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Oltre 320.000 i bambini Rohingya rifugiati profughi in Bangladesh

Hasina Begum, 30 anni, è arrivata a Palong Khali (Bangladesh) dopo un viaggio a piedi di 10 giorni. Nei massacri in Myanmar ha perso il marito, il figlio maggiore, la mamma e due fratelli - ©UNICEF/UN0139414/LeMoyne
Hasina Begum, 30 anni, è arrivata a Palong Khali (Bangladesh) dopo un viaggio a piedi di 10 giorni. Nei massacri in Myanmar ha perso il marito, il figlio maggiore, la mamma e due fratelli - ©UNICEF/UN0139414/LeMoyne
20 ottobre 2017 – Condizioni di vita terribili e malattie veicolate dall'acqua minacciano la vita di oltre 320.000 bambini Rohingya rifugiati nel Bangladesh meridionale dalla fine di agosto: ad affermarlo è il nuovo rapporto dell'UNICEF "Outcast and Desperate" (In fuga e disperati), reso pubblico oggi.
 
Dal 25 agosto a oggi ben più di mezzo milione di Rohingya ha superato il confine nel distretto di Cox's Bazar, nel sud del Bangladesh, dopo essere fuggiti dai massacri nel vicino Myanmar (l'ex Birmania).
 
Questi profughi si sono aggiunti ai circa 200.000 rifugiati Rohingya che già vivevano in Bangladesh a seguiro di precedenti afflussi negli anni scorsi. 
 
Circa il 60% dei profughi in fuga dal Myanmar sono bambiniOgni giorno superano il confine tra i 1.200 e i 1.800 bambini.
 
La maggior parte dei rifugiati vive in insediamenti di fortuna sovraffollati e poco salubri.
 
Nonostante l'incremento degli aiuti internazionali al Governo del Bangladesh, i bisogni fondamentali di molti bambini non trovano ancora risposta.
 
«Moltissimi tra i bambini rohingya rifugiati in Bangladesh sono stati testimoni in Myanmar di atrocità a cui nessun essere umano dovrebbe mai assistere. Tutti, indistintamente, hanno subito enormi perdite» commenta Anthony Lake, Direttore dell’UNICEF. «Questi bambini hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile, servizi igienico-sanitari e vaccini per essere protetti dalle malattie che proliferano nelle situazioni di emergenza. 

Ma hanno bisogno di aiuto per superare gli orrori che hanno sopportato. Hanno bisogno di scuola, sostegno psicologico, hanno bisogno soprattutto di speranza. Se non garantiamo loro questo, adesso, come potranno mai diventare dei cittadini responsabili per le loro società? Questa crisi sta depredando la loro infanzia. Non possiamo lasciare che venga rubato loro anche il futuro
 
 «I rifugiati continuano ad arrivare, ma già vediamo quali terribili pericoli stanno affrontando questi bambini» aggiunge Edouard Beigbeder, Rappresentante UNICEF in Bangladesh. «Vivendo all'addiaccio, con gravi carenze alimentari, idriche, igieniche e sanitarie, il rischio di contrarre malattie veicolate dall'acqua e di altra natura è molto concreto.»
 
Nei campi sono stati riscontrati elevati livelli di malnutrizione acuta grave tra i bambini più piccoli e una preoccupante di assistenza per le donne incinte, le madri e i neonati. È inoltre indispensabile estendere il sostegno psicologico per i bambini rimasti traumatizzati dalle violenze.
 
Un'ulteriore rischio, nell'ambiente caotico dei campi profughi, è che i bambini e i ragazzi possono cadere vittime della tratta e di altre forme di sfruttamento.
 
L’UNICEF rilancia il suo appello per chiedere la fine delle violenze contro i civili nello Stato di Rakhine (nel Myanmar) e che venga garantito agli operatori umanitari un accesso libero e senza restrizioni a tutti i bambini colpiti dalle violenze in quella regione.
 
Al momento, l’UNICEF non ha ancora accesso ai bambini Rohingya nello Stato di Rakhine settentrionale.
 
Nel rapporto si manifesta l'esigenza di una soluzione a lungo termine della crisi in corso nello Stato di Rakhine. Tale soluzione deve affrontare e risolvere le problematiche dell’apolidia e delle discriminazioni che affliggono i Rhoingya, come raccomandato dalla "Commissione Consultiva sullo Stato di Rakhine"
 

Un piano di risposta umanitaria per il Bangladesh

In occasione della Conferenza internazionale dei donatori convocata dall'Unione Europea per lunedì 23 ottobre a Ginevra, l’UNICEF chiede ai donatori di rispondere con urgenza al Piano di Risposta Umanitaria per il Bangladesh delle Nazioni Unite e delle agenzie umanitarie.
 
L’appello complessivo ammonta a 434 milioni di dollari, di cui 76,1 milioni sono quelli stimati necessari dall'UNICEF per rispondere ai bisogni immediati dei bambini Rohingya (sia quelli arrivati nelle ultime settimane che quelli da anni rifugiati in Bangladesh) e dei bambini più bisognosi delle comunità ospitanti.
 
La principali priorità dell’appello sono garantire acqua potabile e igiene, considerate le gravi preoccupazioni per una possibile epidemia di diarrea e di altre malattie trasmesse dall’acqua infetta.
 
Va ricordato poi che la maggior parte dei bambini rohingya non ha completato i cicli vaccinali contro malattie come il morbillo.
 
L’UNICEF si sta concentrando anche sulla fornitura di materiali scolastici e sull'installazione degli "Spazi a misura di bambino" (ambienti protetti dove i bambini possono giocare e ricevere le prime forme di assistenza psicologica) e sta lavorando con i suoi partner per affrontare il problema della violenza contro ragazze e donne
 
L’UNICEF chiede che vengano intraprese azioni concrete e urgenti:
  1. Sostegno finanziario da parte della comunità internazionale al "Piano di Risposta Umanitaria per il Bangladesh" e al "Piano di Risposta Umanitaria per il Myanmar"
  2. Protezione per i bambini e le famiglie rohingya e accesso libero e immediato a tutti i bambini colpiti dalla violenza nello Stato di Rakhine;
  3. Sostegno per un ritorno sicuro, volontario e dignitoso dei rifugiati rohingya in Myanmar;
  4. Soluzioni di lungo periodo alla crisi, che comprende l’implementazione delle raccomandazioni della Commissione Consultiva sullo Stato di Rakhine


 
 
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"Rapporto UNICEF "Outcast And Desperate""

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