Lotta al lavoro minorile in Bolivia: l'impegno UNICEF raccontato da una protagonista sul campo
Intervista a Clemencia Aramburù, Responsabile dei programmi UNICEF in Bolivia
- Clemencia Aramburù, Responsabile dei programmi UNICEF in Bolivia - ©UNICEF Italia/2008/E.Noviello
In Italia per presentare gli sviluppi del progetto "Bolivia - Uniti contro lo sfruttamento dei bambini", Clemencia Aramburù, (Coordinatrice dei programmi UNICEF in Bolivia), temperamento forte e sguardo deciso, ci parla di un paese attraversato da una profonda frattura.
La Bolivia di Evo Morales (primo presidente indio dell'America Latina) è ancora il paese dei bambini che lavorano, dei pantani legislativi, della questione indigena e della riforma agraria non ancora realizzata.
È il paese dove i bambini e gli adolescenti possono attraversare la frontiera per emigrare verso i paesi vicini senza essere identificati e senza che nessuno chieda loro un documento, che spariscono nel nulla restando vittime di traffici e sfruttamento.
«Se devo indicare il problema più grande che affligge oggi la Bolivia, questo è ancora la povertà, con tutte le lacerazioni e violazioni che comporta».
La presenza di molti gruppi etnici (in tutto 32) e la mancata attuazione dell'annunciata riforma agraria a causa della quale esistono ancora pochissimi proprietari terrieri che decidono le sorti di migliaia di persone, crea le condizioni per cui i diritti dei bambini vengano costantemente violati sotto varie forme.
Il lavoro nelle piantagioni
- un bambino di etnia Quechua con un carico di erbe, nella regione mineraria del Nord Potosì - ©UNICEF/HQ97-0347/A. Balaguer
La prima tra queste è sicuramente il lavoro minorile.
«Ci sono bambini che lavorano ma vanno anche a scuola, e altri che lavorano e non hanno mai visto una scuola. Tra questi ci sono i bambini impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero, di castagne o in quelle illegali di coca».
Da soli o con le loro famiglie, questi bambini viaggiano di regione in regione, impiegati nel lavoro stagionale di raccolta nei campi, che non solo è molto pericoloso e faticoso, ma li costringe anche a vivere nelle baracche in situazioni di promiscuità e in completa dipendenza dai loro datori di lavoro.
Nonostante il governo Boliviano in collaborazione con l'UNICEF abbia varato nel 2000 il Piano nazionale per l'eliminazione del lavoro minorile, gli ostacoli per eliminare definitivamente questo fenomeno sono ancora molti, e non tutti di natura legislativa.
«Tra la popolazione è molto diffusa l'idea che il lavoro educa e nobilita il bambino. Gli adulti si vantano di aver lavorato fin dall'età di cinque anni».
Un problema culturale, dunque, che può essere affrontato solo con un lungo lavoro di mediazione, ma soprattutto attraverso un'analisi approfondita che consenta di comprendere il fenomeno per agire sia sul piano sociale che legislativo.
L'UNICEF in azione
- Due ex bambini lavoratori nelle piantagioni si dirigono verso la scuola con i loro zainetti ©UNICEF Italia/2008/E.Noviello
«Per contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei bambini in forme di lavoro pericolose, ci stiamo impegnando per attuare degli interventi che agiscano trasversalmente sul fronte della salute, dell'istruzione e della protezione, per non disperdere le energie.»
È con orgoglio che Clemencia ci parla del lavoro della sezione "Reforma legal" (riforma legale), in cui un team dell'UNICEF sta studiando le modalità per adeguare le leggi boliviane ai principali trattati internazionali.
«Lavoriamo» prosegue «perché nell'ordinamento normativo boliviano la protezione e tutela dei bambini diventi una priorità, e lo facciamo cercando di mediare tra le istituzioni locali e lo stato nazionale."
Questo sforzo si concretizza nel creare le condizioni per cui un bambino che emigra di regione in regione possa iscriversi alla scuola locale, ricevere un'istruzione nella sua lingua e accedere ai servizi sanitari.
Fino ad oggi, grazie al progetto "Uniti contro lo sfruttamento dei bambini" promosso dall'UNICEF in collaborazione con le autorità boliviane, 3.000 bambini e 30.000 famiglie hanno potuto beneficiare del sostegno scolastico e di migliori condizioni igieniche nelle scuole.
Clemencia ci ricorda che il futuro del paese dipende proprio dal presente di questi bambini che riusciremo ad aiutare: «Il popolo boliviano ha molta energia, anche se è afflitto dalla povertà. I bambini sono gli ereditari di questa energia e dobbiamo investire su di loro perché rappresentano la possibilità reale del cambiamento del paese.»