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Protezione dell'infanzia

Mutilazioni genitali, 200 milioni le vittime ma cresce l'opposizione alla pratica

Una delle partecipanti a un incontro pubblico sui danni provocati dalle mutilazioni genitali femminili organizzato dall'UNICEF a Garowe (Somalia) - ©UNICEF/UNI165230/Holt
Una delle partecipanti a un incontro pubblico sui danni provocati dalle mutilazioni genitali femminili organizzato dall'UNICEF a Garowe (Somalia) - ©UNICEF/UNI165230/Holt
15 luglio 2016 – Almeno 200 milioni di donne e ragazze che oggi vivono in 30 Stati nel mondo hanno subito mutilazioni genitali femminili (MGF), menomazioni che possono provocare terribili sofferenze fisiche e psicologiche incluse emorragie, HIV, infertilità e persino avere effetti letali. 
 

Cresce la contrarietà maschile sulle mutilazioni

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’UNICEF, circa 2/3 degli uomini e delle donne, nei paesi in cui le MGF sono comuni, affermano di voler porre fine a questa pratica: laddove i dati sono disponibili, il 67% delle ragazze e delle donne e il 63% dei ragazzi e degli uomini si dicono contrari alla reiterazione di questa pratica nelle loro comunità.

I dati mostrano che in molti Stati gli uomini si oppongono alle FGM con più convinzione rispetto alle stesse donne.

In Guinea, il paese con il secondo più alto tasso di incidenza delle MGF al mondo, il 38% dei maschi si dicono contrari alla pratica, rispetto al 21% delle ragazze e delle donne. Identico scenario in Sierra Leone, dove il 40% degli uomini e dei ragazzi vuole che la pratica finisca, rispetto al 23% delle ragazze e delle donne.

La maggiore differenza tra uomini e donne nella percezione delle MGF si riscontra proprio in Guinea, dove il 46% dei maschi ritiene che le mutilazioni genitali non portino alcun beneficio, rispetto ad appena il 10% delle femmine.

I dati mostrano anche che in oltre metà dei 15 Stati per i quali sono disponibili dati, almeno un terzo delle ragazze e delle donne pensa che le MGF non portino benefici. 

L'istruzione delle madri riduce il rischio per le figlie

Oltre ad una vasta maggioranza di persone che si oppongono a questa terribile pratica lì dove si concentra, ci sono anche esempi di un crescente slancio e impegno per porre fine alle mutilazioni genitali femminili.

Nel 2015, sia in Gambia che in Nigeria sono state adottate leggi nazionali che criminalizzano la pratica delle FGM.

Oltre 1.900 comunità, con una popolazione corrispondente a circa 5 milioni di persone, nei 16 Stati con dati disponibili, hanno presentato pubblicamente dichiarazioni di rinuncia alle MGF.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalle Nazioni Unite nel settembre 2015 contemplano, fra gli altri, l'eliminazione entro il 2030 di pratiche intollerabili come le MGF e i matrimoni precoci.

La ricerca dell’UNICEF rileva anche la connessione tra il grado di istruzione materna e la probabilità che una figlia possa subire la mutilazione o escissione.

Nei 28 Stati di cui conosciamo dati, circa 1 su 5 fra le figlie di donne analfabete è stata sottoposta a MGF: la media scende a 1 su 9 tra le figlie di donne che avevano frequentato almeno la scuola secondaria inferiore. 


«Nonostante le mutilazioni genitali femminili siano associate alle discriminazioni di genere, i nostri dati mostrano che la maggior parte dei ragazzi e degli uomini attualmente sono contrari» rileva Francesca Moneti, specialista UNICEF per i programmi di protezione dell’infanzia. «Sfortunatamente, il desiderio del singolo di porre fine alle mutilazioni genitali femminili è spesso nascosto e molte donne e uomini continuano a credere che la pratica sia necessaria affinché queste donne possano essere accettate nelle loro comunità».

«I dati possono giocare un ruolo importante nel far venire a galla le vere opinioni delle comunità sulle Mutilazioni Genitali Femminili» prosegue l'esperta. «Quando le persone si rendono conto che gli altri non sostengono più la pratica, diventa più semplice per loro porre fine alle mutilazioni genitali. È necessario quindi continuare a lavorare con i giovani, gli uomini, le donne, con le comunità, i leader religiosi e politici per sottolineare questi importanti traguardi e i terribili effetti delle MGF, per accelerare il progresso e porre fine alle mutilazioni.»

UNICEF e UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) portano avanti congiuntamente il più grande programma a livello globale per porre fine alle MGF, attivo attualmente in 17 Stati.