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L'UNICEF condanna gli attacchi ai bambini in Siria

© UNICEF/UN041531
24 marzo 2017 – Siamo sconcertati dal fatto che, mentre inizia un nuovo ciclo di negoziati di pace a Ginevra, i bambini in Siria continuano a subire attacchi.

Il bombardamento di una scuola adibita a rifugio per sfollati a Raqqa, nel nord-est della Siria, avvenuto due giorni fa, con ci ricorda ancora una volta che stiamo fallendo nei confronti dei bambini siriani. Non da oggi, ma da più di 2.200 giorni [il conflitto siriano è ufficialmente iniziato il 15 marzo 2011].
 
Negli ultimi giorni, le ostilità nel paese si sono intensificate, dalla capitale Damasco al distretto rurale che la circonda, da Aleppo a Hama e Raqqa.

Numerosi civili sono stati uccisi o feriti, altre famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro case alla ricerca di sicurezza. 

Secondo le notizie riportate, il bombardamento della scuola a Raqqa, adibita a rifugio per famiglie sfollate, avrebbe provocato la morte di 53 civili, fra cui 12 bambini.
 
Stanno privando i bambini del loro diritto fondamentale alla vita, del loro diritto all’istruzione. 

Questi eventi ci ricordano ancora una volta che non esiste un luogo sicuro per i bambini in Siria: sono sotto attacco.
 
Tutte le parti in conflitto, e coloro che possono esercitare influenza su di esse, devono raddoppiare i loro sforzi per trovare una soluzione politica che ponga fine a un conflitto che non sta lasciando dietro di sé altro che morte e distruzione.
 
Coloro che si incontrano questa settimana a Ginevra per i negoziati devono mettere i diritti dei bambini al centro di tutte le loro decisioni.
 
il diritto di ogni ragazzo e ragazza a essere protetto, il diritto di ricevere assistenza umanitaria a prescindere dal luogo in cui si trovi, il diritto ad andare a scuola e ricevere un'istruzione.
 
L’UNICEF ricorda a tutte le parti coinvolte militarmente in Siria che è loro responsabilità tutelare la vita dei bambini e delle loro famiglie.
 
Le infrastrutture civili, come scuole e ospedali, devono essere protette, a prescindere da chi controlli una determinata area.

(Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa)