«È di fondamentale importanza che i giovani affetti da HIV abbiano accesso ai farmaci, alle cure e all'assistenza» ha affermato Craig McClure, responsabile per i programmi di lotta all'HIV-AIDS dell'UNICEF, intervenendo oggi al Critical Thinking Forum di Johannesburg (Sudafrica). «Allo stesso tempo, le persone sane devono avere le informazioni e gli strumenti necessari per la prevenzione e la tutela della propria salute».
 
Come rivela il rapporto UNICEF "Statistical Update on Children, Adolescents and AIDS" (Aggiornamento statistico su bambini, adolescenti e l’AIDS) a meno della metà dei neonati viene effettuato il test HIV entro i primi 2 mesi di vita. Questa carenza ha gravi conseguenze, perché se la condizione di sieropositività non viene diagnosticata tempestivamente si riduce di molto l'efficacia della terapia farmacologica.
 
I dati evidenziano come la maggior parte degli adolescenti che oggi muoiono per cause connesse all’AIDS avevano contratto l’HIV in età neonatale o infantile, 10 o 15 anni fa, quando soltanto una minima percentuale delle donne incinte e delle madri sieropositive ricevevano i farmaci antiretrovirali che riducono la probabilità di trasmettere l'HIV al nascituro o al neonato. Questi bambini sono sopravvissuti fino all’adolescenza, in molti casi senza avere mai saputo di essere affetti dal virus  

Il dato positivo è che dal 2000 a oggi sono stati scongiurati circa 1,3 milioni di nuovi contagi in età infantile, in gran parte grazie ai progressi nella prevenzione della trasmissione dell'HIV da madre a figlio.

Nel 2014, 3 donne in gravidanza affette da HIV su 5 hanno ricevuto i farmaci ARV necessari per prevenire la trasmissione del virus ai loro bambini. Questo dato si è tradotto in una riduzione del 60% dei decessi da AIDS pediatrico tra i bambini sotto i 4 anni, a partire dal 2000. Le misure per eliminare la trasmissione madre-figlio del virus contribuiranno a cambiare il corso dell'epidemia per la prossima generazione di adolescenti. 
 
I dati rivelano che attualmente, tra gli adolescenti (15-19 anni), si verificano 26 nuovi contagi ogni ora. Circa metà degli adolescenti sieropositivi nel mondo sono concentrati in appena 6 Stati: Sudafrica, Nigeria, Kenya, India, Mozambico e Tanzania.

«I progressi ottenuti finora nel limitare la trasmissione madre-figlio dell'HIV sono degni di lode e meritano di essere celebrati» ha aggiunto McClure, «ma occorrono anche nuovi e immediati investimenti per estendere le cure che salvano la vita a bambini e adolescenti che hanno già contratto il virus».