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Le belle opportunità di vedere il mondo con altri occhi

Tommaso Chiabra, autore di questo diario di viaggio, in un centro comunitario per l'infanzia coordinato dall'UNICEF - ©UNICEF Italia/2018/E. Della Croce
Tommaso Chiabra, autore di questo diario di viaggio, in un centro comunitario per l'infanzia coordinato dall'UNICEF - ©UNICEF Italia/2018/E. Della Croce
Tommaso Chiabra, autore di questo diario, 32 anni, è imprenditore, investitore e manager di numerose società in ambito internazionale. Dal 2016 collabora con l'UNICEF Italia in qualità di consulente (a titolo gratuito). Quella raccontata in queste pagine, in Sierra Leone, è la sua prima missione sul campo con la nostra organizzazione.
 
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Maggio 2018 - «Gentili passeggeri, purtroppo, a causa di un guasto tecnico al motore, l'aereo decollato da Freetown e diretto a Bruxelles è stato cancellato. 

Prevediamo di farvi ripartire entro 48 ore. Da questa notte e per i prossimi due giorni sarete ospitati nell'hotel di fronte all'aeroporto in cui vi trovate, ovvero l'aeroporto di Monrovia, Liberia

Se mi avessero detto, prima di partire per questa avventura, che ascoltata questa frase non sarei impazzito alla ricerca di una soluzione - anche il teletrasporto - utile a riportarmi “a casa” non ci avrei creduto. Mai. Invece è stato proprio così. 

È bastato ascoltare – ancora bloccato in aereo - la prima chiamata di Elisabetta, staff di UNICEF Italia in viaggio con me, ai suoi colleghi della Liberia (mai contattati fino a quel momento) per pensare che, forse, quei due giorni imprevisti non sarebbero stati sprecati. 

Perché, già da quella prima chiamata notturna, si stava prospettando una visita a qualche progetto anche lì, “per non perdere l’occasione, già che ci siamo”. 

Ed è in quel momento che ho capito che dopo un viaggio in Sierra Leone con l’UNICEF si cambia per davvero: perché se prima di quell'occasione un annuncio del genere lo avrei percepito come “una grande perdita di tempo”, in questo caso si è subito trasformato in una “bella opportunità, già che ci siamo”. 

Le belle opportunità, appunto. 

La prima, quella di poter partire per visitare i programmi sul campo dell’UNICEF. Un’occasione unica che ho voluto cogliere appena possibile per toccare con mano quanto da quasi due anni lo staff UNICEF in Italia mi raccontava con passione e cura dei dettagli ma che, ovviamente, dal vivo ha tutte altre sfumature. 

Perché non ci sono parole in grado di descrivere gli occhi sorridenti e curiosi dei bambini conosciuti, la resiliente dolcezza delle mamme incontrate, la determinazione dello staff UNICEF e la sincera gratitudine nel volto e nelle parole di intere comunità verso l’organizzazione di cui, con sempre più orgoglio, mi sento parte. 

Anzi, verso l’organizzazione degli “blue-cyan angels” (gli angeli colore blu ciano), come vengono chiamati gli operatori dell’UNICEF in Sierra Leone da quando, durante l’emergenza Ebola (2014-2015), nonostante il rischio sono sempre stati presenti. 

Non ci sono neanche parole che permettano di esprimere in pieno il motto dell'UNICEF “fino all'ultimo bambino”. 

Perché questa semplice ma potente affermazione rispecchia davvero la realtà, e ho potuto verificarlo arrivando nei villaggi più sperduti della Sierra Leone, laddove finiscono anche le strade ma tutti conoscono e amano questa organizzazione. 

Al centro della foto: Tommaso Chiabra, i suoi compagni di viaggio e lo staff di UNICEF Sierra Leone - ©UNICEF Italia/2018/R.Chiabra

Al centro della foto: Tommaso Chiabra, i suoi compagni di viaggio e lo staff di UNICEF Sierra Leone - ©UNICEF Italia/2018/R.Chiabra

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