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Un nuovo rapporto sulla condizione dell’infanzia in Myanmar

© UNICEF/UN061821/Brown
23 maggio 2017 - Il conflitto persistente,.la povertà e i ritardi nello sviluppo impediscono ai bambini nelle aree più remote di Myanmar (l'ex Birmania) di beneficiare delle riforme e del processo di riconciliazione intrapresi dal governo locale.

Nel rapporto "Child Alert" lanciato oggi, l’UNICEF afferma che le misure sociali ed economiche intraprese sin dal 2010 stanno iniziando a rafforzare i sistemi per la salute, l’istruzione e la protezione dei bambini.

Secondo l’UNICEF, la proposta di legge per l’infanzia e l’aumento dei finanziamenti pubblici per i programmi di vaccinazione e per l’istruzione hanno dimostrato un impegno più forte nella promozione dei diritti dei bambini nel Paese.

L’UNICEF sottolinea che, nonostante questi progressi, la vita per molti bambini in Myanmar è ancora complicata: fino a 150 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno, mentre circa il 30% soffre di malnutrizione moderata o grave; oltre la metà di tutti i bambini vive sotto la soglia di povertà.

«Il Myanmar sta affrontando una sfida reale per assicurare che i bambini possano beneficiare ovunque, e non solo nelle aree urbane, del rapido sviluppo del paese» affermo Justin Forsyth, vicedirettore generale dell’UNICEF. 

«C’è il rischio che molti bambini e le loro famiglie restino esclusi. Soprattutto i bambini più poveri che vivono nelle aree remote o che sono rimasti intrappolati in situazioni di tensione e conflitto.»

L’attenzione internazionale si è largamente focalizzata sullo Stato di Rakhine, dove ci sono 120.000 sfollati interni – comprese molte persone di etnia rohingya –, che vivono in campi a causa di un conflitto tra comunità scoppiato nel 2012; la violenza si è riaccesa l’anno scorso in seguito a un attacco ai posti di guardia di frontiera.

Un minor numero di notizie arriva dalle aree remote degli Stati di Kachin, Shan e Kayin e altre aree di confine, dove ricorrenti scontri tra i militari del Myanmar e le Organizzazioni Etniche Armate costringono le famiglie a lasciare le proprie case.

I civili si ritrovano a rischio di povertà, apolidia e tratta e hanno un accesso solo limitato a servizi sanitari e per l’istruzione di base. 

Attraverso il rapporto si richiede un accesso facilitato a circa 2,2 milioni di bambini colpiti da violenze e la fine delle violazioni dei diritti dei bambini, compreso il loro utilizzo come soldati.

Nell’instabile Stato di Rakhine, secondo l’UNICEF i bambini rohingya e di altre minoranze e le loro famiglie hanno bisogno di protezione e aiuto; l’UNICEF condivide le raccomandazioni dalla Commissione di Consulenza guidata dall’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan per una campagna per la registrazione delle nascite e altri investimenti in servizi per la salute e l’istruzione che siano aperti a tutti i bambini.

Il rapporto è stato lanciato prima della convocazione della seconda Conferenza Nazionale di Pace in Myanmar il 24 maggio che, secondo l’UNICEF, rappresenta un’opportunità per impegnarsi maggiormente a proteggere i bambini dal conflitto.

Il rapporto sottolinea che investire alcuni dei dividendi economici guadagnati grazie alla recente crescita economica del Myanmar in servizi di cui beneficeranno i bambini e i giovani, può aiutare a portare il paese verso un futuro più prospero e stabile.


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