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Bambini sperduti

Questa stupida attesa che non finisce mai

©Médecins du Monde Italia/2018/Mirela Passarello
©Médecins du Monde Italia/2018/Mirela Passarello
20 febbraio 2018 - Mi chiamo Ibra K. e sono arrivato in Italia nel dicembre del 2016

Che bel paese”, ho pensato. La mia speranza era quella di studiare e vivere una vita normale che mi risollevasse dopo le umiliazioni e il trattamento selvaggio che ho subito durante il viaggio per arrivare qui. 

Ma dopo poco ho realizzato che quello che dice quel vostro proverbio - non è tutto oro quello che luccica - è vero. 

Adattarsi a una nuova cultura, cibo, lingua... Queste erano le sfide che mi aspettavo. Ma non credevo che in Italia sarei stato discriminato per il colore della mia pelle

L’accesso ai documenti è un processo molto più lungo di quanto mi sarei aspettato. Parlare con la mia famiglia era un grosso problema, e ho dovuto lavorare 8 ore al giorno, per 5 euro al giorno, per riuscire a comprare un telefono cellulare.

Sono diventato maggiorenne qualche mese fa e mi hanno trasferito in un centro dove sono ospitati più di mille immigrati. 

Qui non c’è nulla: nemmeno l’ombra di un soldo, nessun vestito, nessun accesso a Internet. Non si fa altro che mangiare e dormire. 

Questo stupido gioco dell’attesa di qualcosa di meglio non finisce mai...

***
 
Questa testimonianza è stata raccolta dagli operatori di Médecins du Monde Italia, ONG partner del programma UNICEF per il rafforzamento e l'armonizzazione del sistema di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e per il raggiungemento degli standard internazionali minimi per la loro protezione. 

Il programma, avviato nel giugno 2017, prevede una serie di azioni di supporto agli operatori dei centri di accoglienza e ai minori stessi, al fine di garantire una serie di misure che, nel loro insieme, assicurino la protezione e l'inclusione sociale di questi ultimi.

Fra le attività in corso: orientamento e assistenza per le richieste di protezione internazionale e altra documentazione, sostegno psico-sociale, individuazione e segnalazione dei casi più vulnerabili, insegnamento della lingua italiana, diffusione dello strumento di comunicazione e partecipazione "U-Report on the Move".

Nell'ambito delle attività di sostegno psico-sociale figurano laboratori di narrazione partecipata, in cui i ragazzi hanno l'opportunità di raccontarsi e condividere le proprie esperienze e punti di vista.