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Da Gaza alla Siria: basta attacchi sui bambini!

Nell' Alsadaqah Hospital di Aden, un bambino sofferente di colera viene monitorato con uno strumento antropometrico per valuitare il suo stato nutrizionale - © UNICEF/UN078075/Fuad
15 maggio 2018 – Durante i primi quattro mesi dell’anno, dalla Repubblica Centrafricana al Sud Sudan, e dalla Siria all’Afghanistan, gli attacchi contro i bambini nel corso di conflitti armati si sono susseguiti senza soluzione di continuità.
 
Con scarso rimorso e con ancor meno trasparenza, le parti in conflitto continuano apertamente a ignorare una delle regole basilari durante una guerra: la protezione dell'infanzia.
 
Non è stata risparmiata alcuna strategia bellica, per quanto letale per i bambini. 

Bombardamenti indiscriminati contro scuole, ospedali e altre infrastrutture civili, rapimenti, arruolamento di minorenni, assedi, abusi nella detenzione e negazione dell’assistenza umanitaria: tutte queste atrocità sono state all'ordine del giorno.
 
Nello Yemen, dall'inizio dell'anno oltre 220 bambini sono stati uccisi e oltre 330 feriti. Circa 4,3 milioni di bambini soffrono la fame, un aumento del 24% rispetto ai livelli del 2017.
 
Un’epidemia di diarrea acquosa acuta e colera, che l’anno scorso ha ucciso oltre 400 bambini sotto i 5 anni, minaccia di mietere ancora giovanissime vittime, mentre con la stagione delle piogge le condizioni igieniche peggiorano ulteriormente.
 
Nella Striscia di Gaza, dall'inizio di marzo siamo tornati a vedere bambini uccisi e feriti nel corso di manifestazioni di protesta. Le notizie di ieri menzionano numerosi bambini tra le vittime, in quello che è probabilmente stato il giorno più cruento per le violenze dalla guerra del 2014.

In Siria, le speranze di ottenere una pace rimangono fragili. Nel corso dei primi tre mesi dell’anno sono stati accertati oltre 70 attacchi contro ospedali e altre strutture sanitarie, che hanno privato i bambini e le loro famiglie di servizi sanitari di vitale importanza.
 
Oltre 300 strutture scolastiche sono state bombardate dall'inizio del conflitto siriano, nel marzo 2011. Circa 5,3 milioni di bambini sono sfollati all'interno dei confini siriani o si sono rifugiati all'estero, e circa 850.000 bambini continuano a vivere in aree assediate o difficili da raggiungere.
 
Nel Bangladesh oltre 400.000 bambini rifugiati Rohingya, sopravvissuti alle atrocità nel vicino Myanmar, hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria. Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni, il rischio di epidemie di colera e di altre malattie veicolate dall'acqua impura è maggiore che mai.
 
Nel Sud Sudan, il primo paese che ho visitato da Direttore dell’UNICEF, almeno 2,6 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle proprie caseOltre un milione di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di cui 250.000 della forma più grave, con imminente rischio di morte.
 
Anche se fino ad ora quest’anno circa 600 bambini sono stati rilasciati dai gruppi armati, circa 19.000 continuano ad essere utilizzati come combattenti, messaggeri, facchini, cuochi e anche come schiavi sessuali per le parti in conflitto.
 
In Afghanistan, a causa del conflitto,  risulta che nei primi tre mesi dell'anno siano stati uccisi almeno 150 bambini e altri 400 sono rimasti feriti.
 
Nella Repubblica Centrafricana, la recrudescenza delle violenze ha costretto in queste settimane circa 29.000 bambini a fuggire dalle loro case, portando il numero totale dei bambini sfollati interni prossimo alle 360.000 unità.
 
Qui oltre il 40% dei bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e un terzo dei bambini in età scolare non sta andando a scuola.
 
In tutti questi paesi e in molti altri, i team dell’UNICEF e delle organizzazioni partner stanno facendo tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei più vulnerabili, di quelli separati dalle famiglie, terrorizzati e soli, di coloro che si ammalano in campi per rifugiati densamente popolati, di quelli che migrano nella stagione dei monsoni e in quella secca e di coloro che sono affamati.
 
Nonostante la mancanza dei fondi necessari – abbiamo ricevuto solo il 16% delle somme richieste dall'Appello Umanitario 2018 – siamo fermamente impegnati a portare assistenza ai più vulnerabili.
 
Continuiamo e continueremo a vaccinare bambini, a curarli dalla malnutrizione, a garantire loro la scuola, a fornire loro servizi di tutela e a rispondere ai loro bisogni di base.
 
Ma l’aiuto umanitario da solo non basta. I bambini hanno bisogno di pace e di sicurezza.
 
Le regole di guerra proibiscono che si colpiscano i civili, che si bombardino scuole e ospedali, che i minorenni siano reclutati e impiegati in conflitti armati i minorenni, che siano detenuti illegalmente o che sia negata loro l'assistenza umanitaria.
 
Quando scoppia un conflitto, queste regole devono essere rispettate e coloro che le infrangono devono essere chiamati a risponderne.
 
Quando è troppo, è troppo. Stop agli attacchi sui bambini!
 

(Dichiarazione del Direttore dell’UNICEF Henrietta Fore)