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Lavoro minorile: la posizione dell'UNICEF



Una bambina porta una grande brocca sulla sua spalla
©UNICEF/Shehzad Noorani

L'articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia afferma che i bambini ed i ragazzi hanno il diritto di essere gli attori della propria vita e di partecipare alle decisioni che li riguardano, mettendo in discussione in modo profondo e radicale gli atteggiamenti che danno per scontato che i bambini e i ragazzi debbano essere visti ma non ascoltati.

A proposito di "lavoro minorile", è importante ricordare alcuni principi chiave della Convenzione in materia di "partecipazione dei ragazzi alle decisioni che li riguardano", perché sul tema del lavoro minorile molti passi significativi in avanti sono stati compiuti proprio grazie all'ascolto e alla partecipazione dei bambini e dei ragazzi lavoratori.
 
Chi meglio dei ragazzi e delle ragazze lavoratrici può aiutarci a capire ciò che di meglio possiamo fare per migliorare le loro condizioni di vita ed attuare i loro diritti?

Negli anni gli organismi internazionali che si occupano del problema hanno evoluto il loro approccio, grazie anche all'approfondimento fornito da studi e ricerche realizzati nei diversi paesi del mondo, ma grazie anche all'ascolto dei minori coinvolti nelle diverse forme di impiego in attività economiche.
 
La stessa Raccomandazione 190 prevede che i programmi di azione previsti dalla Convenzione n.182 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro - ILO/OIL sulle peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile siano formulati "(...) prendendo in considerazione le opinioni dei minori direttamente colpiti dalle forme peggiori di lavoro minorile(...)".

 Child Labour e Child Work

una bambina fabbrica mattoni
©UNICEF/Tom Pietrasik

La distinzione fondamentale proposta dall'UNICEF è quella tra child labour e child work.
 
La traduzione in italiano questi termini ha spesso dato adito a profondi fraintendimenti, si propone quindi di tradurre il child labour come sfruttamento del lavoro dei minori, in questo caso si fa riferimento al lavoro che non consente di accedere all'istruzione, al lavoro pesante, che ostacola lo sviluppo fisico psichico e sociale e morale dei minori coinvolti.
 
Il child work che potremmo definire lavoro minorile leggero, è quello che non ostacola l'istruzione, consente al minore di partecipare all'economia familiare e non ha effetti negativi sullo sviluppo.

Studi e ricerche successive hanno consentito di approfondire l'argomento e anche di superare alcuni stereotipi che non aiutano a comprendere il fenomeno.
 
Come ricordato anche in "We the children", il Rapporto presentato dal Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan in occasione della Sessione speciale dell'Assemblea generale dedicata all'infanzia (New York, maggio 2002), nonostante molta attenzione sia stata accordata ai settori formali e alle esportazioni, soltanto il 5 % del lavoro minorile viene rilevato in questi ambiti.

Proprio sulla base delle situazioni e dei diversi tipi di lavori nei quali i minori sono coinvolti, occorre ricordare che la Banca Mondiale, l'Organizzazione Internazionale sul Lavoro e l'UNICEF stanno realizzando un progetto congiunto internazionale dal titolo "Comprendere il lavoro minorile".

Ed è per comprendere meglio la situazione dei bambini e dei ragazzi lavoratori, per promuovere la loro partecipazione, per individuare azioni comuni, per capire quali siano le strategie migliori per stare al loro fianco, che l'UNICEF ha nei giorni scorsi contribuito all'organizzazione di una serie di incontri in Italia dei ragazzi lavoratori di vari paesi, riuniti nel movimento NATs.

La considerazione dell'interesse superiore dei bambini / ragazzi, e l'ascolto delle loro voci, deve essere il principio guida per far uscire le politiche di contrasto al lavoro minorile dal piano delle dichiarazioni di principio e calarle nella realtà, se vogliamo davvero aiutare i bambini lavoratori a costruirsi un futuro migliore.

 


http://www.unicef.it/doc/367/lavoro-minorile-la-posizione-dellunicef.htm

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