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Acqua

Nuovi dati UNICEF-OMS: 30% del pianeta senz'acqua corrente, 60% senza servizi igienici

Una donna lava il suo bambino nel villaggio di Jawdanga, nello stato indiano del West Bengala. Due terzi della popolazione mondiale priva di acqua corrente vive in zone rurali - ©UNICEF/UN063155/Altaf Ahmad
Una donna lava il suo bambino nel villaggio di Jawdanga, nello stato indiano del West Bengala. Due terzi della popolazione mondiale priva di acqua corrente vive in zone rurali - ©UNICEF/UN063155/Altaf Ahmad
12 luglio 2017 – Secondo un nuovo rapporto reso pubblico oggi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall'UNICEF, circa il 30% della popolazione mondiale, pari a 2,1 miliardi di abitanti, non possiede nella propria abitazione un accesso continuato e sicuro all'acqua potabile mentre ben il 60% della popolazione (4,4 miliardi di persone) non ha accesso a servizi igienici adeguati. 

Ogni anno 361.000 bambini al di sotto dei 5 anni muoiono a causa della diarrea. La carenza di servizi igienici e l’acqua impura sono collegate alla trasmissione di malattie quali colera, dissenteria, epatite A e tifo.

Il rapporto, redatto dal Programma Congiunto di Monitoraggio dell’OMS e dell’UNICEF e intitolato “Progress on Drinking Water, Sanitation and Hygiene: 2017 Update and Sustainable Development Goal Baselines”, presenta la prima analisi a livello globale sulla disponibilità di acqua potabile e servizi igienici "gestiti in modo sicuro". Il risultato è che evidentemente troppi abitanti del pianeta restano ancora esclusi da questi beni fondamentali, in particolare nelle aree rurali.
 

Gli esclusi da acqua e igiene: cresce il divario tra città e zone rurali

Sui 2,1 miliardi di persone che non hanno tuttora accesso domestico a un'acqua corrente e di qualità controllata, 884 milioni non possiedono neppure un accesso considerato basilare all'acqua potabile, ossia nel raggio di un tragitto di 30 minuti a piedi da casa. 

263 milioni di persone devono camminare per oltre mezz'ora per attingere l'acqua da fonti esterne e 159 milioni bevono acqua non trattata da fonti di superficie come corsi d’acqua o laghi.

In 90 Stati, i progressi nel settore dell'igiene sono troppo lenti per raggiungere il traguardo della copertura universale entro il 2030, previsto dal n. 6 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2016-2030. 
 
Dei 4,4 miliardi di persone privi di gabinetti adeguati e funzionanti, 2,3 miliardi non hanno neppure un accesso minimo: 600 milioni condividono latrine con altre famiglie, e ben 892 milioni – la maggior parte in aree rurali – defecano all'aperto. A causa della crescita della popolazione, la pratica particolarmente rischiosa per l'igiene della defecazione all'aperto sta aumentando nell'Africa Subsahariana e in Oceania. 
 
Per molti paesi non sono disponibili neppure dati affidabili sulla qualità dell’acqua e dei servizi igienici: il rapporto ha dovuto ricorrere a stime per ben 96 Stati per quanto riguarda l'acqua potabile in casa, e per 84 Stati per i servizi igienici gestiti in modo sicuro.
    
Nei paesi in cui si verificano conflitti, le possibilità per i bambini di utilizzare servizi idrici di base è 4 volte minore rispetto ai coetanei di paesi in pace, mentre quella di avere accesso a servizi igienici è ridotta della metà.

Persistono enormi disuguaglianze tra aree urbane e rurali: 2/3 di coloro che dispongono di acqua tramite condutture casalinghe e 3/5 di coloro che hanno un gabinetto funzionante vivono in aree urbane.

Addirittura 150 dei 161 milioni di persone che attingono acqua non trattata da laghi, fiumi o canali di irrigazione vivono in aree rurali. 
 

Acqua e igiene, una questione di equità sociale

«Avere acqua pulita e gabinetti in casa non dovrebbe essere un privilegio per benestanti o per chi vive città» commenta Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore dell'OMS. «Stiamo parlando dei requisiti più basilari per la salute, e tutti gli Stati hanno la responsabilità di assicurare che ogni cittadino vi abbia accesso.»
 
Dal 2000 sono stati compiuti notevoli progressi: miliardi di persone hanno ottenuto per la prima volta l'accesso all'acqua corrente, e coloro che erano costretti a defecare all'aperto sono scesi da 1.227 a 892 milioni, con una riduzione di 22 milioni all'anno.

Tuttavia, non si può nascondere il fatto che non sempre questi nuovi accessi garantiscono acqua di qualità controllata e infrastrutture igieniche adeguate. In molte case, ambulatori e scuole manca spesso il sapone per la pulizia delle mani, e ciò mette a rischio la salute di tutti – soprattutto dei bambini più piccoli - di fronte a malattie come la diarrea acuta o il colera.
 
«Acqua pulita e servizi igienici efficaci sono essenziali per la salute di ogni bambino e comunità, e sono fondamentali per costruire società più forti, in salute e più eque» sottolinea Anthony Lake, Direttore dell’UNICEF. «Quando miglioriamo questi servizi nelle comunità più svantaggiate e per i bambini più emarginati, offriamo loro una possibilità più equa di un avvenire migliore.»

L'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 6 prevede che entro il 2030 venga posta fine alla pratica delle deiezioni all'aperto e venga garantito l'accesso universale ai servizi idrici e igienici di base. 


   Tags:  acqua , igiene