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Sud Sudan, smobilitati 207 ex "bambini soldato"

Gli ex
Gli ex "bambini-soldato" abbandonano a terra le armi e se ne allontanano simbolicamente nel corso della cerimonia di smobilitazione - ©UNICEF/UN0201238/Rich
18 aprile 2018 - Oltre 200 minorenni sono stati smobilitati ieri da gruppi armati nel Sud Sudan. Si tratta del secondo rilascio collettivo di "bambini soldato" mediato dall'UNICEF nel 2018 (il primo era avvenuto l'8 febbraio scorso), che porta a 550 il numero dei minori che hanno deposto le armi quest'anno nel paese africano.

L'UNICEF confida che entro la fine dell'anno saranno circa mille i bambini che saranno usciti dalle fila dei gruppi armati.
   
La cerimonia di smobilitazione dei 207 ex combattenti (112 ragazzi e 95 ragazze) è avvenuta nella località rurale di Bakiwiri, a circa un'ora da Yambio - luogo del rilascio di febbraio - nello Stato dell'Equatoria Occidentale [il Sud Sudan è uno Stato federale]. 
 
I 207 minori rilasciati (112 ragazzi, 95 ragazze), provenivano dal Movimento di Liberazione Nazionale del Sud Sudan (SSNLM) e dall'Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan in Opposizione (SPLA-IO).
 
Lo SSNLM aveva firmato nel 2016 un accordo di pace con il Governo sud-sudanese, che prevedeva l'integrazione dei suoi miliziani nell'Esercito nazionale e il rilascio dei minorenni in armi. 

La recrudescenza del conflitto, tuttavia, aveva sospeso l'applicazione dell'accordo e solamente una paziente azione di dialogo, portata avanti dall'UNICEF e dalla Commissione Nazionale per il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento ha permesso, nell'autunno del 2017, di recuperare quei negoziati. 

L'obiettivo dell'UNICEF e della Commissione è di ottenere nei prossimi mesi la smobilitazione degli altri 571 minorenni tuttora associati a SSNLM e SPLA-IO e che hanno espresso desiderio di abbandonare le armi. 

 
«Nessun bambino dovrebbe mai dover imbracciare un'arma e combattere» commenta Mahimbo Mdoe, Rappresentante dell'UNICEF nel Sud Sudan. «Per ogni bambino liberato, oggi è l'inizio di una nuova vita. L'UNICEF è orgogliosa di aiutare questi bambini a ritornare alle proprie famiglie e a iniziare a costruirsi un futuro più luminoso».
 
Durante la cerimonia, i bambini hanno solennemente deposto le armi e le divise, indossando abiti civili. Seguiranno visite mediche e assistenza psicosociale nell'ambito del programma di reinserimento gestito dall'UNICEF e dalle organizzazioni partner.
 
Le famiglie che riaccoglieranno i propri figli dopo la smobilitazione riceveranno un contributo alimentare per tre mesi mentre i ragazzi beneficeranno di forme di istruzione accelerata e di formazione professionale che permetteranno loro guadagnare l'autonomia economica e di contribuire al reddito familiare. 
 
«Insieme ai partner governativi e alla missione di peacekeeping nel Sud Sudan [UNMISS] abbiamo negoziato instancabilmente con le parti in conflitto per consentire il rilascio di questi bambini» sotttolinea Mdoe.
 
«Ma il nostro lavoro non si ferma qui. Il processo di reintegrazione sociale è delicato e dobbiamo garantire a questi ragazzi tutto il sostegno di cui hanno bisogno per inserirsi con successo nella società.»
  
L'UNICEF ricorda che, nonostante questi successi, nel Sud Sudan sono ancora 19.000 i minorenni tra le fila dell'esercito regolare e dei gruppi armati.
 
Finché proseguiranno a arruolare e impiegare bambini, le formazioni armate tradiranno il loro impegno a tutelare l'infanzia, previsto dal diritto internazionale.
 
Mentre i colloqui di pace riprendono e si discute del futuro governo di transizione, l'UNICEF esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto a porre fine al reclutamento di bambini e a liberarli dalle loro file. 
 
È inoltre essenziale un finanziamento adeguato al programma di smobilitazione: l'UNICEF ha bisogno di 45 milioni di dollari per le operazioni di rilascio, smobilitazione e reintegrazione sociale di 19.000 bambini nei prossimi tre anni.