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Bambini sperduti

Ascolto e integrazione: i minori stranieri in dialogo con il Garante Infanzia a Palermo

20 luglio 2017 - L’11 e 12 luglio si è svolto presso la sede del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di Palermo un workshop organizzato dall’UNICEF, che ha avuto come protagonisti alcuni degli adolescenti stranieri ospiti in Centri di accoglienza nel capoluogo siciliano.

In particolare, i giovanissimi provenivano da Centri nei quali sono attivi operatori di Intersos, ONG partner di “One UNICEF Response”, programma finalizzato a migliorare gli standard dell'accoglienza e a favorire l'inclusione sociale per i minori stranieri non accompagnati (MSNA) presenti nel nostro Paese.

 

 

I ragazzi erano stati precedentemente coinvolti tramite l’utilizzo di “U-Report”, una piattaforma digitale promossa dall’UNICEF che, integrata con Facebook , ha permesso loro di esprimersi – in inglese, francese, arabo e italiano – sui temi di maggiore interesse per la loro vita quotidiana, rispondere a “sondaggi” a tema e ricevere informazioni necessarie per vivere in Italia.

Gli argomenti e i desideri emersi nelle due giornate dell’incontro sono quelli che valgono per i giovanissimi a qualsiasi latitudine: l’amicizia, il rispetto, la comprensione, lo studio, il lavoro e i sogni da realizzare.

 

 

Sappiamo bene che occorrono una cura ed un’attenzione nuove per rispondere e dare riscontro alle esigenze di questi ragazzi, ci ha spiegato il Garante Infanzia di Palermo, Pasquale D’Andrea, con il quale l’UNICEF collabora strettamente da mesi per delineare percorsi di integrazione per i minorenni migranti e rifugiati presenti in altissimo numero (circa 500) nella città siciliana.

I problemi si risolvono insieme

Ai ragazzi il Garante ha spiegato con molta sincerità e familiarità che le difficoltà e i ritardi che essi incontrano nell’integrazione – e che sono spesso fonte di delusione e frustrazione - sono dovuti al fatto che l’Italia non era pronta a percorsi collaudati di accoglienza e integrazione di questa entità.

«Sono dei ragazzi, ma sono anche persone che vogliono lavorare per poter mandare a casa del denaro. Molti di loro provengono da un sistema scolastico non definito, in cui la scuola non è percepita come necessaria per la sopravvivenza. Qui invece devono affrontare il progetto della scolarizzazione, indispensabile per poter lavorare. Il nostro approccio immediato è di garantire a tutti loro un tetto e dei pasti, pur essendo forse l’unico Stato europeo che sta accogliendo»  ci spiega D’Andrea.

Questi ragazzi sono poco inseriti nel territorio. Dovremmo far conoscere loro dove sono arrivati, come funziona il mondo qui da noi. Una volta compreso questo, non possono pretendere di riprodurre il loro modello culturale - che non verrebbe accettato - ma devono adeguarsi attraverso una mediazione, e capire se vogliono rimanere qui.»

«I sogni si costruiscono giorno dopo giorno, e voi dovete pensare che vi trovate in una terra che non è la vostra e quindi dovrete impegnarvi di più» ha ribadito il Garante, rivolgendosi direttamente ai ragazzi presenti. «Noi viviamo in un paese che voi avete immaginato attraverso la tv o quello che vi hanno raccontato, ma la realtà è diversa. In Italia non vediamo più i colori delle nostre città, perché corriamo troppo, siamo stressati. Voi siete una risorsa: ci aiuterete a riscoprire la nostra terra e a ricominciare a vederne la bellezza.»

D’Andrea ha presentato ai giovani partecipanti al workshop le “regole” della casa Italia, a cominciare dalla Costituzione, base della nostra democrazia.

«Se un uomo è libero deve anche decidere dove stare, quindi scegliere di stare in Italia significa accettare le nostre regole e condividerle, e poi piano piano costruire nuove modalità di vita comune. Ci vuole tempo, però. Io ho lottato per 40 anni affinché si definisse una legge per dare pari diritti e dignità a tutti i bambini di qualunque nazionalità, genere, religione.»

 

 

Dott. Pasquale D'Andrea, il Garante per l'infanzia e l'adolescenza della città di Palermo.

 

Quali percorsi per l’integrazione: nasce la figura del tutore.

