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Bambine, il tempo della protezione: un reportage dal Bangladesh - 5

 

(4. Un rifugio per le bambine di strada >>)

Una bracciata vi salverà

Gli itinerari sono lunghi e lenti tra strade dissestate, fiumi e foreste. Khulna, nel Sud-ovest del paese, è uno dei distretti dove l’incidenza della povertà urbana è la seconda più alta del Bangladesh. In questa area il lavoro minorile è molto diffuso a causa della crescente industrializzazione. 

Questa zona è anche particolarmente soggetta ai rischi legati ai cambiamenti climatici. Le frequenti calamità naturali come cicloni, inondazioni, frane, siccità, ma anche ondate di freddo e progressiva salinizzazione del territorio rendono questo contesto ad alta vulnerabilità. Qui l'insicurezza alimentare stagionale si manifesta in tutte e le sue dimensioni.

L’imbarco di Kailashani Ghat, nel distretto di Khulna - ©Claudia Amico per UNICEF Italia /2015
L’imbarco di Kailashani Ghat, nel distretto di Khulna - ©Claudia Amico per UNICEF Italia /2015

 
Da Khulna ci vuole ancora un bel po’ per approdare alla nostra prima destinazione sul fiume, il villaggio di Dhupadi, raggiungibile solo in barca da Kailashganj Ghat.
 
All’arrivo al molo di Dhupadi, si prosegue in sella a moto guidate da giovani centauri locali. Le tante caprette sdraiate sulla strada non fanno il minimo cenno di spostarsi al passaggio delle due ruote, bisogna solo evitarle.

Tengo a mente tutto questo chiedendomi di continuo come fare a spiegare che spesso una barca o una moto sono di per sé strumenti umanitari, perché in questi contesti trasportano anche vaccini, medicine e alimenti terapeutici per i bambini malnutriti. E dunque, oltre che mezzi di trasporto fondamentali diventano anelli concreti della catena umanitaria.

Navigando lungo il Vodra, nel distretto di Khulna - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015
Navigando lungo il Vodra, nel distretto di Khulna - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015

 
Garantire la sopravvivenza può essere un’operazione complessa anche quando le soluzioni sono semplici, come un vaccino o un sacchetto di sali reidratanti per combattere la diarrea. Il sistema degli aiuti non si costruisce esclusivamente su “articoli” salva-vita; anche una borsa termica, una moto o una bicicletta sono indispensabili per raggiungere fino all’ultimo bambino in pericolo.
 
Ogni progetto va anche inquadrato nel contesto socio-economico. Come quello del “Nuoto sicuro” per i bambini, che in Bangladesh l’UNICEF porta avanti insieme a molti altri partner.

Lezione di nuoto a Dhupadi, nel distretto di Khulna. Tripti è una delle insegnanti del progetto “Nuoto sicuro” sostenuto dall’UNICEF. Un corso di nuoto in un paese dove la prima causa di mortalità infantile è l’annegamento rappresenta un vero salvavita - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015
Lezione di nuoto a Dhupadi, nel distretto di Khulna. Tripti è una delle insegnanti del progetto “Nuoto sicuro” sostenuto dall’UNICEF. Un corso di nuoto in un paese dove la prima causa di mortalità infantile è l’annegamento rappresenta un vero salvavita - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015


È la comunità di Dhupadi, dove vivono 3.000 persone, a dimostrarlo concretamente. Ancora una volta provo a immaginare gli effetti di un’inondazione in questa terra sul fiume.
 
La risposta risiede nelle ultime statistiche a disposizione, pur se non recentissime, dove si legge che in Bangladesh la prima causa di mortalità dei bambini è l’annegamento.

Pronti… via! Lezione di nuoto a Dhupadi, nel distretto di Khulna - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015
Pronti… via! Lezione di nuoto a Dhupadi, nel distretto di Khulna - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015

 
È facile dunque capire che il nuoto, in questo paese, più che uno sport è un vero salva-vita, al pari di un vaccino contro il morbillo.

Tripti, 17 anni, è una delle insegnanti del villaggio: «Ai bambini piace molto nuotare – dice – e a me insegnare. Qui mi conoscono tutti e sono diventata molto popolare nella comunità!».

I corsi si svolgono due volte alla settimana, e includono 15 maschi e 15 femmine dai 4 ai 10 anni. «Vengo qui dopo la scuola» dice la piccola Raki, che ha 8 anni. «Mi piace nuotare e la mia insegnante è bravissima.»

Tripti, 17 anni, e Raki, 8 anni, dopo la lezione di nuoto - ©Patrizia Paternò per UNICEF Italia /2015
Tripti, 17 anni, e Raki, 8 anni, dopo la lezione di nuoto - ©Patrizia Paternò per UNICEF Italia /2015

      
La piscina è ricavata all’interno di un laghetto, delimitata da canne di bambù. Prima di entrare in acqua si fa un po’ di ginnastica poi si inizia il corso di nuoto, comprensivo di soccorso in acqua e di rianimazione a terra, con tanto di manichino.

Le insegnanti sono quasi tutte donne, in modo che le famiglie siano più invogliate a mandare ai corsi anche le bambine, che altrimenti rischierebbero di essere escluse.

Dhupadi: riscaldamento a terra prima della lezione di nuoto - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015
Dhupadi: riscaldamento a terra prima della lezione di nuoto - ©Neige De Benedetti per UNICEF Italia /2015


(6. La lezione di Meena >>)



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