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I giovani, protagonisti del cambiamento in Medio Oriente e Nord Africa

©UNICEF Italia/2011/Alessandro Longobardi
©UNICEF Italia/2011/Alessandro Longobardi

Il protagonismo delle nuove generazioni nella regione del Medio Oriente e Nord Africa e gli sconvolgimenti di questi mesi, sono al centro di questa tavola rotonda che apre la seconda giornata del Meeting dei Volontari UNICEF a Firenze.

Intitolata "Quale futuro per le nuove generazioni in Medio Oriente" è coordinata da Paola Saluzzi, Ambasciatrice UNICEF Italia.

L'intervento introduttivo è affidato ad Antonio Badini, Direttore Generale IDLO, Organizzazione Internazionale di Diritto per lo Sviluppo fondata nel 1983.

Esperto di relazioni internazionali e attività diplomatiche ex Ambasciatore d’Italia in Egitto, Algeria, Norvegia e Islanda, Badini fa subito riferimento agli eventi tumultuosi verificatisi in questi mesi, mettendo l’accento sulla drammatizzazione che i media hanno dato alle rivolte.

“Più che del bisogno di democrazia, attribuito forzatamente dai media all'anelito di libertà di questi giovani, si è trattato di una rivendicazione dei diritti di cittadinanza. La lotta di questi ragazzi è per uno stato di diritto, per un contratto sociale nuovo tra governanti e popolazione”.

"Il processo di democratizzazione è un processo lungo. I giovani fuggono dalla Tunisia, paese laico, perché temono che questo processo sia troppo lungo. L’Europa dovrebbe collaborare. Ma è rimasta ferma, non ha espresso un progetto politico."

Anche Pasquale Salzano, responsabile Rapporti istituzionali internazionali ENI, e membro dell'Assemblea del Comitato Italiano per l'UNICEF, dice la sua sull’attualità sottolineando come il Medio Oriente sia tornato al centro della geopolitica e come questa rivoluzione possa essere l’occasione per unire l’area del mediterraneo.

Paola Saluzzi comunica l’assenza di Giuseppe Bonavolontà, a cui era stato chiesto un commento strettamente legato all’attualità ma, il corrispondente RAI in Medio Oriente, non ha potuto raggiungerci proprio perché mandato a documentare la crisi in Siria.

Segue l’intervento di Marilena Viviani, Vicedirettore Ufficio Regionale UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa. Ad Amman dal 2008, ha trascorso sul campo gran parte della sua carriera internazionale, ricoprendo vari incarichi nell’UNICEF dal Burundi, al Territorio Palestinese Occupato.

La Viviani, molto apprezzata dal pubblico e dalla stessa Paolo Saluzzi che non le ha risparmiato elogi per la sua passione e la sua esperienza, racconta la crisi “dal punto di vista dei bambini e degli adolescenti”, facendo riferimento alla Libia e alla situazione nei campi allestiti al confine con la Tunisia.

Nel suo articolato intervento evidenziano la disoccupazione, la mancanza di un’istruzione di qualità e le enormi disparità di genere come principali ostacoli allo sviluppo dei giovani arabi.

Cosa fa l’UNICEF in Medio Oriente? Emerge la priorità data al miglioramento della condizione di adolescenti (10-19 anni) e giovani (15-24 anni), 20% della popolazione totale i primi, oltre il 30% i secondi.

“I giovani sono una risorsa, lavoriamo per garantire loro una partecipazione sociale allargata e per far sì che aumenti la loro libertà d’espressione. Alcuni esempi della nostra azione? Nel nord del Libano sono coinvolti in un progetto di prevenzione dei conflitti, nel Territorio Palestinese Occupato sono agenti del cambiamento positivo”.

Il futuro di questi giovani però passa anche attraverso la protezione dalle violenze che continuano a subire, il loro coinvolgimento nelle guerre in particolare. In Yemen e Sudan, per fare due esempi, molti bambini e ragazzi sono ancora arruolati come soldati.

Bambini, adolescenti e giovani costituiscono oltre il 50% della popolazione dell’area mediorientale. La condizione di questa generazione, alla luce in particolare del peso politico e sociale che rivendicano molti di loro in queste settimane, è al centro dell’azione dell’UNICEF.