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Convoglio umanitario entra a Ghouta Est, ma la situazione resta disperata

Gli abitanti di Duma, tra cui i bambini, fanno la fila a un convoglio congiunto UNICEF, ONU e Mezzaluna Rossa siriana di 46 camion, che ha portato aiuti umanitari per 27.500 persone nel Ghouta orientale, Siria - © UNICEF/UN0162765/Al-Mohibany
6  marzo 2018 - Un convoglio umanitario organizzato dall'UNICEF, dall'ONU e dalla Mezzaluna Rossa Siriana, composto da 46 camion e altri automezzi, è entrato ieri a Duma portando aiuti umanitari - alimenti, medicine e altri generi di prima necessità - per 27.500 civili.
 
Duma è una città situata nella Ghouta orientale, una regione agricola a pochi chilometri dalla capitale Damasco, da anni sotto controllo dei ribelli e sotto un durissimo assedio da parte delle forze governative.
 
Com'è noto, nelle ultime settimane la Ghouta è teatro di aspri combattimenti che sono costati la vita a molte centinaia di civili, fra cui moltissimi bambini. Nella Ghouta è nominalmente in corso la tregua sancita il 24 febbraio scorso dalla Risoluzione n. 2401 del Consiglio di Sicurezza, ma di fatto le ostilità non sono mai cessate se non per poche ore. 
 
Il convoglio comprendeva cinque camion dell'UNICEF con aiuti sanitari e nutrizionali, con la presenza di diversi operatori.
 
Alcuni beni sono stati fatti scaricare dai camion dell'UNICEF da parte delle autorità siriane: fra i beni bloccati alcuni kit sanitari (in particolare quelli chirurgici e ostetrici) e, per la prima volta, quelli utilizzati per il trattamento delle malattie diarroiche.
 
Quello di ieri è stato il primo convoglio umanitario autorizzato a entrare nella Ghouta dopo l'approvazione della "tregua" e il primo a raggiungere Duma dal 15 novembre 2017.
 
«Anche se non è stato possibile effettuare la prevista missione di valutazione, gli operatori UNICEF entrati a Duma hanno testimoniato una situazione terribile, in cui la paura e la rabbia della popolazione locale erano palpabili» ha dichiarato ieri a Ginevra Christophe Boulierac, portavoce UNICEF.
 
«La famiglie vivono negli scantinati dei palazzi da ormai quattro settimane, con pochissima acqua e cibo. In alcuni casi, vi sono fino a 200 persone accalcate in un seminterrato, con servizi igienici di fortuna e a volte con dei semplici secchi.» 

In alcuni casi, le comunità hanno organizzato lezioni scolastiche nelle cantine, utilizzando i manuali di autoapprendimento forniti dall'UNICEF.

«Un bambino di 8 anni ha raccontato a un nostro operatore che l'unico pasto che aveva avuto in tutta la giornata era stato del grano cotto con acqua e zucchero. Il giorno prima, il suo cibo era stato una ciotola di riso. Non sapeva  se il giorno dopo  avrebbe mangiato.» 

La guerra continua a colpire i bambini anche in altre zone del paese, in particolare a Idlib, Afrin, Deir-ez-Zor, Damasco e in alcune zone di Aleppo.
 
L'inizio del 2018 è stato particolarmente sanguinoso: secondo le segnalazioni che abbiamo ricevuto, sono oltre 1.000 i bambini uccisi o gravemente feriti nei primi due mesi dell’anno.
 
In Siria sono 5,3 milioni i bambini bisognosi di assistenza umanitaria, fra cui quasi 2 milioni in aree assediate e difficili da raggiungere.