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Siria, tra 30.000 e 50.000 civili continuano ancora intrappolati a Raqqa

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23 luglio 2017 - Anche se il momento peggiore delle violenze a Mosul è terminato, troppi bambini nella regione siro-irachena continuano a soffrire in modo intollerabile.
 
Bambini in stato di shock emergono dai sotterranei e dalle macerie di Mosul. Alcuni di loro hanno perso contatto con le loro famiglie mentre fuggivano per salvarsi.
 
Le famiglie sono state costrette ad abbandonare i loro bambini, che  ora vivono nella paura, soli. Molti bambini sono stati costretti a combattere e alcuni a compiere atti di violenza estrema.
 
Questi sono tempi terribili per troppi bambini in Iraq e in altri paesi colpiti dal conflitto nella regione medio-orientale e nell'Africa nord-orientale. La violenza e conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuro di quasi 27 milioni di bambini, se si includono quelli nello Yemen, in Libia, nel Sud Sudan o in Palestina.
 
Nella città nord-orientale di Raqqa in Siria, la violenza si è ulteriormente intensificata nelle ultime settimane, con i bambini che vengono ripetutamente attaccati.
 
Tra 30.000 e 50.000 civili continuano ad essere intrappolati nella città, mentre continua una terribile violenza attorno a loro.
 
Le famiglie fuggite dalla città hanno riferito di condizioni orribili, con cecchini, mine e ordigni di guerra inesplosi sparsi ovunque. 
 
Questi bambini sono stati arrestati, abusati e stigmatizzati per le affiliazioni percepite, mentre rimangono alte le tensioni all'interno e tra le comunità.
 
Questi bambini soli hanno bisogno del nostro sostegno per ritrovare le loro famiglie, riabbracciare i loro cari e essere protetti e curati, indipendentemente dall'origine o dall'affiliazione della loro famiglia.
 
Come per qualsiasi altro bambino nel mondo, hanno il diritto di essere salvaguardati, anche attraverso la documentazione legale. I bambini sono bambini!
 
Ora è il momento di agire. Come possiamo costruire un futuro più stabile e prospero per tutti, mentre i bambini sono esposti a tali orrori e vengono trattati in questo modo?
 
 
(Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore dell'UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa)