
uniti per
i bambini

Roma, 20 giugno 2008 - Nell'estate 2007 un gruppo di donne - amiche, conoscenti, colleghe - hanno dedicato un po' del loro tempo e della loro creatività per realizzare un sogno: far nascere sani i bambini del Malawi figli di donne sieropositive.
Per farlo non si sono recate in Africa, ma hanno scritto ciascuna un racconto su un tema, i "Cuori di pietra", i cui diritti sono stati devoluti all'UNICEF per i suoi progetti umanitari.
Quel libro è diventato un piccolo cult, un minuscolo ma importante fenomeno editoriale.
Ora quelle autrici "tornano all'attacco" per sostenere un nuovo obiettivo dell'UNICEF: finanziare un progetto contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili in Egitto.
E dopo una galleria di cuori di pietra, ecco una serie di divertenti ritratti di "facce di bronzo".
Dopo il successo di "Cuori di pietra" (2° tra gli "Oscar Mondadori" pù venduto nel 2007), viene presentato martedì 24 giugno a Roma "Facce di bronzo", un nuovo volume di racconti di autrici italiane - scrittrici, comiche, sceneggiatrici - su un tema comune: la "faccia di bronzo".
"Facce di bronzo" è una raccolta di storie molto diverse, tutte emozionanti e piacevoli, alcune divertenti, altre commoventi, altre ricche di suspense, ma tutte "buone".
Anche in questo caso, infatti, il 100% dei proventi dei diritti d'autore della vendita del volume saranno interamenti devoluti all'UNICEF per sostenere un grande progetto contro le mutilazioni sessuali femminili in Egitto.
Il libro è in vendita da maggio al prezzo di copertina di 9 €.
Le autrici di questi racconti sono esponenti di spicco della letteratura, del giornalismo e della comunicazione italiana:

L'UNICEF è attivamente impegnata nella lotta per l'eliminazione di tutte le forme di mutilazione genitale femminile, e lavora a stretto contatto con altre agenzie ONU (OMS, UNFPA, UNHCHR) e Organizzazioni non governative (ONG) leader nel settore, come la senegalese Tostan.
Un caso particolare e poco noto è quello dell'Egitto, dove secondo ricerche recenti promosse dall'UNICEF l'80% circa delle adolescenti tra 15 e 17 anni ha subito forme di mutilazioni genitali.
La pratica è presente sia tra la popolazione musulmana che tra quella copta, e anche se è più diffusa nelle aree rurali si riscontra in tutto il paese.
Tuttavia, come annunciato con un pubblico impegno lo scorso settembre dalla First Lady egiziana, Suzanne Mubarak, ci sono molti segnali positivi e grazie alle campagne in corso si prevede che la percentuale cali almeno al 60% entro i prossimi dieci anni.
I programmi UNICEF a riguardo attuati in collaborazione con il National Council on Childhood and Motherhood (NCCM), hanno puntato sia al lavoro con le comunità locali, sia all'azione di pressione sulle autorità nazionali e locali.
Sul piano normativo, il decreto n. 271 del giugno 2007, che vieta esplicitamente a qualunque medico o paramedico di praticare le mutilazioni, ha segnato un importante progresso.
Ma soprattutto, il Consiglio Supremo di Ricerca Islamica dell''Università Al-Azhar ha emesso una dichiarazione formale ribadendo che le mutilazioni genitali non hanno alcun fondamento nei precetti dell'Islam, che sono dannose e non devono essere praticate.
E il Gran Mufti Ali Gomaa ha emesso una "fatwa" di condanna delle mutilazioni.
Nel lavoro con le comunità locali, l'UNICEF e il NCCM promuovono il modello dei "Villaggi senza MGF", operando in 120 villaggi rurali dell'Alto e basso Egitto, coinvolgendo tutte le componenti della società locale, personale sanitario, leader religiosi, capi famiglia, in un dialogo serrato sul problema delle mutilazioni, utilizzando motivazioni sanitarie ma anche un approccio basato sui diritti umani, dei bambini e delle bambine, per arrivare a un pubbliche dichiarazioni d'impegno ad abolire sia le mutilazioni sia i matrimoni precoci.
Il movimento si sta allargando, con notevoli risultati, e gli operatori delle ONG partner e i volontari delle Nazioni Unite moltiplicano i gruppi di discussione e presa di coscienza del problema nelle scuole, nelle università, nei centri giovanili.
In questo momento storico di potenziale cambiamento di tradizioni radicate, sottolinea l'UNICEF, l'Egitto - e le donne e le bambine egiziane anzitutto - hanno bisogno del massimo sostegno, per vincere la battaglia contro le mutilazioni genitali femminili.
Comitato Italiano per l'UNICEF Onlus - Via Palestro, 68 - 00185 Roma - Numero Verde 800-745.000 - Codice Fiscale 015 619 205 86