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Prima ''guarigione'' dall'HIV-AIDS, plauso di UNICEF e UNAIDS

Un'infermiera mostra una confezione di farmaco antiretrovirale per neonati sieropositivi nell'ospedale Princess Christian di Freetown (Sierra Leone) - ©UNICEF/NYHQ2011-0726/Asselin
Un'infermiera mostra una confezione di farmaco antiretrovirale per neonati sieropositivi nell'ospedale Princess Christian di Freetown (Sierra Leone) - ©UNICEF/NYHQ2011-0726/Asselin

Il Programma delle Nazioni Unite sull’HIV-AIDS (UNAIDS) e l’UNICEF accolgono favorevolmente la notizia di una neonata sieropositiva trattata con farmaci antiretrovirali nelle prime 30 ore di vita e che, sottoposta alle cure per i 18 mesi successivi, sembra oggi "funzionalmente guarita".

I risultati dello studio sono stati presentati lunedì 4 marzo durante la "Conferenza sui retrovirus e sulle infezioni opportunistiche" che si è tenuta ad Atlanta (USA).

Secondo i ricercatori, la madre - che era sieropositiva al momento del parto - non aveva ricevuto farmaci antiretrovirali, né assistenza prenatale. Essi hanno reso noto che la bambina è nata prematura nel luglio del 2010 nello stato del Mississipi. 

A causa dell’elevato rischio di contagio da parte della mamma, alla bambina è stata somministrata un triplo regime di farmaci antiretrovirali 30 ore dopo la nascita, prima ancora che si potessero avere i risultati del test HIV. La sieropositività della neonata è stata successivamente confermata attraverso il test sulla reazione della catena della polimerasi, un test molto affidabile ed effettuato a più riprese sulla piccola.

La bambina è stata dimessa dall’ospedale dopo una settimana e sottoposto a cure antiretrovirali periodiche fino all'età di 18 mesi, allorché - per ragioni non chiare - la terapia è stata interrotta. Quando è stata nuovamente visitata dal personale medico, circa un anno e mezzo dopo, i test hanno rivelato nel sangue livelli impercettibili di sieropositività e nessun anticorpo specifico per l'HIV.

Se la scoperta venisse confermata, saremmo di fronte al primo caso documentato di un neonato sieropositivo "funzionalmente guarito" a seguito di una terapia anti-retrovirale.
 

Dal caso singolo al protocollo sanitario

«Questa notizia ci fa ben sperare che una cura per l’HIV nei bambini è possibile e può portarci un passo più vicini ad una generazione libera dall’AIDS» ha commentato il Direttore di UNAIDS Michel Sidibé. «Ciò evidenzia la necessità di ricerca e innovazione specialmente nel campo della diagnosi precoce.»
 
Nel 2011 UNAIDS e i suoi partner hanno lanciato un Piano Globale per l’eliminazione delle nuove infezioni da HIV tra i bambini entro il 2015 e per mantenere in vita le loro madri. Progressi significativi sono stati fatti e sono necessari ricerca e sostegno continui.

«Mentre attendiamo che questi risultati siano confermati da ulteriori ricerche, si tratta di una potenziale grande notizia» ha dichiarato il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake. «Questo caso dimostra inoltre ciò che già sapevamo, e cioè che è vitale testare prima possibile i bambini a rischio, appena nati.»

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’UNICEF nel 2010 solo il 28% dei neonati esposti al rischio HIV è stato sottoposto al test HIV entro le prime 6 settimane dalla nascita. Gli ostacoli alla diagnosi e alle cure precoci includono i costi elevati della diagnostica e le difficoltà a ottenere risultati tempestivi, oltre all’accesso limitato a farmaci e servizi. 

 
Oggi che ha due anni e mezzo, la bambina continua a crescere bene senza bisogno di terapia antiretrovirale e non ha livelli riconoscibili di HIV. UNAIDS avvisa tuttavia che è necessario condurre ulteriori analisi per valutare il caso e per capire se i risultati attuali possano essere replicati.


   Tags:  aids , salute , USA