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Bambini sperduti

Sgombero dei rifugiati a Roma, è crisi di gestione non di immigrazione

Un momento dello sgombero di Piazza Indipendenza, a pochi passi dalla Stazione Termini - ©UNICEF Italia/2017/E.Noviello
Un momento dello sgombero di Piazza Indipendenza, a pochi passi dalla Stazione Termini - ©UNICEF Italia/2017/E.Noviello
24 agosto 2017 - Questa mattina all'alba in Piazza Indipendenza a Roma è avvenuto lo sgombero dei rifugiati che vivevano nel palazzo occupato di via Curtatone, sotto gli occhi terrorizzati dei bambini che erano stati lasciati al primo piano insieme alle loro famiglie dopo lo sgombero di sabato scorso.

Questi bambini, dopo aver assistito a scene di guerriglia urbana, sono stati caricati sui pullman delle forze dell’ordine e portati in Questura.  

Alcuni testimoni ci hanno raccontato che continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda al terrore, sconvolti. 

È una situazione molto triste: parliamo di 800 persone con status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture che in alcuni casi hanno anche ottenuto la cittadinanza italiana, buttate in strada in condizioni disumane  senza una reale alternativa sostenibile (non il meno peggio) da parte del Comune di Roma, che abbiamo invano atteso in piazza.

Malgrado le soluzioni offerte dal Comune (80 posti SPRAR in due strutture diverse) e dal privato (alcune villette in provincia di Rieti) ci sembra che nessuno abbia riflettuto sul destino di queste persone. 

I bambini vanno a scuola a Roma e molti degli adulti lavorano, segno di un percorso di integrazione ed emancipazione dal sistema di accoglienza che verrebbero interrotti di netto e non valorizzati, in particolare gli 80 posti SPRAR  di cui si parla verrebbero sottratti ai nuovi arrivati titolari di protezione o in attesa di riconoscimento. 

Per quanto riguarda la proposta del privato di mettere a disposizione per 4 mesi alcune villette presenti in provincia di Rieti, la distanza territoriale non garantirebbe la continuità scolastica e lavorativa, e sradicherebbe queste persone dal tessuto sociale.

La verità va detta tutta: questa situazione non è legata alla cosiddetta emergenza migratoria, è una situazione storica di Roma, sintomo dell’assenza di politiche adeguate e lungimiranti. Si continua con interventi emergenziali quando sarebbe stato possibile valutare soluzioni strutturali.

(Dichiarazione di Andrea Iacomini, Portavoce UNICEF Italia)