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Progetto "Acqua per i bambini nomadi"

Progetto: "Acqua per i bambini nomadi"

ciad_acqua
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Ottobre 2012 - Afflitto da una povertà endemica e destabilizzato dalle guerre civili nella confinante regione del Darfur (Sudan occidentale) e nella Repubblica Centrafricana, il Ciad figura agli ultimi posti nella graduatoria dello sviluppo umano e risulta tra i 5 paesi al mondo con la più bassa percentuale di popolazione che ha accesso a fonti d’acqua potabile: appena il 42%. A limitare l’accesso all’acqua vi sono una combinazione di fattori strutturali, quali la mancanza di risorse pubbliche per lo sviluppo delle fonti idriche, la carenza di reti stradali che ostacola l’invio di trivelle nelle comunità rurali e l’elevato costo unitario per la costruzione dei pozzi. Inoltre la bassa densità della popolazione rurale, concentrata in piccoli villaggi dispersi su vasti territori, e la forte componente di popolazione nomade, specie nel nord del paese, rendono ancora più complicata la creazione di una rete di rifornimento idrico e l’approvvigionamento d’acqua potabile. A tali fattori strutturali si aggiunge ora la tragedia delle centinaia di migliaia di profughi e sfollati dalle guerre dei paesi confinanti (la maggior parte dei quali sono donne e bambini). Di questi, appena il 3% ha accesso a fonti d’acqua potabile.

Cosa fa l’UNICEF 

Generalmente, la scarsa presenza di fonti idriche e le difficoltà d’accesso all’acqua potabile causano il peggioramento delle condizioni igieniche e accrescono il rischio di epidemie.  Obiettivo del progetto è aumentare il numero e la capillarità delle fonti idriche attraverso una nuova tecnica di trivellazione manuale dei pozzi, garantendo così accesso all’acqua potabile a 50.000 persone - circa la metà costituita da bambini e adolescenti - di due aree del paese abitate da popolazioni nomadi.La nuova tecnica di trivellazione manuale dei pozzi, introdotta dall’UNICEF nel 2006, permette di abbattere il costo unitario di costruzione da 8.000 a 1.500 euro e superare problemi come l’invio delle trivelle nei villaggi più remoti, promuovendo lo sviluppo di nuove microimprese nel settore e garantendo la sostenibilità del progetto. L’UNICEF ha già sostenuto la costruzione di 42 pozzi ora completati – 12 come parte del programma d’emergenza in Ciad orientale e 30 in altre 4 regioni del paese – comprovando l’efficacia dell’intervento e la sostenibilità tecnica, finanziaria e commerciale della trivellazione manuale.
L’obiettivo strategico del progetto, inoltre, è dimostrare l’enorme potenziale espansivo di questa nuova tecnica di trivellazione alle autorità pubbliche, affinché venga recepita nella strategia nazionale di sviluppo delle risorse idriche ed estesa al 70% delle aree del paese con condizioni idrogeologiche favorevoli.

Nello specifico, il progetto prevede i seguenti interventi:
1)Trivellazione, attrezzatura e messa in opera di 100 punti di rifornimento idrico (pozzo, zoccolatura, drenaggio, pompa a trazione manuale di produzione locale).
2) Istituzione di un sistema di controllo di qualità riconosciuto e condiviso da autorità pubbliche e settore privato, per accertare le capacità operative delle micro-imprese coinvolte nella trivellazione manuale e certificare qualità ed efficienza dei punti di rifornimento idrico completati.
3) Sviluppo delle competenze di almeno 40 micro-imprese affinché siano in grado di applicare efficacemente la nuova tecnica di trivellazione, installare pompe a trazione manuale e formare a loro volta le comunità locali sulla manutenzione degli impianti e la gestione delle risorse idriche.Afflitto da una povertà endemica e destabilizzato dalle guerre civili nella confinante regione del Darfur (Sudan occidentale) e nella Repubblica Centrafricana, il Ciad figura agli ultimi posti nella graduatoria dello sviluppo umano e risulta tra i 5 paesi al mondo con la più bassa percentuale di popolazione che ha accesso a fonti d’acqua potabile: appena il 42%.

A limitare l’accesso all’acqua vi sono una combinazione di fattori strutturali, quali la mancanza di risorse pubbliche per lo sviluppo delle fonti idriche, la carenza di reti stradali che ostacola l’invio di trivelle nelle comunità rurali e l’elevato costo unitario per la costruzione dei pozzi. Inoltre la bassa densità della popolazione rurale, concentrata in piccoli villaggi dispersi su vasti territori, e la forte componente di popolazione nomade, specie nel nord del paese, rendono ancora più complicata la creazione di una rete di rifornimento idrico e l’approvvigionamento d’acqua potabile. A tali fattori strutturali si aggiunge ora la tragedia delle centinaia di migliaia di profughi e sfollati dalle guerre dei paesi confinanti (la maggior parte dei quali sono donne e bambini). Di questi, appena il 3% ha accesso a fonti d’acqua potabile.

costi del progetto (in €)


Settore d'intervento
Fondi necessari*
Scavo e attrezzatura
150.000
Controllo di qualità e certificazione dei pozzi
18.000
Formazione e assistenza tecnica
32.150
Costi di gestione
21.500
TOTALE
221.650

* Cifre in Euro

 
 
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"Scheda Ciad"

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