
uniti per
i bambini

20 dicembre 2006 - L'emergenza umanitaria in Medio Oriente è ben lontana dalla sua conclusione.
Il conflitto ha lasciato centinaia di migliaia di persone senza i beni essenziali per la vita quotidiana.
Il 22 novembre ha segnato 100 giorni dal cessate il fuoco delle Nazioni Unite che ha arrestato i conflitti tra Israele e il partito libanese militante di Hezbollah.
Come ogni Agenzia delle Nazioni Unite, l'UNICEF ha risposto all'emergenza aiutando le persone in Libano, Gaza e Israele senza curarsi della loro religione, nazionalità o affiliazione politica.
Più di 500.000 persone sono state sfollate durante il conflitto, molte delle quali vivono ancora in scuole o rifugi improvvisati.
L'UNICEF ha fornito loro acqua, servizi igienico-sanitari, strumenti e beni per la protezione e l'istruzione dei bambini.
Oggi la situazione di emergenza è passata alla fase di post-crisi, e l'UNICEF è all'opera con l'obiettivo di ricostruire le strutture e le infrastrutture distrutte, particolarmente in Libano, dove più dell'80% degli edifici nei villaggi alla frontiera con Israele sono stati gravemente danneggati, assieme alle reti idriche, fognarie e elettriche.
L'economia libanese è seriamente danneggiata; In un nuovo Rapporto preliminare del governo, le perdite nel settore industriale e commerciale stimate a 220 milioni di dollari.
Rimane inoltre ancora alto il rischio per gli ordigni rimasti inesplosi nel Libano meridionale, particolarmente per i bambini.
Già nel pieno dell'emergenza, l'UNICEF ha realizzato diverse campagne pubbliche, diffuso oltre 200.000 bottiglie con etichette in cui era descritta la forma dei diversi ordigni lanciati sul territorio libanese
Anche nella striscia di Gaza, dove i bombardamenti sono ripresi anche dopo il cessate il fuoco, la situazione rimane critica.
Il numero di vittime tra i bambini palestinesi è in costante crescita dallo scoppio della seconda intifada nel 2000, con 113 bambini uccisi al novembre 2006, oltre il doppio del totale dei bambini uccisi in tutto il 2005.
Bambini e adolescenti, che costituiscono oltre la metà della popolazione palestinese, stanno vivendo in un drammatico stato d'assedio, che produrrà probabilmente effetti durevoli: hanno assistito all'uccisione di propri familiari e alla distruzione delle loro comunità; sono confinati nelle proprie abitazioni, in molti casi privi di cibo, acqua ed elettricità; non possono andare a scuola, recarsi in ospedale e di certo non possono uscire per giocare.
Ogni bambino ha il diritto ad essere protetto, quale che sia il contesto in cui si ritrova a vivere.
La protezione dei civili è un obbligo imposto dal diritto internazionale umanitario.
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