Le minoranze etniche, ovvero sottogruppi di popolazione che hanno in comune lingua, storia e tradizioni che non coincidono con quelle del gruppo sociale maggioritario che abita nel loro stesso territorio, sono presenti in tutti i continenti.
Siano essi indigeni (originari della terra che abitano, poi occupata da immigrati) o migranti (popolazioni che abitano, temporaneamente o stabilmente, un territorio del quale non sono originari), sono in totale 300 milioni e sono sparsi in 70 paesi del mondo.
Come afferma (art. 2) la Dichiarazione Universale sui Diritti dell'Uomo (1948), il fatto di appartenere a un gruppo etnico, religioso o sociale definito non deve comportare il mancato godimento dei diritti fondamentali.
Tuttavia, nella maggior parte dei paesi del mondo il legame tra povertà e minoranza etnica è inscindibile.
Essere parte di una minoranza etnica significa troppo spesso non avere accesso all'istruzione, perché non si comprende la lingua ufficiale del paese, non avere la possibilità di acquistare o possedere terra, non avere una casa né il diritto all'assistenza sanitaria.
Nel suo impegno a favore dei bambini in più di 150 paesi del mondo, l'UNICEF lavora tenendo presente l'art. 30 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, che tutela il diritto del bambino indigeno "ad avere una propria vita culturale, di professare e di praticare la propria religione o di far uso della propria lingua insieme agli altri membri del suo gruppo".
L'azione dell'UNICEF in favore dei bambini appartenenti alle minoranze mira a favorire la nascita di una società interculturale dove le diverse tradizioni e culture dei gruppi presenti dialoghino tra loro e lavorino per l'integrazione.