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Salute

Tre traguardi storici per la salute dei bambini

Africa libera dalla polio

 

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Il 25 settembre 2015 l'OMS ha dato l'annuncio ufficiale: la Nigeria - e con lei, l'intera Africa - era riuscita per la prima volta nella storia a interrompere per un intero anno i contagi della polio!

Ancora nel 2012 la Nigeria era il bacino di più della metà di tutti i casi di infezione da poliovirus selvaggio nel mondo. Attualmente soltanto i casi di infezione che si registrano in Afghanistan e Pakistan separano l'umanità dall'eradicazione globale della polio.

Dal 2012 a oggi la Nigeria ha compiuto un enorme sforzo, con 200.000 volontari che hanno partecipato alle ripetute sessioni di vaccinazioni in ogni angolo del paese, raggiungendo oltre 45 milioni di bambini sotto i 5 anni. Per raggiungere questo obiettivo sono stati superati enormi ostacoli, logistici e non (fra cui un boicottaggio e le brutali violenze nei confronti degli operatori da parte dei terroristi di Boko Haram) e sono stati mobilitati leader comunitari e religiosi fin nel più remoto villaggio di un paese tre volte più vasto dell'Italia.

La lotta alla polio in Africa non è però terminata. Sarà necessario continuare a immunizzare tutti i bambini che vengono alla luce e mantenere la massima sorveglianza per evitare il rischio di reinfezionio della "importazione" del virus, come avvenuto ad esempio in Siria a seguito del calo della copertura vaccinale dovuto al conflitto.

Eliminato il tetano materno e neonatale in India

L'annuncio ufficiale è arrivato a fine agosto 2015: il tetano materno e neonatale è stato eliminato dall'India! 

Il tetano è una malattia insidiosa e letale malattia, che si trasmette dalla madre al bambino soprattutto quando il cordone ombelicale viene reciso in condizioni non sterili. 

L'infezione provoca spasmi che nel giro di poche ore si estendono dal viso al resto del corpo, fino anche a provocare la morte quando la paralisi colpisce i muscoli respiratori.

In India, ancora alla fine degli anni Ottanta, l'infezione uccideva 160.000 bambini l'anno: nelle aree rurali, quelle meno coperte dai servizi sanitari, quasi tutti i neonati che contraevano il tetano ne rimanevano uccisi. Oggi il tasso di letalità è sceso a meno di 1 caso ogni 1.000 nati vivi, la soglia al di sotto della quale una malattia non è più considerata un problema di salute pubblica.

Per debellare il tetano l'UNICEF, le autorità sanitarie indiane e le organizzazioni partner hanno dispiegata un'ampia gamma di strumenti: dalle vaccinazioni per le donne in gravidanza agli incentivi in denaro per le famiglie che scelgono di partorire in una struttura sanitaria, dalla formazione e riqualificazione delle ostetriche al potenziamento dei sistemi sanitari istituzionali oltre naturalmente a massicce campagne di informazione sanitaria volte a modificare l'atteggiamento sociale sulle pratiche dannose per la salute materna e neonatale.


Debellata l'epidemia di Ebola in Africa occidentale

L'annuncio, dato il 14 gennaio scorso dall'OMS, è stato una vera e propria liberazione da un incubo: trascorsi 42 giorni dall'ultimo caso di contagio, anche la Liberia (come già avvenuto nei due mesi precedenti in Sierra Leone Guinea) era dichiarata libera dall'Ebola. 

L'UNICEF è stato fra i protagonisti dell'immenso sforzo necessario per contenere l'espansione dell'epidemia e poi spegnerne i focolai. 

Si devono all'UNICEF, ad esempio, le protezioni "total body" indispensabili per chiunque entri in contatto con una persona malata, o anche solamente sospetta di infezione: all'apice dell'epidemia, nel marzo 2015, l'UNICEF distribuiva ogni mese nei paesi coinvolti ben 300.000 tute.

L'UNICEF ha anche installato 65 tende-ospedale per la cura dei pazienti in condizioni protette, e realizzato con ogni mezzo a disposizione capillari campagne di informazione e prevenzione, che hanno raggiunto e aiutato a proteggersi milioni di abitanti di Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Oggi l'epidemia è alle spalle, ma ha lasciato un segno indelebile. Ebola ha portato via 3.508 bambini (oltre un quarto dei bambini contagiati è deceduto) ma sono circa 23.000 i bambini che a causa del virus hanno perso uno o entrambi i genitori e che quindi continueranno ad avere bisogno di assistenza e sostegno.

Gli impegni che l'UNICEF continua a portare avanti per questi bambini vanno dal sostegno psicologico e sociale, all'aiuto per il ricongiungimento familiare e l'affido, dagli interventi per la scolarizzazione a quelli per la prevenzione e il contrasto di abusi e violenze sui minori a rischio.

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