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Obiettivi del Millennio

"I grandi hanno ignorato le promesse"

Intervista al Presidente dell'UNICEF Italia, Vincenzo Spadafora, pubblicata su "La Stampa".

«Se siamo indietro nel raggiungimento degli Obiettivi del Millennio è perché i paesi non hanno rispettato le promesse del 2000». Vincenzo Spadafora, presidente del Comitato Italiano per l’UNICEF, individua nei tagli al bilancio, nei recenti piani di austerità e nelle finte dimenticanze dei Grandi del mondo, uno dei motivi principali che sta allontanando l’ONU dagli Obiettivi di Sviluppo che si era, con ambizione, posto un decennio fa.

 

I Paesi industrializzati si sono rimangiati le promesse?

 

«Tutti i governi, ad eccezione della Spagna, hanno tagliato i fondi per la cooperazione internazionale. Questo è un dato incontrovertibile. Lo ha fatto anche l’Italia e non da ora. Certamente la crisi ha indotto drastici ridimensionamenti, ma c’è anche un aspetto politico. Finanziare progetti di sviluppo in alcuni Paesi significa giocoforza rischiare di cedere fette di potere e di controllo su quelle nazioni».

 

Con l’approccio cosiddetto equo, l’UNICEF passa da un modello di aiuto diciamo generico, a qualcosa di più mirato verso chi effettivamente ha bisogno. Può funzionare?

 

«Questa è sicuramente una ricetta nuova, ma se sia applicabile non dipende solo dall’UNICEF. Dipende in gran parte dai governi. E se tagliano le risorse è un problema. A questo si aggiunga che anche le donazioni in questo momento di ristrettezze economiche per le famiglie sono diminuite».

 

Il Rapporto evidenzia dei buoni progressi sul fronte della scolarizzazione. In altri ambiti invece gli obiettivi sono lontanissimi. Perché questo divario?

 

«L’istruzione, cosi come l’accesso all’acqua, è una questione che coinvolge direttamente le comunità locali. Sono temi percepiti come urgenti dalle stesse famiglie, che si mettono in prima linea per far sì che un progetto in questi campi funzioni»

 

Sulla sanità si registrano lacune preoccupanti. Perché?

 

«È difficile promuovere temi sanitari. Troviamo sempre resistenze per motivi religiosi o culturali ad affrontare certe problematiche. Per questo sono preoccupato per la diffusione dell’AIDS, che non è percepito dalla popolazione delle aree povere come un problema primario».

 

Le alluvioni in Pakistan e il terremoto ad Haiti sono catastrofi che rischiano di mandare in frantumi il lavoro di anni. È così?

 

«Paradossalmente queste tragedie hanno un risvolto, mi passi il termine, positivo. È vero che magari il lavoro viene spazzato via in un attimo, ma almeno si accendono i riflettori dei media e dell’opinione pubblica su queste terre, troppo spesso dimenticate»

 

(Alberto Simoni - ©La Stampa)