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Yemen, 1.000 giorni di conflitto. La più grave crisi umanitaria al mondo

© UNICEF Yemen/2017
30 dicembre 2017 – Il tragico traguardo dei 1.000 giorni di guerra nello Yemen è stato superato. Con l’acuirsi delle violenze negli ultimi giorni, i bambini e le loro famiglie continuano a essere uccisi in attacchi e bombardamenti.

Da oltre 1.000 giorni, a causa delle brutali violenze, le famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. 

1.000 giorni senza cibo e acqua potabile a sufficienza. 1.000 giorni durante i quali gli ospedali sono stati bombardati e le scuole danneggiate. 

1.000 giorni di bambini reclutati per combattere. 1.000 giorni di malattie e morti… di sofferenze inimmaginabili.

Il conflitto nello Yemen ha dato origine alla peggiore crisi umanitaria in corso al mondo – una crisi che ha coinvolto tutto il paese. 

Circa il 75% circa della popolazione yemenita ha urgente bisogno di assistenza umanitaria: fra loro 11,3 milioni sono i bambini che senza quest’assistenza non possono sopravvivere. 

Almeno il 60% degli Yemeniti vive in condizioni di insicurezza alimentare e 16 milioni di persone non hanno accesso ad acqua sicura e a servizi igienici adeguati. Molti altri non hanno accesso a servizi sanitari di base. 

Meno della metà delle strutture sanitarie dello Yemen è pienamente funzionante, e lo staff medico non riceve lo stipendio da molti mesi.

Questo terribile conteggio riflette soltanto ciò che sappiamo: in realtà, probabilmente, la situazione peggiorerà ancora.
 
Le agenzie delle Nazioni Unite non hanno pieno accesso ad alcune delle comunità tra le più duramente colpite. Molti di noi non possono nemmeno verificare quali siano i bisogni di queste persone.
 
Quel che sappiamo è che nello Yemen la crisi è diventata rapidamente una catastrofe umanitaria.

Negli ultimi giorni sono stati fatti alcuni progressi  con le prime importazioni commerciali di carburante presso il porto di Hudayadah, successivo alle recenti importazioni commerciali di cibo.
 
È importante che queste scorte non vengano sprecate, dato che le restrizioni sulle importazioni hanno provocato il raddoppio dei prezzi del carburante diesel, minacciando di conseguenza l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e alle cure mediche urgenti.
 
In troppi ospedali si registra carenza di carburante per i generatori che ne consentono l’operatività.
 
Le stazioni per il pompaggio dell’acqua, che servono oltre 3 milioni di persone, stanno rapidamente rimanendo senza il carburante di cui hanno bisogno per restare in funzione, mentre il prezzo dell’acqua importata è aumentato di 6 volte.
 
L’acqua potabile non è più economicamente sostenibile per oltre due terzi degli yemeniti che vivono in povertà estrema.
 
Tutto questo rischia di sopraffare gli sforzi in corso per contenere le epidemie di difterite, colera e diarrea acquosa acuta.

Restiamo impegnati per aiutare la popolazione civile: insieme abbiamo raggiunto circa 6 milioni di abitanti  con acqua pulita, distribuito 3,7 milioni di litri di carburante per gli ospedali pubblici, curato oltre 167.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, distribuito oltre 2.700 tonnellate di medicine e altri beni sanitari, vaccinato 4,8 milioni di bambini contro la polio e fornito assistenza alimentare a circa 7 milioni di persone in un mese.
 
Attualmente, nel paese, chiunque sia un caso sospetto di colera e ha la possibilità di accedere ai servizi sanitari ha quasi il 100% delle possibilità di sopravvivere.

Ma le condizioni stanno peggiorando, con il rischio di sopraffare la nostra capacità di risposta.
 
Se non  avremo un accesso più ampio e se le violenze non si arrestano, il costo in termini di vite sarà incalcolabile.
 
Per questo chiediamo ancora una volta alle parti coinvolte nel conflitto di consentire immediatamente un pieno accesso umanitario a tutto il territorio dello Yemen e di porre fine ai combattimenti.
 
Le famiglie dello Yemen non dovrebbero vivere un solo giorno in più di guerra, non immaginiamo neppure che debbano viverne altri 1.000.
 
 
(Dichiarazione congiunta di: 
  • Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
  • Anthony Lake, Direttore UNICEF 
  • Davide Beasley, Direttore esecutivo World Food Programme (WFP)