Il mondo può cambiare

PARTECIPAZIONE
di Lorenzo Casullo
delegato per l'UNICEF Italia al C8

La cronaca di un'esperienza al C8, il Forum internazionale dei bambini, svoltosi in Scozia, contemporaneamente al G8, attraverso gli occhi e la penna di un giovane protagonista

 
gruppo di ragazzi partecipanti al C8
© Jennifer Dal Pian/Scozia

Giravo a Milano per gli stand del FutureShow3004, la "fiera del futuro", con alcuni amici del giornalino scolastico, in un freddo pomeriggio di novembre. Eravamo piuttosto indecisi sul luogo dove fermarci, perché ogni stand offriva spunti interessanti per un nostro articolo. Scorrendo l'elenco delle possibili scelte, ho deciso però di fermare l'indice su "Laboratorio sui diritti dell'infanzia". È lì che ho incontrato l'UNICEF per la prima volta.

Più tardi ho iniziato a frequentare la sede milanese di Via S.Vittore dove l'UNICEF ha risposto a molte mie domande su questioni come la povertà, lo sfruttamento minorile, l'AIDS, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, lo sviluppo sostenibile. Sempre lì ho trovato lo spazio per diventare parte attiva nei problemi dei giovani aderendo a un gruppo di volontari under 18, che abbiamo chiamato Teen Group. Il ruolo di questo gruppo di lavoro si è rafforzato ancora di più quando abbiamo ricevuto la notizia del C8, il Children's Forum che si sarebbe svolto in Scozia Comitato UNICEF del Regno Unito, in collaborazione con la campagna Make Poverty History, voleva permettere a bambini e ragazzi di tutto il mondo di incontrarsi, confrontarsi sulle tematiche globali e trovare insieme le soluzioni per risolvere i problemi che riguardano i bambini, al fine di stilare un documento da consegnare ai leader del G8, riuniti nello stesso periodo a Edimburgo.

Alla vigilia della mia partenza per Dunblane, non sapevo esattamente a che cosa stessi andando incontro. Mischiavo i piani alle aspettative, i programmi ai desideri.

Il primo giorno del C8 è stato dedicato alla presentazione dei vari ragazzi in rappresentanza di dodici nazioni: Manja dalla Germania, Polina dalla Moldavia, Aminata dalla Sierra Leone, Wilfried dalla Francia, Reitumetse dal Lesotho, Zoya dalla Russia, Nabil dallo Yemen, Aissatou dalla Guinea, Dechen dal Bhutan, Paola dalla Bolivia, Thida dalla Cambogia e il sottoscritto.

Il secondo giorno è stato dedicato alla presentazione, da parte di ognuno dei partecipanti, delle problematiche che affrontano i giovani in ogni paese. Nella mia relazione, elaborata già a Milano insieme al Teen Group, ho trattato le tematiche della scarsa partecipazione giovanile alla vita sociale italiana, delle difficoltà che incontrano gli immigrati, dell'inquinamento nelle nostre città e della bassa percentuale del PIL che il governo destina alla cooperazione internazionale. Mi hanno colpito molto i racconti dei ragazzi provenienti dai paesi più poveri, che hanno reso più significative, con le loro storie personali, le già note statistiche sullo sfruttamento minorile e sull'AIDS.

Il giorno seguente c'è stato il lancio ufficiale del C8 nel corso del quale noi ragazzi abbiamo imparato a interagire con i media, sostenendo molte interviste, che ci hanno permesso di divulgare le nostre idee. Siamo diventati così noi stessi giornalisti intervistando le celebrità ospiti del forum, venute per aiutarci a diffondere il nostro messaggio.

Nei due giorni successivi il lavoro si è intensificato. Abbiamo svolto numerosi workshop su vari temi utilizzando modalità che hanno favorito la partecipazione e il dialogo, permettendo di mantenere l'ordine. Dopo la presentazione di una tematica da parte di un ragazzo, ci dividevamo in due gruppi per analizzare il problema e suggerire delle soluzioni. Infine ogni gruppo mostrava all'altro le sue conclusioni: in questo modo si possono ottenere due prodotti diversi e un numero maggiore di idee da assemblare. Questo è il percorso che ci ha portato a stilare tutti insieme il documento finale con le raccomandazioni, Children for Change, che abbiamo poi consegnato nelle mani del Primo ministro scozzese Jack Mc Connell durante la conferenza finale a Dunblane.

 
gruppo di ragazzi partecipanti al C8
© Jennifer Dal Pian/Scozia

Sempre più uniti e affiatati, abbiamo trasferito il forum a Edimburgo, in vista del grande evento del 6 luglio: la possibilità di salire sul palco del Live8 e lanciare a tutto il mondo il nostro messaggio, sempre più forte, che si può sintetizzare nel grido Make Poverty History (consegniamo la povertà alla storia).
 
È stata grandissima l'emozione quando Aminata, della Sierra Leone, ha parlato dal palco del Live8 circondata da tutti noi, di fronte a 50.000 spettatori. In quel momento ci siamo sentiti un tutt'uno con chi crede negli stessi valori e vuole provare a vincere, anche se quello che si vuole ottenere è un traguardo che sembra irraggiungibile: la fine della povertà!

Capita a volte di addormentarsi tra i sorrisi e svegliarsi tra le lacrime. È quello che ci è accaduto la mattina del 7 luglio, appresa la notizia degli attentati di Londra. L'ultimo giorno tutti abbiamo seguito con attenzione il discorso di Tony Blair in televisione, nel quale esponeva le decisioni del Summit. Abbiamo reagito con una risposta che completa il documento ufficiale.

Il C8 è solo all'inizio. Il nostro obiettivo è di renderlo un evento periodico che possa permettere ogni anno ai ragazzi di fare il punto della situazione del pianeta e lavorare insieme per proporre nuovi piani e strategie. È per questo che noi, membri fondatori, stiamo già lavorando al prossimo C8 in Russia. È per questo che il Teen Group di Milano dovrà essere ampliato e replicato in altre città. È per questo che l'UNICEF, in Italia e nel mondo, ha bisogno di ragazze e ragazzi pronti a far valere i propri diritti e le proprie idee. E non bisogna mai temere di perdere in partenza. A questo proposito, ecco cosa ha detto Nelson Mandela in video-messaggio al Live8: «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, ma poi tu vinci».

Per maggiori informazioni sul forum: www.unicef.org.uk/c8

 
Ultima modifica: 26/05/2006 11.05

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