Il quadro a cui sta lavorando l’ufficio del Garante insieme all’UNICEF e alle altre istituzioni per favorire l’ascolto e l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati a Palermo, ha trovato un nuovo slancio grazie alla legge Zampa [link: https://www.unicef.it/doc/7324/approvata-la-legge-zampa-per-minori-stranieri-non-accompagnati.htm ] che inserisce la figura del tutore volontario e l’affido familiare.

«Il tutore non è più soltanto un avvocato che garantisce gli aspetti legali, ma una figura che vuole fornire un servizio più che garantire un controllo» ha spiegato ancora D’Andrea. «Secondo le nuove norme di legge, il ragazzo entro 30 giorni dal suo arrivo sarà affiancato da questa figura, che avrà cura di lui, lo aiuterà a districarsi nel mondo sconosciuto in cui è arrivato e gli permetterà di conoscere il nostro modello di vita e come siamo arrivati ad ottenerlo.»

Per favorire la diffusione della figura del “tutore volontario” occorre però identificare competenze e creare un modello organizzativo di intervento che andrà collaudato.

Chi desidera diventare tutore dovrà partecipare ad un bando pubblico, superare una selezione e frequentare un corso di formazione. A Palermo ne è stato già attivato uno dal quale sono usciti 40 nuovi cittadini tutori.

Il tutore accompagnerà il giovane nei delicati passaggi della socializzazione, a cominciare dalla comunità di accoglienza in cui esso è inserito.

Raccoglierà la storia del ragazzo, quale tipo di educazione (formale o informale) ha ricevuto, ascolterà i suoi desideri e dopo questo, si confronterà con i soggetti competenti (Garante, Comune, responsabile della comunità e UNICEF) per delineare un percorso personale che il ragazzo sottoscriverà, in una sorta di contratto.

L’UNICEF monitorerà tutto il percorso del tutore volontario, fornendo un’assistenza continuativa.

 

L’affido familiare e percorsi di affiancamento

Garante e UNICEF stanno lavorando su un modello adeguato al contesto territoriale, che superi i limiti dei progetti isolati, e che metta a sistema tutte le risorse economiche e gli strumenti disponibili: dal Fondo per l’immigrazione, ai finanziamenti europei, dalle borse di lavoro, alle soluzioni abitative alternative come i “gruppi appartamento” ecc.

Fra questi strumenti occupa un posto non certo secondario l’affido familiare.

Pasquale D’Andrea prospetta due strade: una riservata agli adolescenti più giovani (13-15 anni) e una per quelli più prossimi alla maggiore età.

Ai ragazzi più piccoli verrà proposto il contatto con famiglie già selezionate e disponibili (soprattutto in Lombardia e in Veneto, tramite l’organizzazione partner CNCA) ad accogliere in casa propria un minorenne straniero, a fronte di un contributo statale erogato dal Ministero per l’Interno. Per quelli che desiderano restare a Palermo si valuterà l’affido locale.

La famiglia interessata a svolgere questo aiuto potrà fare domanda al Tribunale e, qualora abbia i requisiti necessari, anch’essa riceverà una formazione ed entrerà in lista. È importante puntualizzare che la famiglia affidataria non sostituirà la famiglia d’origine: sebbene la quasi totalità (92% nel 2016) dei minorenni che approdano in Italia abbiano viaggiato soli, solamente una minoranza di essi è orfana o non è in contatto con i genitori o altri parenti stretti rimasti in patria.

Per i ragazzi e le ragazze dai 17 anni in su, per i quali l’affido familiare è un’opzione difficilmente praticabile, occorrerà realizzare percorsi mirati.

«Secondo le indicazioni della Convenzione, un tutore deve garantire 5 misure generali per lo sviluppo dell’essere umano: l’ascolto e la partecipazione, il riconoscimento dei diritti civili, il diritto ad avere un ambiente familiare, un’adeguata assistenza sanitaria e l’educazione anche in termini di tempo libero, gioco e sport» ha spiegato ancora D’Andrea.

Per il momento solo un centinaio, dei 500 minorenni stranieri non accompagnati presenti a Palermo, potranno accedere a questi percorsi.  Gli altri riceveranno comunque dall’UNICEF un sostegno per facilitare l’inclusione sociale, grazie a figure di riferimento presenti sul territorio che potranno agire da mediatori e metterli in relazione con i coetanei locali.

I giovani immigrati esprimono con forza il desiderio di fare amicizie e di non restare confinati all’interno delle strutture di accoglienza.

Il nostro intento è di aiutarli a realizzare questo loro sogno.