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Ambiente

Clima, con la Niña aumenta il rischio insicurezza alimentare per l'Africa

Donne e bambini alla fonte di Haro HUba Kebele, in Etiopia, uno dei paesi più duramente colpiti da 2 anni consecutivi di El Niño - ©UNICEF/UN011590/Ayene
Donne e bambini alla fonte di Haro HUba Kebele, in Etiopia, uno dei paesi più duramente colpiti da 2 anni consecutivi di El Niño - ©UNICEF/UN011590/Ayene
8 luglio 2016El Niño - l'oscillazione climatica che provoca un anomalo riscaldamento delle acque oceaniche - si è finalmente esaurito ma le sue conseguenze sull'infanzia - siccità, carestie, malnutrizione e diffusione delle malattie infettive - sono tuttora in aumento a seguito dell'evento, uno dei più forti mai registrati. 

Secondo il nuovo studio dell’UNICEF “It’s not over – El Niño’s impact in children”, c’è un'elevata possibilità che La Niña – la controparte di El Niño, che porta un raffreddamento inusuale delle acque del Pacifico – possa colpire entro l'anno in corso, acuendo ulteriormente una crisi umanitaria che sta già colpendo milioni di bambini in molte delle comunità più vulnerabili.

Nell'Africa meridionale e orientale - la regione maggiormente colpita – circa 26,5 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto, fra cui oltre 1 milione che necessitano di terapie per contrastare la malnutrizione acuta grave, la forma più letale di malnutrizione.

In molti paesi, le già poche risorse sono arrivate al limite e le famiglie colpite arrivano a saltare i pasti e hanno esaurito anche gli ultimi mezzi di sopravvivenza – come ad esempio la vendita di beni. Se non saranno garantiti maggiori aiuti, compreso il supporto nutrizionale urgente per i bambini, decenni di progressi potrebbero essere vanificati.

In molti paesi, El Niño ha creato problemi per l’accesso all’acqua potabile ed ha incrementato malattie come febbre dengue, diarrea e colera, che sono i maggiori killer dei bambini.
 
In Sud America, in particolar modo in Brasile, EL Niño ha favorito le condizioni per la proliferazione delle zanzare che possono trasmettere virus Zika, febbre dengue, febbre gialla e chikungunya.

Se La Niña dovesse svilupparsi, potrebbe contribuire al diffondersi del virus Zika in aree che ad oggi non sono state ancora colpite.

Vi sono serie preoccupazioni che l‘Africa Meridionale, l’epicentro mondiale per la pandemia dell’AIDS, potrebbe assistere a un incremento della trasmissione dell’HIV come conseguenza ultima di El Niño.
 
La mancanza di cibo potrebbe avere infatti effetti sull’accesso alle terapie antiretrovirali (ART), dato che i pazienti tendono a non prenderle a stomaco vuoto, e molte persone impoverite dalla crisi utilizzeranno le loro limitate risorse per procurarsi del cibo anziché per raggiungere le strutture sanitarie.

Inoltre, la siccità spesso induce adolescenti e le donne a prostituirsi per procurarsi mezzi per sopravvivere. E anche questo fattore pone un rischio di incremento nella diffusione dell'HIV/AIDS.
 
La mortalità dei bambini che convivono con l’HIV è da 2 a 6 volte più alta per tutti coloro che sono gravemente malnutriti rispetto a coloro che non lo sono.
 
«Milioni di bambini, e le loro comunità, hanno bisogno di aiuti per prepararsi a un eventuale effetto de La Niña che potrebbe aggravare le crisi umanitarie già in atto» ammonisce Afshan Khan, direttore dei programmi di emergenza dell'UNICEF. «Gli stessi bambini che sono stati colpiti da El Niño e ora sono minacciati da La Niña, sono in prima linea nell’affrontare gli effetti concreti del cambiamento climatico».