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Acqua

World Water Week 2017, 180 milioni senz'acqua nei paesi in guerra

Un gruppo di donne in fila per l'acqua nel Posto di protezione per i civili (PoC) di Bentiu, nel Sud Sudan - ©UNICEF/UN068321/Hatcher-Moore
Un gruppo di donne in fila per l'acqua nel Posto di protezione per i civili (PoC) di Bentiu, nel Sud Sudan - ©UNICEF/UN068321/Hatcher-Moore
29 agosto 2017 – In occasione della Settimana Mondiale dell’Acqua (27 agosto-1° settembre), l'UNICEF avverte che sono oltre 180 milioni le persone nel mondo che non hanno accesso all'acqua potabile in paesi colpiti da conflitti, violenze e instabilità.

Secondo una recente analisi realizzata dall’UNICEF e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le persone che vivono in situazioni di fragilità hanno una probabilità quattro volte maggiore di non avere acqua potabile rispetto alle popolazioni in situazioni differenti. 

Su 484 milioni di persone che si stima vivessero in situazioni di fragilità nel 2015, 183 milioni non avevano servizi per l’acqua potabile.

In Siria, dove il conflitto è nel corso del suo settimo anno, circa 15 milioni di persone - fra cui 6.4 milioni di bambini - hanno bisogno di un accesso sicuro all'acqua sicura. 

L’acqua è spesso utilizzata in Siria come arma di guerra: solo nel 2016 ci sono stati almeno 30 tagli intenzionali alle forniture idriche – fra cui quelli in grandi centri urbani come Aleppo, Damasco, Hama, Raqqa e Dara - con stazioni di pompaggio distrutte e sorgenti contaminate.

Nelle aree flagellate dal conflitto con Boko Haram, nel nord-est della Nigeria, il 75% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie sono state danneggiate o distrutte, lasciando 3,6 milioni di abitanti senza nemmeno i servizi idrici di base.

Nel Sud Sudan, dove i combattimenti hanno infuriato per oltre tre anni, circa metà dei punti idrici nel paese è stata danneggiata o completamente distrutta.


Nello Yemen, scosso dall’impatto di oltre due anni di conflitto, le reti per il rifornimento idrico che servono le città più grandi del paese sono a rischio imminente di collasso a causa dei danni e del degrado causati dalla guerra.

Circa 15 milioni di yemeniti sono privi dall’accesso regolare ai servizi idrici e igienici.
 
«L’accesso dei bambini ad acqua e servizi igienici affidabili, soprattutto in contesti di conflitto armato o di altra emergenza umanitaria, è un diritto, non un privilegio» sottolinea Sanjay Wijesekera, a capo dei programmi dell’UNICEF su Acqua e Igiene. «Nei paesi colpiti da violenze, guerre e instabilità, con massicci sfollamenti di popolazione, il mezzo di sopravvivenza più basilare per i bambini – l’acqua – deve essere una priorità.

In fin troppe occasioni i sistemi idrici e igienici sono stati attaccati, danneggiati o lasciati andare in rovina fino al punto di essere inutilizzabili. Quando i bambini non hanno acqua sicura da bere, e quando i sistemi sanitari vanno in rovina, la malnutrizione e malattie potenzialmente letali come il colera fanno inevitabilmente il loro seguito.»

Nello stesso Yemen, ad esempio, i bambini rappresentano oltre il 53% dei 550.000 casi sospetti di colera e di diarrea acquosa acuta riportati finora.

La Somalia è affetta dalla più grave epidemia di colera degli ultimi cinque anni nel paese, con circa 77.000 casi sospetti di colera o diarrea acquosa acuta. E anche il  Sud Sudan sta sperimentando la peggiore epidemia di colera della sua storia, con oltre 19.000 casi negli ultimi 14 mesi.

Dal punto di vista della malnutrizione, nei principali paesi minacciati dalla carestia (Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen) sono circa 30 milioni di persone (14,6 milioni dei quali bambini) che hanno urgente bisogno di acqua sicura. In questi paesi sono oltre 5 milioni i bambini malnutriti, 1,4 in forma molto grave.


 
 
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"Rapporto UNICEF-OMS "Progress on Drinking Water, Sanitation and Hygiene 2017""

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