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Scuole come bersaglio, l'UNICEF in azione per i bambini nei luoghi di Boko Haram

Aisha, 13 anni, finge di disegnare sulla punta di una matita dipinta su un murale in un campo per sfollati nello stato di Adamawa, in Nigeria. © UNICEF/UNI181410/Esiebo
Aisha, 13 anni, finge di disegnare sulla punta di una matita dipinta su un murale in un campo per sfollati nello stato di Adamawa, in Nigeria. © UNICEF/UNI181410/Esiebo
3 settembre 2018 – Il conflitto in corso, gli spostamenti di popolazione e il timore di attacchi contro le scuole stanno mettendo a rischio l’istruzione di oltre 3,5 milioni di bambini che vivono nella regione del lago Ciad.

Sono quasi 1.000 le scuole chiuse o non funzionanti a causa delle violenze e dei disordini nel Nord-est della Nigeria, nel Ciad, in Camerun e nel Niger.
 
Il bacino del lago Ciad, una delle regioni più povere nel mondo, versa da oltre 9 anni in una situazione di guerra e instabilità, principalmente a causa della guerriglia jihadista di Boko Haram.
 
Sebbene le condizioni di sicurezza siano migliorate, oltre 10 milioni di persone, fra cui 6 milioni di bambini, hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria.

Ben 2,4 milioni di civili sono stati costretti a sfollare, all'interno dei paesi di appartenenza o oltre confine: il protrarsi delle violenze e le scorrerie ricorrenti contro villaggi e città rendono ancora più difficile per loro tornare nelle proprie abitazioni e ricostruire le proprie vite.
 
Il 3 e il 4 settembre 2018 governi, organizzazioni internazionali e multilaterali e gli attori della società civile si incontrano a Berlino per la seconda conferenza sul bacino del lago Ciad, che punta a mantenere gli impegni generati dalla conferenza di Oslo del 2017 e ad aumentare il sostegno per una risposta umanitaria continuativa.
 
«Laddove c'è insicurezza, l’istruzione può essere sia un sostegno alla vita sia un modo per salvarla» spiega Manuel Fontaine, Direttore per i Programmi di Emergenza dell’UNICEF.
 
«L’istruzione permette ai bambini e ai giovani di apprendere cose che dureranno per tutta la loro vita. Fornisce loro le competenze necessarie per costruire un futuro migliore per se stessi e per le loro famiglie, e contribuisce a creare comunità prospere e pacifiche. Eppure troppo spesso, nelle crisi umanitarie, i fondi per l’istruzione sono insufficienti».

Un anno di risultati concreti
 
Nonostante i pericoli per la sicurezza e gli ostacoli dovuti alla povertà e allo sfollamento, nel 2017 l’UNICEF e le organizzazioni partner hanno garantito sostegno ai governi locali consentendo a oltre un milione di bambini che vivono nelle zone a rischio di tornare sui banchi all'apertura del nuovo anno scolastico 

Abbiamo inoltre fornito a 150.000 alunni della scuola primaria informazioni sulle procedure sicure di evacuazione e di isolamento in caso di attacchi o incidenti di sicurezza durante i giorni di scuola.
 
Circa 2.000 insegnanti hanno seguito corsi di formazione di base sulla riduzione dei rischi in caso di crisi e oltre 14.000 sono stati formati su come integrare il sostegno psicologico e sociale nelle loro lezioni.
 
Le comunità locali sono state coinvolte per partecipare alla protezione delle scuole, e in Nigeria queste competenze sono state integrate nella formazione degli insegnati prima di prendere servizio.

Laddove le carenze infrastrutturali o le ostilità rendono impossibile o troppo pericoloso recarsi fisicamente a scuola, l'UNICEF e le organizzazioni partner aiutano le autorità scolastiche nazionali a organizzare forme alternative di istruzione, come le radio educative per l'alfabetizzazione - utilizzate soprattutto in Camerun e in Niger.
 
L’UNICEF ha lanciato per il 2018 un appello umanitario da 41,7 milioni di dollari quale risposta ai fabbisogni educativi nella regione: a metà anno, questo appello risultava finanziato appena per l’8% del totale.